Il Segreto di Angela e la nascita del Cineromanzo

Il primo scopo dell’iniziativa del Centro Studi “Francesco Misiano”, che fa capo al Presidente Giovanni Scarfò, è stato quello di recuperare un testo inedito, IL SEGRETO DI ANGELA, di Corrado Alvaro e N. Pangallo scritto per il cinema. Si tratta di “un soggetto cinematografico originale” del 1953. In che modo portarlo a conoscenza del pubblico in maniera che non fosse una semplice presentazione?

Ecco l’idea di realizzare un filmato di Appunti per un film da farsi. Sulle indicazioni del testo di Alvaro e Pangallo sono state rintracciate e filmate le location vere dove gli autori hanno immaginato che si svolgessero i fatti. Sono stati trovati gli attori, alcuni professionisti e altri alla loro prima esperienza, e sono stati amalgamati tra loro per ottenere un risultato di uniformità recitativa. Si è cercato di rendere lo spirito, l’ambientazione e l’atmosfera dell’epoca attraverso i volti degli attori scelti e la loro recitazione. Una recitazione sanguigna, realistica, rusticana, genuina. Obiettivo primario è stato quello di ricostruire quella particolare epoca anni Cinquanta andando alla ricerca del tempo perduto. Appunti, perché uno prende nota di quello che funziona e di quello che va migliorato, di spunti che si possono sviluppare e così via, come in un block notes. Alcune scene sono state volutamente proposte come prove, con gli attori che hanno i fogli delle battute in mano. Altre mostrano il set durante le riprese con la troupe intenta a girare la scena. Altre attraverso foto effettuate con il cellulare. Altre, infine, hanno conservato quel sapore bonario e caricaturale come spesso quegli anni vengono ricordati. E poi ci sono schizzi e illustrazioni all’americana dei processi.

Per rendere possibile questa operazione sotto l’aspetto formale, abbiamo deliberatamente utilizzato la tecnica del fotoromanzo spingendola oltre i confini di racconto con immagini fotografiche alternandole con immagini in movimento di scene recitate proprie del cinema. Le didascalie e le vignette sono state sostituite dalla voce narrante e dalle battute tra gli attori. Ricordiamo che il fotoromanzo è un prodotto di massa per un pubblico di massa, ed è stato un’invenzione tutta italiana, che porta la firma di Cesare Zavattini, uno dei padri del neorealismo, e del regista Damiano Damiani. Ricordiamo anche che il mondo dei fotoromanzi ed il divismo ad essi collegato è lo sfondo narrativo de Lo sceicco bianco (1952), film diretto da Federico Fellini e del documentario L’amorosa menzogna diretto da Michelangelo Antonioni (1949).

Questo soggetto per il cinema di Alvaro e Pangallo è un racconto che appartiene alla narrativa popolare in cui “le eroine sono spesso medioborghesi o povere, romantiche, ma coraggiose e decise, per regalare speranze, e a volte illusioni, a gente semplice che aveva bisogno di sogni”. Il testo si prestava perfettamente alla nostra idea di ibrido narrativo misto di foto e immagini in movimento per un film da farsi. Le parti recitate NON sono state però realizzate completamente con la tecnica e il linguaggio articolato del cinema, ma restando fedeli allo specifico del fotoromanzo.

Ecco perché si potrebbe definire il filmato un prodotto di Cineromanzo, cioè a metà strada tra fotoromanzo e cinema. Una pratica che ci risulta non abbia precedenti. Un filmato che può essere sottoposto alle commissioni cinema in sostituzione dello storyboard. Non un film vero e proprio, dunque, ma un cineromanzo che ruota attorno alle vicende di due fidanzati che resistono alle prove del destino. Da non perdere.

Prossimamente a Soverato.

Maurizio Paparazzo e Giovanni Scarfò