“In caso di rientro anticipato dell’insegnate titolare il supplente non può vedersi rescisso il contratto di lavoro”

“Nella scuola, in caso di rientro anticipato dell’insegnante titolare, il supplente non solo non può vedersi rescisso il contratto di lavoro, ma deve restare nelle classi, mentre è il titolare che rimane a disposizione. La prassi che fa rientrare il titolare in classe, in caso di eventuale rientro anticipato prima del 30 aprile è sbagliata, frutto, evidentemente, di una lettura errata dell’art. 37 del CCNL 2007”.
A chiarirlo è Antonella Mongiardo, dirigente scolastica dell’ IIS “L.Costanzo” di Decollatura e coordinatrice del gruppo “NeoDs 2017”, la quale interviene su una questione molto dibattuta nelle scuole, spesso causa di controversie e contenziosi.
La preside Mongiardo, argomenta la sua risposta, attraverso una ricostruzione delle norme civilistiche e contrattuali.

CCNL 2006-2009
ART.37 – RIENTRO IN SERVIZIO DEI DOCENTI DOPO IL 30 APRILE
1. Al fine di garantire la continuità didattica, il personale docente che sia stato assente, con diritto alla conservazione del posto, per un periodo non inferiore a centocinquanta giorni continuativi nell’anno scolastico, ivi compresi i periodi di sospensione dell’attività didattica, e rientri in servizio dopo il 30 aprile, è impiegato nella scuola sede di servizio in supplenze o nello svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi e di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola medesima. Per le medesime ragioni di continuità didattica il supplente del titolare che rientra dopo il 30 aprile è mantenuto in servizio per gli scrutini e le valutazioni finali. Il predetto periodo di centocinquanta giorni è ridotto a novanta nel caso di docenti delle classi terminali”.

Dunque, l’art. 37 parla di rientro del docente e non di rientro anticipato. Pertanto, nel caso in cui il docente titolare termina la sua assenza dopo essersi assentato in modo continuativo per almeno 150 giorni (almeno 90 nelle classi terminali) e rientra prima del 30 aprile o il 30 aprile, il supplente (che ha terminato la supplenza) va a casa e il titolare torna in classe, ma se il rientra dopo il 30 aprile, il supplente viene mantenuto nelle classi (a tutela della continuità didattica), e il docente titolare resta a disposizione.

E’ tutt’altra questione il rientro anticipato del docente titolare rispetto ad un’assenza prevista fino ad una certa data (congedo straordinario, aspettativa, etc).
Se il titolare chiede un congedo fino alla data x e, quindi, viene nominato un supplente fino a quella data x, la scuola, in tal caso, stipula con il supplente un contratto di lavoro a tempo determinato, ai sensi dell’art. 25 del CCNL 2007.

ART.25- CCNL 2006-2009- AREA DOCENTI E CONTRATTO INDIVIDUALE DI LAVORO
“1. Il personale docente ed educativo degli istituti e scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e degli istituti e scuole speciali statali, è collocato nella distinta area professionale del personale docente. 2.Rientrano in tale area i docenti della scuola dell’infanzia; i docenti della scuola primaria; i docenti della scuola secondaria di 1° grado; i docenti diplomati e laureati della scuola secondaria di 2° grado; il personale educativo dei convitti e degli educandati femminili. 3. I rapporti individuali di lavoro a tempo indeterminato o determinato del personale docente ed educativo degli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado, sono costituiti e regolati da contratti individuali, nel rispetto delle disposizioni di legge, della normativa comunitaria e del contratto collettivo nazionale vigente. 4. Nel contratto di lavoro individuale, per il quale è richiesta la forma scritta, sono, comunque, indicati: a) tipologia del rapporto di lavoro; b) data di inizio del rapporto di lavoro; c) data di cessazione del rapporto di lavoro per il personale a tempo determinato; d) qualifica di inquadramento professionale e livello retributivo iniziale; e) compiti e mansioni corrispondenti alla qualifica di assunzione; f) durata del periodo di prova, per il personale a tempo indeterminato; g) sede di prima destinazione, ancorché provvisoria, dell’attività lavorativa. 5. Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. E’ comunque causa di risoluzione del contratto l’annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto”.

Ora, al contratto di lavoro si applicano le regole del contratto in generale. Il Codice civile, all’art.1321, definisce il contratto come “l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”. L’articolo 1322, al 1° comma, prevede che le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti posti dalla legge.

Sul piano della risoluzione del contratto, il sistema civilistico presta il rimedio dello scioglimento del contratto per impossibilità sopravvenuta totale o parziale con i conseguenti rimedi restitutori o di riduzione del prezzo a seconda dei casi (artt. 1463-1464 c.c.).
La normativa vigente, dunque, prevede lo scioglimento del contratto solo per cause di forza maggiore, tra le quali non è contemplato il rientro anticipato del titolare.
Di conseguenza, se la scuola stipula con un supplente un contratto fino alla data x e il titolare rientra prima della data prevista, la scuola non può risolvere il contratto con il supplente (come era previsto dal CCNL del 2005).

Lo chiarisce la circolare Miur 28/08/2018, che riprende una delle novità introdotte dal CCNL 2016-18, riguardante i contratti a tempo determinato, che devono indicare la data di termine. L’articolo 41, comma 1, del Contratto, richiamato dalla circolare, così dispone: “1. I contratti a tempo determinato del personale docente, educativo ed ATA devono recare in ogni caso il termine. Tra le cause di risoluzione di tali contratti vi è anche l’individuazione di un nuovo avente titolo a seguito dell’intervenuta approvazione di nuove graduatorie”.
I contratti a tempo determinato del personale della scuola, dunque, non possono più essere “sino ad avente titolo”, ma devono recare il termine, ossia la fine della supplenza. Soltanto il CCNL Scuola del 1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto per rientro anticipato del titolare, mentre analoga previsione non è stata riportata nei successivi CCNL del 1999, 2003 e 2007.
Lo ha ricordato anche l’ARAN nell’Orientamento applicativo SCU_069 del 14/06/2013, nel quale alla domanda: “Il contratto stipulato con il supplente si risolve nel caso di rientro anticipato del titolare?” ha risposto: “Si fa presente che l’art. 18 comma 2 lett c) del CCNL 04/08/1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto stipulato con il supplente a seguito del “rientro anticipato del titolare”, questa norma non è stata più ripresa dai successivi CCNL per cui si deve considerare non più applicabile”.

In dottrina è stato osservato che la clausola “fino al rientro del titolare”, che a volte si trova ancora indicata sui contratti individuali di lavoro è annullabile perché viola il dettato del CCNL nella parte in cui prescrive, per il personale a tempo determinato, la esplicita indicazione della data di inizio e di fine del rapporto di lavoro (cfr art. 25, comma 4, lett. b) e c) del CCNL/2007).

Il vigente CCNL Scuola prevede che “Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. E’ comunque causa di risoluzione del contratto l’annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto” (art. 25/5 per il personale docente e art. 44/7 per il personale ATA).

Dunque, in caso di rientro anticipato del titolare, il supplente resta. Ora, si pone un altro dilemma: il supplente resta nelle classi e il titolare sta a disposizione, o viceversa?
Per rispondere a tale domanda, spesso fonte di contrasti nelle scuole, non si può fare riferimento all’art.37 del CCNL del 2007, che parla solo di rientro del docente dopo il 30 aprile, e non già di rientro anticipato.

La differenza sostanziale è che, mentre nel caso del “rientro del docente” siamo in presenza di un supplente che ha terminato la sua supplenza (e che può essere mantenuto in servizio per continuità didattica solo in determinate condizioni, cioè quelle dell’art. 37), nel caso di rientro anticipato siamo in presenza di un supplente che non ha terminato la sua supplenza, perciò il rientro anticipato del titolare non può incidere sul contratto in essere del supplente, che prevede lo svolgimento di un insegnamento su una determinata classe di concorso, quindi nelle classi e non a disposizione.

E’ il titolare, invece, che rientrando su un posto temporaneamente occupato (da un supplente), deve stare a disposizione, perché ora il suo inquadramento rientra nell’art. 28, c. CCNL 2007:
“Negli istituti e scuole di istruzione secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, i docenti, il cui orario di cattedra sia inferiore alle 18 ore settimanali, sono tenuti al completamento dell’orario di insegnamento da realizzarsi mediante la copertura di ore di insegnamento disponibili in classi collaterali non utilizzate per la costituzione di cattedre orario, in interventi didattici ed educativi integrativi, con particolare riguardo, per la scuola dell’obbligo, alle finalità indicate al comma 2, nonché mediante l’utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche”.

Il dipendente che rientra anticipatamente dal servizio viene utilizzato secondo le necessità della scuola con le modalità previste dall’art. 47 del CCNL/2007:
“attività e mansioni espressamente previste dall’area di appartenenza;
incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori, – svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa. Tali attività saranno particolarmente finalizzate per l’area A nell’assolvimento dei compiti legati all’assistenza alla persona, all’assistenza agli alunni diversamente abili e al pronto soccorso”.
A conferma del fatto che il titolare che rientra in anticipo deve restare a disposizione è una sentenza del Tribunale di Campobasso, n° 277 del 2014.
Una scuola stipula un contratto a tempo determinato dal 26 ottobre 2011 al 9 giugno 2012, ma durante la supplenza la docente riceve la comunicazione di rescissione del contratto a decorrere dal 22 marzo 2012 per rientro anticipato del titolare.

La supplente, dunque, fa ricorso chiedendo il pagamento della retribuzione relativa all’intero periodo e il riconoscimento del predetto periodo ai fini del punteggio. Il Tribunale giudica fondata la domanda della supplente proprio in virtù dell’orientamento Aran (parere 14/06/2013) e dell’art.25 del CCNL 2006/09 che prevede tra i requisiti del contratto con il personale a tempo determinato l’indicazione della data di cessazione del rapporto di lavoro.
E il giudice del lavoro aggiunge: “Né poteva incidere sul diritto della ricorrente la situazione di rientro del prof. omissis atteso che lo stesso poteva rientrare in servizio ma solo per essere a disposizione della scuola mentre la ricorrente doveva rimanere in servizio fino alla naturale scadenza del contratto”.