Imperialismo e democrazia

 Nel 1978, Ulderico Nisticò pubblicò per Ar “Il ritorno degli Eraclidi e la tradizione dorica spartana”, che ebbe molti lettori negli ambienti del tradizionalismo, per cui Sparta è una sorta di modello non tanto politico quanto etico. Su richiesta dell’editore, nel 2020 ne ha pubblicato una seconda edizione accresciuta.

 Se Atene piange, sparta non ride, dicevano amaramente i Greci; e deve averla pensata così anche l’autore, dedicando, fresco di stampa, uno studio anche ad Atene.

 Una democrazia può essere imperialista? Evidentemente sì, a cominciare dall’evidenza che Sparta era sempre in armi, ma molto raramente le usava; mentre Atene, dopo le due vittorie contro i Persiani nel 490 e 480-79, scatenò una guerra generale, chiamata (guarda un po’!) di liberazione delle città e isole greche dai Persiani; e dopo un poco, i liberati si accorsero che stavano molto meglio prima. Così, leggendo, scopriamo che Atene non solo s’impadronì del tesoro dell’alleanza, ma arrivò a costringere gli ormai sudditi a tenere sempre ad Atene ogni processo e contenzioso. E qui Nisticò, che non rinuncia all’ironia nemmeno di fronte a cose serie di 2600 anni fa, c’informa che gli Ateniesi inventarono il turismo giudiziario, affittando, immaginiamo in nero, le case agli imputati forestieri. La democrazia imperialista si regge dunque su un diffuso consenso.

 Non mancava l’assistenzialismo indiretto (guerre, colonie, navi, lavori pubblici); diretto: e troviamo un processo a un presunto falso invalido.

 C’erano gli oppositori? Certo, e Nisticò nomina Platone, Senofonte, Aristofane. Il grande comico deride Socrate, sbeffeggia i politicanti, e mette alla berlina la mania dei processi e il giustizialismo. Insomma, pare di essere oggi. Di particolare rilievo, un anonimo, che analizza l’assetto politico di Atene con grande acutezza.

 Come finì l’imperialismo? Con la cocente sconfitta del 413 sul fiume Assinaro, alle porte di Siracusa. Dopo qualche anno, Atene si adattò ad essere, per secoli, una specie di Firenze, che vive di glorie antiche e turismo culturale.

 Davvero nulla di nuovo sotto il sole.