Il non-Natale di Ursula e soci

Non è uno scherzo, ma sul serio l’Europa ha deciso, con un documento, che il Natale “non è inclusivo”, cioè può “offendere” Questo o Quello; quindi, per non offendere Quello e Questo, meglio abolirlo. Dette in cuor mio tutte le parolacce che meritano i soci e Ursula, e che non posso scrivere per buona educazione, la cosa non è solo una sparata buonista e ideologica, può essere una faccenda molto seria.

È palese che l’UE è pervasa dall’ideologia zero, dalla zerosofia: tutti uguali al minimo comun denominatore, anzi meno che minimo, zero. Orbene, io non so (e non me ne impipa) se Ursula ha compiuto o meno gli studi classici, ma qui finisce che se Ursula non ha studiato il greco, io devo scordarmi l’aoristo secondo passivo, se no lei si sente esclusa. Che vada a lezioni private… Mai, dovrebbe pagare!

Detto questo, aggiungiamo che ormai è storia vecchia, e anche in questo Ursula arriva ultima e resta senza sedia come in Turchia. Sono decenni che Natale non è “natalis”, cioè non celebra la Natività di Gesù Cristo, ma le renne, i panettoni, Babbo Natale, “siamo tutti più buoni”… insomma, qualunque cosa tranne il Natale cristiano. È il Natale americano, quello dei film, dei regali, dell’albero, delle canzonette… il Presepe, ormai, lo fanno solo a Napoli.

È il Natale di tutti, quindi di nessuno. Di tutti, infatti, non vuol dire inclusivo, ma solo generico, vago… Il Natale degli atei, dei miscredenti, dei credenti a gogò, dei praticanti di qualsiasi religione e nessuna; insomma, delle vacanze.

L’Europa ci mette il carico da 11; e la Chiesa… resta in attesa di qualche nuovo idolo sudamericano e di Santa Klaus… ma no, solo Klaus.
Buon Natale a chi ancora resta nella Tradizione.

Ulderico Nisticò