Il terrorismo è guerriglia: regoliamoci.

 Ancora morti in G. Bretagna; e ancora inefficienza dell’Occidente. Sotto l’aspetto di una scienza che si chiama polemologia, e studia i fatti bellici, il terrorismo è una guerriglia; e invece l’Occidente lo tratta come fosse o una guerra o, peggio, come una serie di fatti individuali, e ne patisce sanguinose conseguenze.

 La parola guerriglia (“guerrilla”) nasce in Spagna durante l’occupazione napoleonica dal 1808 al ’14; ma è preceduta dall’insurrezione calabrese del 1806 contro Giuseppe Bonaparte, continuata, sotto Murat, almeno fino al 1812. Da allora, moltissimi sono gli esempi. È un conflitto asimmetrico, tra un esercito e polizia regolari, e piccole ed efficienti bande di insorti. I regolari sono, ovviamente, più numerosi e potenti e armati e organizzati e strutturati, ma proprio per questo vengono messi in difficoltà da piccole bande, che conoscono il territorio e godono di appoggi diretti e indiretti della popolazione o parte di essa; e procedono per attacchi improvvisi e attentati, in modo da diffondere il terrore nelle file nemiche. Per capirci, leggete questa plebea ma efficace esclamazione del generale napoleonico Soult in Spagna: “Siamo perduti, quando le vecchiette ci rovesciano in testa i loro pitali”; cioè quando chiunque, anche una nonna e un bambino, è una minaccia. Un bell’esempio calabrese: a Parenti i soldati francesi vennero accolti con vino e con donne allegre; e quando furono abbastanza ubriachi, le donne stesse, e gli uomini ricomparsi, li scannarono tutti. Ecco cos’è una guerriglia.

 I regolari, sulle prime, pensano di avere a che fare con altri regolari da affrontare in battaglia campale con cannoni e carri armati; poi capiscono l’antifona, si adeguano, e cambiano metodo. Il metodo è quello della terra bruciata attorno al guerrigliero, che non deve più poter contare su alcun sostegno. Per fare ciò, si ricorre a modi poco urbani, come arrestare la mamma “innocente” per stanare il “colpevole”; oppure ottenere informazioni come potete immaginare. La guerriglia è dunque orrenda da entrambe le parti, ma, ancora come direbbero in Francia, “à la guerre comme à la guerre”, e lo stesso, e peggio, per la guerriglia.

 È fin troppo evidente che l’Europa sta trattando il terrorismo come se il problema fosse il singolo terrorista, magari anche lui “innocente fino a sentenza definitiva”; e fin quando non agisce, lo si lascia a spasso. Assurdo, ma è così. Amri, prima di sterminare mezza Berlino, aveva visitato l’intero continente, a cominciare dallo sbarco in Italia come “minore non accompagnato”, e magari invocava “Mammaaa”; l’Italia si è rifatta, poi, ammazzandolo.

 Attenzione, anche la polizia britannica, che da secoli ci spacciano falsamente per “disarmata”, ha ucciso dei terroristi… dopo. E nemmeno il più pollo dei buonisti osa protestare per questa specie di esecuzione capitale fatta non più con la classica forca inglese, ma con la pistola. Già, è una condanna a morte senza manco l’ombra di un processo. Ebbene, sapete che vi dico? Che se ci fosse una seria prevenzione, non sarebbe nemmeno sempre necessario uccidere i terroristi, e basterebbe renderli inoffensivi prima. Prima: è chiaro?

 Per prevenire gli attentati, bisogna agire con la mentalità della guerriglia. Un servizio segreto serio (quando sento chiamare “077” i così ridicoli agenti britannici, mi scompiscio dal ridere!), delle polizie efficienti sanno chi devono seguire, e con lui i parenti e complici, e al primo passo falso… passo genuino o provocato… I terroristi islamici non sono guerriglieri calabresi o spagnoli contro i Bonaparte, ben altri uomini, e abituati a vita dura; sono fanatici, sì, ma gente di città, con vizi ed esigenze che non ebbero certo i rustici… via, lasciatemeli nominare: Genialitz, Santoro Re Coremme, Falsetti Centanni, Gualtieri Panedigrano, Michele Pezza Fra Diavolo… e, tra le brigantesse, Ciccilla e Michelina. Quelli sapevano vivere nei boschi, mangiare poco, dormire meno, montare a pelo… l’attentatore del 2017 sta a Londra, vive in casa con aria condizionata, fa la spesa; e si lascia andare a chiacchiere

 La guerriglia si combatte con le tecniche della guerriglia; a cominciare dal tenere sotto strettissima sorveglianza i “profughi” e “migranti”.

 Se poi questi disgraziati dipendono dal califfo, allora bisogna schiacciare la testa del serpente prima che deponga le uova.  Ripassate la storia: lo si fece con il Mahdi in Sudan, una specie di ISIS, combattuto dall’esercito egiziano guidato dall’inglese Gordon Pascià (altri inglesi!), e anche dall’Italia con la vittoriosa battaglia di Cassala. Il Mahdi morì nel 1885 di tifo; noi, oggi, per eliminare l’ISIS non ci possiamo affidare ai microbi e bacilli; e magari il califfo è vaccinato.

 Oppure rassegniamoci a che non si possa andare al bar per un caffè, a rischio di vita. Io non sono un gran frequentatore di pubblici locali; però, se mi gira, voglio poterci entrare tranquillo, e uscirne vivo. Figuratevi cosa me ne impipa dei “diritti” del potenziale terrorista e dei suoi amici!

Ulderico Nisticò

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