I numeri sono numeri, e mi guardo bene dall’arrampicarmi sui muri lisci. Il divario tra No e Sì è notevole, quasi otto punti. Mi toccherà assistere ancora al CSM che si divide la torta per correnti!
Io ho votato sì, quindi ho perso; e siccome credo di aver fatto tutto il possibile, quindi ho perso per colpa di altri, la cosa mi dà molto personale fastidio.
Alcune considerazioni al volo:
– La gente è andata a votare in massa: appena qualche mese fa, i referendum di Landini persero 28/72%; oggi siamo al 58%.
– Il Centro-Nord, e in particolare Toscana ed Emilia, sono stati determinanti; è stato assente il Sud, e più assenti la Calabria e la Sicilia.
– Sarebbe ora di eliminare dalle liste calabresi gli elettori fantasma che abitano da generazioni oltre Oceano e non sanno manco dov’è la Calabria.
– I sostenitori del No hanno mostrato ogni genere di attivismo.
– I sostenitori del Sì hanno agito poco e male.
– Il destracentro si è accorto tardi che c’era una campagna elettorale.
– E la ha affrontata in ordine sparso.
– Senza scordare parole in libertà da parte di persone da cui ci si aspettava maggiore serietà e fermezza.
– I pochi di destracentro che hanno assunto posizioni più attente hanno parlato sempre e solo in difesa, quasi con timidezza e da politicamente corretti. Che ci voleva a dire che se una costituzione non funziona, si cambia e tanti saluti? O devono per forza fare i buonisti? La costituzione del 1948 è stata scritta da esseri umani eletti in liste di partiti ( e ormai scomparsi da decenni), e non da “padri, madri”, nonne, zie… e non è scesa dal cielo. Ed è stata cambiata già molte volte.
– Infine dovette intervenire la Meloni in persona, in una funzione che non le competeva e che l’ha messa a rischio. E che la espone personalmente, di fronte ai numeri di ieri, alla sconfitta.
– Ebbene, tocca alla Meloni dare un’occhiata al suo partito, e ripensarlo da capo a piedi.
– Comunque la si voglia leggere, la giornata del 23 marzo non è certo un bel segnale per il destracentro; e potrebbe essere anche un sintomo di generale insoddisfazione. Nel 2027 si vota per le politiche.
– Come direbbe il Machiavelli, “un regno deve tornare spesso verso il proprio principio”, se non si guasta per strada.
E già, ma chi doveva far politica e campagna elettorale al posto della Meloni? Risposta semplice: il suo partito. Risposta esatta, solo che il partito di Fratelli d’Italia è praticamente solo Meloni Giorgia con Giorgia Meloni. Quando c’era il MSI-DN, ed eravamo povera gente e dileggiata, ogni paesino sperduto aveva un segretario di sezione, un qualsiasi punto di riferimento. Oggi che FdI è al governo, anzi è il governo, il partito FdI semplicemente non esiste in quanto partito, e non dico a Pietracupa e a Belforte, dico a Catanzaro. La campagna per il referendum non ha visto, in Calabria, una sola attività degna di questo nome; un solo intervento. In Calabria dove la Regione è di centrodestra ma Occhiuto ha balbettato appena una mezza parola, e perde a Cosenza. La Lega? Non pervenuta!!! E i sottosegretari Ferro e Sbarra? Muti come tartarughe.
Torniamo a livello nazionale. Pare che tra i sostenitori del No siano stati importanti i giovanissimi. Il destracentro (non vorrei dover scrivere centrodestra o centro[destra]!) cosa ha fatto e fa per creare mentalità e ideali presso le giovani generazioni? Niente! Circola forse una rivista di destra come tante e serie ce ne furono negli anni 1970-90? Avete mai visto un film di destra? Avete sentito una canzone di destra? Avete saputo di un libro di destra adeguatamente recensito? E figuratevi un mito, un ideale, un’idea, un progetto di vita!
Qualcuno di destra (???) si è personalmente sistemato quattro uova nel piatto, ma evita in ogni modo di far cultura di destra.
E qual è la cultura meridionalistica del destracentro? Il meridionalismo, che era nato a destra e di alto livello ideale, è stato abbandonato al più piatto materialismo, e i pochi che ci sono hanno votato No.
Ecco il mio commento a caldo. A che serve aver scritto queste righe? A nulla, perché il destracentro farà finta di non aver letto.
Ulderico Nisticò