Il Principato di Monaco


 La complicata geografia dell’Europa ci mostra alcune piccole ma solide sopravvivenze del Medioevo, che, secondo il diritto, sono Stati sovrani alla stessa stregua di quelli più grandi: Granducato del Lussemburgo; Principato del Liechtenstein; Principato di Monaco; Repubblica di Andorra (tuttavia feudo del presidente francese e del vescovo spagnolo di Urgel, entrambi pro tempore); Repubblica di Malta; Repubblica di San Marino; Stato della Città del Vaticano. Aggiungiamo le entità sui generis di Gibilterra, Groenlandia, Isole Far Oer.

Che serve questo ripasso di geopolitica? A parlare di Monaco, dove è in visita papa Leone XIV, in veste di Capo della Chiesa, ma anche di Capo politico del Vaticano.

Monaco (Principauté de Monaco, Prinçipatu de Mu̍negu) era uno dei tantissimi feudi che, a vario titolo, sopravvissero in Liguria fino al XVIII secolo, e quello anche oggi. Lo governarono i Grimaldi, casata guelfa che riuscì a mantenersi tra Genova, i Savoia e la Provenza-Francia. Napoleone lo annesse all’Impero, ma il Congresso di Vienna lo riconobbe indipendente.

Era, attenti qui, inglobato nel territorio della Contea di Nizza, da secoli in accordo feudale con i Savoia, e di fatto, dopo il 1815, provincia del Regno di Sardegna. Nel 1848 però Mentone si ribellò a Monaco, e chiese l’aiuto di Carlo Alberto, che inviò truppe.

L’occupazione di Mentone, non riconosciuta da nessuno, continuò però fino al Trattato di Torino del 1860, con cui Cavour cedette alla Francia la Savoia e Nizza; e con Nizza, Mentone, senza tanti discorsi di diritto internazionale.

Il Principato di Monaco, da italiano, si trovò avvolto in territorio francese. Nel 1940, per effetto delle brevissime operazioni militari, Mentone fu l’unica occupazione italiana; poi estesa alla Provenza nel 1942, ma senza invadere Monaco.

Attività di cantieristica navale (un cugino di mia madre, di Siderno, lavorava da ingegnere per il principe), turismo e finanza, fanno di Monaco una città molto ricca; pro capite, la più ricca d’Europa, pare.

Gli antichi Grimaldi, alleati degli Angiò, compaiono nella storia del Meridione e della Calabria, in particolare con l’invasione di Giovanni d’Angiò contro Ferrante I d’Aragona; un paese del Cosentino porta il nome di Grimaldi.

Il regnante principe Alberto è venuto più volte in Calabria. Si può fare di meglio, se la cultura calabrese smette di essere depressa e deprimente segue cena, e se la Regione, le Province eccetera mostra qualche capacità di cultura e turismo culturale.

Ma a chi glielo dico?

Ulderico Nisticò