Il Sud senza il Sud

 Il Meridione, e oggi anche il resto d’Italia, pullulano di libri atti a dimostrare che il detto Meridione, fino al 10 maggio 1860, era ricchissimo, civilissimo, potentissimo, bellissimo e mandava razzi sulla Luna; il giorno dopo, con lo sbarco di Garibaldi, tutto finì nell’attuale situazione per cui – ognuno piange i guai suoi – la Calabria è la terzultima d’Europa. I detti libri vendono copie, e creano piccole sacche di sbandati mentali, tutti nostalgici di ricchezze che mai furono e sognatori di ricchezze che mai saranno. I loro autori e lettori mostrano di ignorare qualsiasi evento storico europeo e italiano dei secoli dal XVIII a oggi; qualche più coraggioso parla, con pari e anche più eccelsa ignoranza, anche di Federico II e Pitagora.

 Ci fu un tempo in cui seri studiosi ricercavamo davvero la storia con i suoi aspetti luminosi, e anche le cause della crisi; e queste non le trovavano nella colpa di qualcun altro, ma nelle nostre. E  sapevamo che la prima ferrovia d’Italia fu la Napoli – Portici; ma che, vent’anni dopo, tutto il Regno vantava chilometri 99 da Salerno a Capua; e nonostante fossero pronti ottimi progetti, e disponibili i finanziamenti. Se non che restavano progetti cartacei, per motivazioni del tutto meridionali: il sindaco di X voleva spostare il percorso, e Ferdinando II gli dava retta invece di arrestarlo (a proposito, vi ricordate di Soriero ad Argusto?); i governi napoletani erano sempre indecisi a qualcosa; e ci si misero anche moralisti bacchettoni, timorosi che nelle gallerie buie… Ma sapevamo dei veri pregi della nostra storia. Ecco come si fa sul serio la storia. Potrei raccontarvi di manifestazioni di altissimo livello culturale, come le giornate dell’Hispanidad a Bari e Modugno; la memoria del 1799, iniziata a Catanzaro e conclusa con un grande convegno a Napoli. Ma c’erano Vitale, Tosca, Manna, di Lorenzo… et quorum par magna fui.

 Oggi, a parte fandonie di primati del primo apribottiglia a nafta del mondo, le argomentazioni storiografiche sono finite nel ridicolo di “più grande acciaieria d’Europa” (a Manchester c’erano più fabbriche di tutta Italia, Nord incluso), al tragicomico del genocidio con milioni di morti.

 Il Meridione vanta numerose decine di gruppi, tutti con un vicepresidente che, il mese dopo, scalza il presidente o si fa un gruppo per conto suo; e, ovviamente, ci sono più presidenti che iscritti.

 Quanto alle tematiche politiche, esse sono del tutto ignote ai meridionalisti. Chi si azzarda a qualche analisi del presente, racconta la fandonia che il Sud paga più tasse del Nord, quindi è il Sud che mantiene il Nord. Il calcolo è altrettanto ridicolo di quando leggiamo che Soverato è il Comune più ricco della Calabria: si sommano stipendi – ahimè, pensioni – e si dividono per la popolazione; ad onta delle saracineschi dei negozi sempre più chiuse e degli appartamenti in abbandono.

 Intanto, il 26 gennaio si votò in Calabria, e il 22 settembre in Puglia e Campania; da tali luoghi, sono risultate del tutto assenti le tematiche meridionali… idem per gruppuscoli e capi, tranne qualcuno che si è venduto il voto personale! Ma nessuna analisi di un Sud in cui, ormai dal 2013, i morti superano i nati perché non nasce nessuno; e i giovani qualificati emigrano; e le aree produttive si restringono; e l’assistenzialismo di malati veri e falsi, e quello indiretto del “posto fisso” sono venuti meno; e il turismo è un’ammucchiata agostarica fugace; e sono rarissime le forme alternative di turismo culturale, termale eccetera.

 La classe politica è, detto in generale, men che mediocre; quella burocratica, nemmeno ruba, perché è troppo rischioso: incassa a fine mese il salario.

 Gli intellettuali o s’inventano buonismo fasullo, o esercitano alla grande il motto napoletano del “chiagn’e fotte”: combattono la mafia, lamentano questo e quello… e pigliano retribuiti premi letterari. Ogni tanto criticano la politica… la politica, però, mai fare nomi dell’assessore, che, non si sa mai, un sussidio, un acquisto copie…

 Non so se c’è speranza, ma certo va spazzato via l’attuale inconsistente meridionalismo pignone e accattone; e ricominciamo da zero.

Ulderico Nisticò