Visitate il Presepe di sabbia, e perché è un bel lavoro; e perché è tradizionale, senza intellettualismi e ammodernamenti fasulli: ci sono la Sacra Famiglia, il bue e l’asinello, i Magi… Secondo Tradizione, come dai tempi di san Francesco d’Assisi, cui si riconosce la creazione di un Presepe; prae-saepio, recintare, la stalla che accolse il Bambino. Il Presepe è una devozione, e assieme è sempre stato una sorta di descrizione della realtà popolare, in cui c’è sempre spazio per la creatività e la personalizzazione.
Oggi inizia il Natale. Quando la mia generazione non ci sarà più, forse si perderanno i dialetti, e con essi le filastrocche. Ancora qualcuno ricorda che “Sant’Andrìa porta la nova [il 30 novembre]; a li Quattru, Varvara; a lu Sia, Nicola; all’Ottu, Maria [Immacolata]; a lu Tridici, Lucia; lu Vinticincu, lu Veru Misìa”. Sono festività di alcuni paesi, oppure universali nel mondo cristiano. Natale, infatti, è la nascita di Cristo; l’Occidente laicizzato, e in particolare gli Stati Uniti, festeggiano molto il Natale… ma sorvolano sulla nascita di Gesù!
Santa Lucia è un giorno cardine. Si dice “il giorno più corto che ci sia”, con il ritorno della Luce, anche se il Solstizio (Solis statio) astronomico cade il 21; evidentemente il detto è nato prima della riforma del Calendario, decretata da papa Gregorio XIII nel 1582 sui calcoli di Luigi Giglio di Cirò. Parentesi inevitabile: calabrese, perciò in Calabria dimenticato! Gli ortodossi, che non riconoscono manco il Calendario e vanno con il Giuliano, celebrano il Natale nella nostra Epifania.
Da Santa Lucia a Natale si contano i “Catamisi”, parola mista grecolatina che significa pre-mesi: ogni giorno consente di fare profezie sull’andamento meteorologico dell’anno. Altrove si chiamano “Calènduli”, da Calendae, il primo giorno di ogni mese latino.
Le Vigilie delle feste erano giorni di digiuno o almeno astinenza dalle carni; si mangiavano perciò le zeppole con acciughe, o del pesce. Nelle feste, i “nacàtuli”, dolci a forma di culla (nacha) o “sammartini”, forse detti così per l’uso del vino nuovo. I ragazzini bussano alle porte degli amici, cantando: “Si mi dati da nacatula, vostra fijjia e na papàtula; si mi dati na sammartina, vostra fijjia è na regina”.
Natale è anche il momento delle zampogne e dei flauti, con il loro suono intenso e struggente.
Ulderico Nisticò