Circola voce che una scuola aveva, lodevolmente, indetto un’iniziativa per far conoscere ai ragazzi le ragioni del referendum; e che ha dovuto, altrettanto lodevolmente, cambiare idea perché qualcuno (le notizie sono vaghe) si è messo a parlare di tutt’altro.
Vero che, stando a Cicerone, “tutti sono abbastanza eloquenti in ciò che sanno”, quindi se uno non sa niente del referendum, d’altro e non del referendum parla, magari, anzi probabilmente a casaccio e a sproposito. Ovvero, parlare a nuora perché suocera intenda.
Sta succedendo in tutta Italia; e leggiamo su stampa e social, e sentiamo in tv, dire ogni cosa tranne giudizi ponderati sulla legge per la quale saremo chiamati a votare. Del resto, anche i referendum dello scorso autunno vennero presentati non nei complicati meandri delle norme da secondo qualcuno abrogare, ma come “daremo una spallata al governo Meloni”. Tranquilli, anche Napoleone pare che a Waterloo abbia detto che all’una avrebbero pranzato da vincitori… e finì in pieno Oceano!
Oggi mi piacerebbe che si parlasse del referendum del 22 e 23 marzo, e non delle elezioni del 2027, e non della Groenlandia o di Minneapolis o di qualunque altra cosa vi venga a mente a ruota libera. E delle norme costituzionali per quello che dicono parola per parola, non per quello che piacerebbe a X o Y. Incluso l’art. 138: studiatevelo.
Vorrei che qualche giurisperito (???) esaminasse parola per parola il quesito, e quel che ne deriva. Giurisperito, dal latino ius, iuris e peritus; e dubito ce ne siano. Non basta, infatti, una laurea in Legge o la professione di avvocato o di magistrato; come non basta una laurea in Lettere per sapere che caelumque / aspicitur è un ipermetro come franga/no valanga, e Silvia che fila è un frammento di Saffo… eccetera; e non basta una scuola calcio per segnare una rete! Tanto meno è giurisperito un politico o un giornalista.
Ma esistono ancora, i giurisperiti tipo Papiniamo e Ulpiano? Se ne conoscete, fatemi un nome.
Ulderico Nisticò