Il Natale e la storia

A tutti, un felice Natale. Per qualcuno, è solo vacanza, ferie oppure renne da cartoni animati; per i cristiani, è dies Natalis Domini Jesu Christi.
L’idea che la nascita di Cristo sia il centro della storia del mondo, risale al pensiero di Cassiodoro. Il calcolo di Dionigi lo Scita pone l’equazione con l’anno 753 di Roma (a.u.c.), donde l’uso di indicare le date con ante Christum natum, o avanti Cristo (a.C.) e post Christum natum (d.C.), dopo Cristo.

La notizia del Vangelo di s. Luca circa Quirino governatore della Siria e lo stesso censimento ha fatto dubitare di tale data, che andrebbe ricondotta a quattro anni indietro. Del resto, Erode morì nel 4 o 3 a.C. del calcolo attuale.
Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto reggeva l’Occidente dal 42, l’Impero dal 31 a.C.; la Siria, in senso politico, si estendeva dall’attuale Siria ai confini dell’Egitto. Gli Ebrei, sottomessi a Roma da Pompeo, si trovano in una situazione complessa, con un re locale, Erode, di origine idumea, vassallo di Roma, e con il potere dei sacerdoti del sinedrio, con un procuratore impoeriale. Roma infatti riteneva opportuno, a volte, utilizzare dei principi indigeni come amministratori delle realtà particolari.

Il censimento era una antichissima legge romana, la cui finalità era distinguere i cittadini nelle cinque classi di Servio Tullio, secondo il reddito: census; e lo curava un censor. L’intento di Augusto era più ampio, di consentire al governo un’idea precisa della popolazione di ogni provincia e situazione giuridica; e, probabilmente, delle condizioni di ogni ceto e luogo.
Per dare ordine alle operazioni, ogni capofamiglia doveva recarsi nel luogo d’origine: la Sacra Famiglia, che viveva a Nazareth, si recò a Betlemme, il luogo di nascita di Jesse e di suo figlio Davide. Si potrebbe obiettare che è un caso di autorealizzazione delle profezie, ma la notizia ha una sua logica.
Se è così, Betlemme, piccola località, doveva essere sovraffollata, e per la Famiglia “non c’era posto nell’albergo”. L’albergo, xenodocheion, caravanserraglio, doveva essere stracolmo. Non leggiamo di alcun respingimento, e tanto meno Giuseppe a Betlemme era straniero: tutt’altro.

Le pie leggende parlano di estrema povertà di Giuseppe e Maria, ma non è minimamente attestato dai Vangeli, e tanto meno credibile: la condizione sociale di Gesù apparirà quella di un rispettato rabbi; e se Giuseppe aveva contratto matrimonio, doveva avere un lavoro e un ruolo nella sua comunità.
Si discute anche sull’evento astronomico della stella, e l’astroarcheologia ha dato delle conferme. La Nascita è accompagnata da cori angelici, e ciò attira i pastori che dormivano con le loro greggi. Non dormivano nella neve, ed è improbabile che nevicasse! Nevicava certo sulle montagne dell’Umbria, quando san Francesco d’Assisi creò il Presepe; e da allora è canonico rappresentare la Nascita come un evento invernale.

La data del 25 dicembre è simbolica, certo adottata dalla Chiesa per soppiantare il Solstizio e i Saturnali. Ne deriva che l’Annunciazione, pure festa molto sentita, si colloca il 25 marzo.
Più misteriosa è la tradizione del Magi, e ne diremo a suo tempo. Preoccupato della loro presenza, Erode ordina la strage degli Innocenti; Giuseppe conduce Maria e il Figlio in Egitto, dominio romano ma molto lontano da ogni ingerenza di Erode. Alla morte di questi (ma attenti alle date), quindi pochissimo tempo dopo, dall’Egitto la Famiglia raggiunge Nazareth, dove Gesù vive gli Anni del nascondimento, fino al 30, quando inizia la predicazione.

La Santa Casa, una buona abitazione di pietra usuale in Palestina, verrà trasportata dagli Angeli a Loreto; e la Madonna di Loreto è Patrona dell’Aviazione. C’è chi pensa siano stati gli imperatori d’Oriente della dinastia degli Angeli (dal 1185, con varie sorti, alla fine dell’Impero), ma le date non convincono.
La narrazione della Nascita da dunque un misto di elementi storici, elementi simbolici e pie leggende. Ma poiché quello che conta è la coscienza, e la scienza la lasciamo agli storici (e a me stesso quando faccio lo storico!), noi difendiamo la Tradizione, e vogliamo trasmetterla alle generazioni future.

Il Presepe, che della Tradizione è simbolo popolare, diverrà, nei secoli, specchio della storia del costume, soprattutto a Napoli. Non possono mancare però alcuni elementi: i pastori e le pecore, i mestieri… e quel simbolo dell’umanità che è l’Incantato della stella, che rappresenta lo stupore religioso, che trascende ogni ragione e ogni contingenza. Così si recita, nei nostri versi del 2013 a S. Sostene, ma abbiamo preferito una figura femminile:

“Andate voi tutti a vedere: io non ho questa necessità.
Voi avete bisogno di vista, di udito, di sensi, di lenta ragione,
di mente incerta e di pena, perché vi sia concesso di credere,
voi saggi, voi dotti, voi nobili.
Io, umile donna dei campi, io senza libri né scuole,
io che sono nata da poveri, e mi hanno insegnato i telai
e governare la casa, e il lieto sudore dell’orto,
ed intrecciare canestri e maritare le viti,
io ora resa accorta e sapiente
con la meraviglia del cuore io ora leggo il libro del cielo,
e resto incantata del bello, del grande, dell’alto di Dio,
e levo i miei occhi alla stella, che non li distolga mai più.
O dono sterminato di Dio per dare certezza alle anime!
Se avessi mai bisogno di fede, per insegnarla ai miei figli,
null’altro basterebbe per prova che l’infinita armonia,
la connessione perpetua degli astri, della terra e del cuore,
e i canti che sento e che vedo in questa immensa danza di luci.
Andate voi tutti, io già so”.

Ulderico Nisticò

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