Il Natale cristiano

Si legge che qualche politicamente corretto abolisce il Natale, perché, secondo lui, non piace a questo o quello. Non c’entrano i musulmani, che onorano Gesù come grande profeta, e Maria sua madre. Si offendono i laicisti, se mai.

Ora si sente qualche timida voce di ecclesiastici cattolici, che ricorda la natura cristiana del Natale, dies natalis, Natività, nascita. Nascita non delle renne, di Babbo, di una generica bontà buonista: nascita a Betlemme di N. S. Gesù Cristo, Dio e uomo. Nessuno è obbligato a crederci, ma nemmeno io sono obbligato a non crederci o a fare finta che anche gli atei abbiano ragione. E no, per la contraddizion che nol consente, non possiamo avere ragione tutti se diciamo cose diverse, ma o tutti abbiamo torto, o uno ha ragione e hanno torto tutti gli altri.

C’è modo e modo di non essere d’accordo, ed è opportuno litigare con cortesia. Se però un Odifreddi scrive che “cristiano” vuol dire “cretino”, allora io devo rispondergli che uno che viene dall’istituto tecnico può essere un grande matematico, però ignora, come la filosofia, il latino e ogni scienza dell’etimologia. O devo fare finta che sia filosofo uno che non ha mai studiato un’ora di filosofia e mezzora di latino? E figuratevi di teologia e di greco.
O devo credere, come gli Americani, che a Natale è nato… non si sa chi? Già, in nessun posto si festeggia il Natale come negli Stati Uniti: Natale, senza approfondire!

Poi lo so bene che il 25 dicembre è una data scelta per soppiantare i Saturnali; e che ben difficilmente a Betlemme nevicava, sia a dicembre sia in qualsiasi giorno dell’anno. Banalità evemeristiche, queste. Conta che la narrazione della Natività rispecchi le profezie (a Betlemme e dalla casata di Davide), e che abbia una precisa collocazione storica e geografica: sotto Augusto (42 aC – 14 dC), in un luogo che esiste tuttora; e che la Famiglia, da Nazareth, si sia recata a Betlemme per l’evento del censimento, per cui Gesù nasce suddito dell’Impero. Molte belle e pie leggende sono state narrate nei secoli, ma l’impianto è storico, e molto preciso. Storico e preciso l’ambiente, che non ha nulla di mitico: un paese, alberghi pieni, necessità di ricovero di fortuna. Anche l’ambiente sociale è chiaro: una famiglia onorata, e che compie il suo dovere secondo le leggi. Povera? Non direi proprio, né alla nascita né durante la vita pubblica di Gesù: diciamo ceto medio in una terra, la Palestina, sempre turbata da motivi politici, tuttora!, ma non da questioni economiche.

Queste, e varie altre cose, e le discussioni sull’anno, se 753 o 751 di Roma o altro, e su Quirino o meno… tutte cose che so meglio di altri, per mestiere; ma che sono piccoli particolari. Del resto, prima della riforma di Cesare, anche la battaglia di Zama non avvenne certo nel 202, però quello che conta è che abbia vinto Scipione.

Ora è il momento in cui i cattolici, in testa la Chiesa, devono tornare a credere e affermare che il 25 dicembre non è il periodo dei cinepanettoni o delle slitte con un omino buffo o dell’essere più buoni come se invece durante il resto dell’anno possiamo essere cattivi; è la Nascita di Gesù Cristo. Il quale non fu un sindacalista o un buonista generico o una specie di agitatore sociale e politico, ma Dio fattosi uomo. Ciò ripetiamo nel Credo, e, se non è una pappardella imparicchiata a memoria, è la Fede.
Buon Natale, dunque; anche ai non credenti, ma giusto per cortesia.

Ulderico Nisticò

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