Cosa c’è di strano, che il presidente della Repubblica, essendo anche presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), lo presieda, e non in una seduta di banale circostanza, ma in una seduta ordinaria? Sulla carta, niente; anzi, stando all’articolo 87, la presidenza del CSM è uno dei poteri del presidente della Repubblica.
Fine delle mie considerazioni? E invece no, perché l’attuale presidente della Repubblica, che è in carica da undici anni, non ha mai presieduto una seduta ordinaria del CSM, nemmeno nei giorni di fuoco del caso Palamara; e se avete dubbi, vi comunico che ha dichiarato ciò, in piena seduta, lo stesso presidente della Repubblica.
Anzi, e se ricordo male ditemelo, dal 1946 a oggi non è mai successo che un presidente della Repubblica esercitasse effettivamente il potere di presidente del CSM. E allora?
E allora vuol dire che la cosa è seria, e che si comincia a capire che è lì, è nel CSM il cuore dell’argomento. Cosa ha detto, presiedendo il CSM, il presidente della Repubblica? Due cose che, a ben vedere, paiono contraddittorie, e non lo sono. Ha detto, esplicitamente o meno:
1. Bisogna rispettare il CSM come bisogna rispettare, in generale, le istituzioni. A proposito, il CSM è un’istituzione, mentre, per esempio, l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) è un sodalizio privato, un sindacato, e ne posso pensare male o bene come mi gira.
2. Le istituzioni, per essere rispettate, devono meritare rispetto. Ebbene, mentre l’ANM può dividersi in correnti e fazioni e tifoserie e ideologie più o meno campate in aria, ciò non è consentito al CSM, che invece, dice il presidente della Repubblica, deve tenersi lontano dalla politica e fare solo il CSM. Il CSM, chiosa, “non è esente da difetti, lacune, errori”: è chiaro cosa voleva dire?
L’affermazione 2 è condizione indispensabile per affermare l’affermazione 1.
Per estensione, è necessario che ogni cittadino rispetti la Magistratura; come che rispetti qualsiasi altra istituzione dello Stato. È però altrettanto necessario che le istituzioni siano al di sopra di ogni sospetto.
Ora vi devo infliggere la solita citazione letteraria. Nel canto XIX dell’Inferno, Dante colloca dei simoniaci a testa in giù e con i piedi bruciati; e mica dei sacrestani, perché sono dei papi, uno dei quali, il suo arcinemico Bonifazio VIII nel 1300 ancora vivo, perciò in lista d’attesa di sicura pena eterna.
Intanto però afferma “la reverenza delle sante Chiavi”, cioè distingue i papi pro tempore, esseri umani, dal Papato. Ecco, io posso rispettare il CSM, ma è tutto da vedere se sono rispettabili uno o più dei suoi componenti: e se uno o più d’uno non lo sono, bisogna assumere provvedimenti.
Ecco di cosa dobbiamo discutere, prima del 22 e 23 marzo prossimi. E il presidente della Repubblica ha preso ciò molto sul serio.
Aggiungo io che un giudice, come un professore, come un poliziotto, sono “cittadini come gli altri” solo prima di diventare giudice, professore, poliziotto; e quando assumono una veste professionale, non possono violare l’imparzialità. Se un giudice non è d’accordo su una legge, ebbene scriva un articolo, meglio se su una seria rivista giuridica; eviti però comizi e parole a ruota libera.
Un professore è liberissimo, anzi ha il dovere di far notare che i Promessi Sposi non sono la Verità Rivelata, ma l’espressione del cattolicesimo liberale, il quale a sua volta non era un’enciclica o il Vangelo, ma solo un’opinione; bensì il professore non è libero di sostituire i Promessi Sposi con il romanzetto X del vicino di casa Y. Così un giudice può pensarla come vuole durante le ferie e sotto l’ombrellone, ma non quando indossa la toga; e l’arbitro di una partita di calcio non può anche tifare.
Fatte tutte queste premesse, trovo stimolante questo momento di dibattito sul referendum e che sta restituendo un poco di ossigeno alla finora morente passione politica. E, a quanto pare, lo trova anche il presidente della Repubblica.
E attenti che il presidente della Repubblica può invitare all’uso di toni misurati e in buon italiano; ma ognuno può esprimere la sua opinione, da qui a venerdì 20 marzo. Secondo me, ne sentiremo e ne vedremo, in questo mese; ne vedrete e ne sentirete anche dal modesto sottoscritto, il quale sapete già come la penso, anche a proposito del CSM.
E figuratevi a proposito dei giudici di Palermo, cosa penso io.
Ulderico Nisticò