Il ruolo della Polizia Giudiziaria nella riforma della giustizia

Il sindacato di Polizia P.N.F.D tramite una nota esaustiva e decisamente condivisibile a firma del suo segretario generale Ettore Allotta dice la sua sulla riforma della giustizia.- ponendo come primo punto sul quale intervenire lo stop al Magistrato poliziotto. Vi è molto da adoperarsi anche sulla responsabilità dei Magistrati quando sbagliano nell’elargire condanne e rischiano di rovinare famiglie.
Mi limiterò perciò a qualche spunto di riflessione su alcune questioni inerenti alla collocazione della polizia giudiziaria nella riforma della giustizia.

La giustizia, come valore indissolubile e cardine di un paese democratico – necessita di una vera riforma e le proposte dei poliziotti devono essere prese in considerazione – sostiene Allotta–con un esempio del tutto calzante perché “se devo riparare un tubo chiamo un idraulico, se devo curarmi un molare ascolto il parere di un dentista, se devo fronteggiare un’epidemia ascolto il virologo. Cioè mi affido ad esperti del settore”.
E nel settore giustizia i poliziotti e le forze dell’ordine tutte che operano per strada che rischiano quotidianamente la propria incolumità possono e devono essere annoverate nella categoria di esperti perché nessuno come loro conosce i pericoli, le pesanti trame della criminalità organizzata e i rischi che si corrono.
Tutto ciò in un momento storico in cui – non lo si può negare – si assiste ad una preoccupante crisi della Magistratura italiana “che non ha precedenti nella sua storia – osserva Allotta – e leggendo con scrupolosa attenzione il libro del dottor Palamara le mie preoccupazioni diventano quasi una realtà nel momento storico attuale”-Bisogna pensare principalmente che nella Giustizia intesa nel suo aspetto generale e ultimamente deviato il Cittadino (che alla fine è l’unico vero portatore di diritti costituzionalmente garantiti) ne esce sconfitto.

Allotta ricorda quanto osservato dall’ex pg Rinella:
“Il codice Vassalli fu scopiazzato dal modello americano, ma senza tenere conto della realtà dei nostri uffici giudiziari. Inoltre ha sottratto la terzietà ai pubblici ministeri, costringendoli a trasformarsi in poliziotti e personaggi dello spettacolo mediatico, almeno per quanto riguarda i casi più eclatanti” e nello stesso modo si è espresso il sindacato di Polizia di Stato LeS (Libertà e Sicurezza Polizia di Stato) che una propria nota riporta: “la cosa che ci sta a cuore è il ripristino della titolarità delle indagini di polizia giudiziaria, ovvero il Magistrato torni a fare il Magistrato, il Poliziotto torni a fare il Poliziotto. Ciò a garanzia del giusto processo. Siamo l’unico Stato al mondo dove la titolarità delle indagini non è prerogativa della polizia ma della magistratura. Una incomprensibile stortura che non trova alcuna giustificazione tecnico/giudiziaria, né alcuna necessità politica se non quella di avvantaggiare la magistratura a discapito della polizia e del cittadino. Sarebbe comunque una riforma a costo zero, basta solo modificare il Codice di Procedura Penale”.
Di certo è – continua Allotta – che ci troviamo davanti ad una Magistratura che la fa da leone diversamente a quanto accadeva prima della precedente riforma introdotta nel 1989. Fino a quel momento la polizia giudiziaria aveva la possibilità di investigare con una diversa autonomia e vagliava anche l’esito delle indagini stesse e il giudicante emetteva il verdetto.
Ed è proprio a partire dalla riforma del 1989 che la polizia giudiziaria ha visto frenata e contenuta, notevolmente, la propria autonomia per lasciare il posto al pubblico ministero il quale sin dall’inizio decide su cosa e su chi indagare e con quali mezzi farlo schiacciando, totalmente, il ruolo della polizia giudiziaria.

Ne deriva che ad oggi il magistrato sembra impersonare piu’ soggetti, il poliziotto, l’investigatore, l’inquirente. Ciò annulla quasi totalmente il lavoro svolto e che svolgevano le forze dell’Ordine in precedenza.
Oggi un operatore delle forze di Polizia si sente meno tutelato e si sente esposto a rischi sempre più evidenti, non solo verso una certa delinquenza, ma soprattutto, verso una Giustizia che agli occhi dei più appare sempre meno giusta, come ci dicono le rilevazioni statistiche di pubblico dominio con casi in cui gli agenti di polizia sono stati, addirittura, indagati per aver proceduto ad arresti di qualche criminale e perché secondo la Magistratura hanno agito con troppa virulenza verso episodi da considerare non gravi ove non necessitava l’uso della forza.

Si chiede Allotta chi è che determina quando l’uso della forza sia necessario o meno perché ciò dipende da come si sviluppa l’episodio di criminalità.
Dimentica la “magistratura” che pone sotto indagine i poliziotti che in determinati casi è stata proprio quella forza -usata tutt’altro che con abusi – a salvare da morte certa alcuni cittadini o gli stessi agenti di polizia in molteplici episodi.
Non si può assolutamente pensare di contrastare il crimine senza dare l’opportunità agli operatori di polizia di poter affrontare il “crimine” alla pari.
Ed è su questo punto che è necessaria maggiore libertà di azione ma anche maggiore tutela per i poliziotti.

Il momento – continua Allotta – è indubbiamente ed estremamente difficile per chi opera per strada ed è, conseguentemente, sempre piu’ esposto a rischi di ogni genere e rischia anche la propria vita a differenza di chi, invece, da dietro una scrivania, impartisce ordini e avanza richieste e senza rischiare nulla può serenamente elargire giudizi.
Ed è questo un altro punto focale delle osservazioni di Allotta: il Magistrato quando sbaglia deve pagare così come paga chi sbaglia in generale in ogni contesto della vita. La Giustizia punisce, indaga e condanna gli agenti che considera colpevoli di errori, punisce, indaga e condanna i cittadini che ritiene colpevoli di crimini e misfatti e allo stesso modo un Giudice deve essere responsabile in prima persona dei propri errori poiché anche gli errori della Magistratura causano danni irreversibili al singolo soggetto. Distruggono anche vite e famiglie intere.
Il Giudice ha una funzione importantissima nel nostro ordinamento e non può rimanere impunito allorquando commette errori grossolani.

Il nuovo Codice di Procedura Penale ha posto le forze dell’ordine in una posizione troppo subalterna rispetto al pubblico ministero – ribadisce Allotta – a differenza di quanto lo fosse prima, con non infrequenti commistioni dei ruoli con susseguente danno per l’efficacia e l’efficienza delle stesse indagini
E’ assolutamente necessario cambiare in maniera radicale lo stato attuale delle cose rinnovando il settore giustizia dicendo un no convinto e fermo alla figura di un pubblico ministero “ poliziotto” introducendo, altresi, una netta separazione della carriere del pubblico ministero e del giudice e rimettendo repentinamente la direzione delle indagini agli organi di polizia giudiziaria con maggiori competenze in merito e, necessariamente, introdurre la responsabilità per i magistrati che svolgono la professione incorrendo in errori grossolani ( e sono molti i casi accaduti nel tempo).

E’ questo che si augura Allotta nella speranza che il legislatore raggiunga un traguardo che possa dare ai cittadini l’impulso ad avere ( riavere) piena fiducia nei valori della giustizia quale linfa vitale della nostra società.