In omaggio l’opuscolo con 8 lettere all’Alto Molise del 2017

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Caro Tito, giorni fa in Agnone (Isernia) la Tipografia di Antonio Litterio mi ha ristampato l’opuscolo “LETTERE ALL’ALTO MOLISE” che avevo già editato, in qualità di autore, il 02 giugno 2017 e la cui piena proprietà e i cui diritti d’autore ho avevo donato con entusiasmo al bravissimo collega ed ottimo amico giornalista Fabrizio Fusco, direttore di www.teleaesse.it (sito e TV di Castel di Sangro, città abruzzese, in provincia de L’Aquila, al confine con il Molise isernino).

1 – PROPOSTE VALIDE PURE PER LA COSTA JONICA

Tale opuscolo di 36 pagine (più le 4 intense pagine di copertina) contiene 8 articoli pubblicati dal 23 settembre al 14 dicembre 2015 su vari siti internet e giornali cartacei molisani e sul predetto www.teleaesse.it (con pagine suddivise tra Abruzzo e Molise). Gli argomenti sono i più vari e sono legati alla auspicata e ricercata salvezza di una zona (comunemente denominata Alto Molise) che comprende oltre una ventina di comuni appartenenti orograficamente pure al vicino Alto Vastese della provincia abruzzese di Chieti, posizionati nel raggio di circa 40 km da Agnone che ne è il centro economico-sociale cui convergono solitamente tali borghi.

2-regione-moliseE’ un po’ come scrivere o parlare, ad esempio, dei paesi appartenenti al comprensorio della Locride o di Soverato. Più o meno i medesimi problemi di spopolamento, di tentativi di valorizzazione turistica e delle risorse umane ed ambientali. Infatti, se propongo la lettura di questi 8 articoli altomolisani pure per Calabria e Sicilia è proprio perché si somigliano quasi tutte le nostre zone interne comprensoriali del profondo Sud. E, comunque, da idea potrebbe nascere idea, da cosa potrebbe nascere cosa (come si suol dire). Provo, perciò, ad elencarti i titoli di queste 8 lettere per darne almeno un orientamento e per invogliarne la scoperta.

La lettera di presentazione delle altre 7 (pubblicate a puntate) è indicativa per il tenore generale: “Una strategia unitaria lungimirante salverà l’Alto Molise”. La n. 1 “Alto Molise santuario della natura” (temi ambientali imprescindibili e fondamentali). La n. 2 “La Bibbia Sannita” (la proposta di un marchio territoriale “Eden Molise” che può anche essere pure “Eden Calabria” o “Eden Sicilia” in un augurabile contesto di un “Eden Italia”). La n. 3 “Gli Amici dell’Alto Molise” (la necessità di avere un’anagrafe dei turisti affezionati al proprio territorio proprio per coltivare un utile “turismo degli affezionati”). La n. 4 “Ufficio-Stampa intercomunale” (ogni zona omogenea dovrebbe avere un centro unico e strategico di comunicazione e di promozione sociale per maggiore credibilità e migliore visione complessiva).

3-sorgenti-di-rio-verdeLa n. 5 “La Festa del mare in montagna” (una mia iniziativa estiva che ha grande successo fin dalla nascita del 1992, con varie imitazioni). La n. 6 “Qui il Natale può durare due mesi” (persino dal sud Italia partono pullman verso Trentino, Austria e Germania per i mercatini di Natale … perché non farli venire in Calabria e Sicilia?). La n. 7 “La maratona sannitica” (che suggestione far giungere una corsa davanti all’ovazione di migliaia di persone che aspettano uno spettacolo teatrale, specie se in un teatro del 2° secolo a.C.).

2 – DAL 1981 UN’INFINITA’ DI INIZIATIVE SOCIALI

Queste 8 “Lettere per l’Alto Molise” che ho voluto raccogliere in un apposito opuscolo sono soltanto una minimissima parte di tutto ciò che ho prodotto (in Agnone e dintorni) da quando, nel tardo pomeriggio del 24 aprile 1981, sono entrato per la prima volta su queste amenissime montagne. Infatti, già la mattina del 25 aprile, visitando la magnifica Pontificia Fonderia di Campane (e vedendo in particolare l’enorme e stupenda gipsoteca storica) ho proposto di realizzare un “Museo Sannita” alla famiglia Marinelli che manda avanti da molti secoli (probabilmente dal 1300, forse dall’anno mille) tale azienda, che è una delle più antiche d’Europa in mano alla stessa dinastia.

4-fonderia-marinelliNon so se poi il “Museo storico della Campana” (intitolato a papa Giovanni Paolo II ed inaugurato nel 1999) sia stato pensato pure dopo la mia proposta del 1981 di farne un “Museo Sannita” (come è documentato dalla risposta che me ne ha dato il dottore Pasquale Marinelli con lettera del 12 maggio 1981, riportata in fotocopia alle pagine 128 e 129 del sesto volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” del 2007). Di sicuro (e ne sono certo) il logo attuale della Fonderia è ispirato o ripreso dalla mia idea del “campanocchio” (campana e occhio) pubblicizzato oltre 30 anni fa per come realizzato su mie indicazioni dallo Studio Grafico di Angela Maida di Soverato nell’estate 1988.

3 – ITALIA FAMILISTICA

E, in tutti i miei tanti decenni promozionali, ho notato che sono stati parecchi i casi in cui la gente ha preso spunto o ispirazione (diretta o indiretta) dalle mie idee per realizzare loro attività, anche lucrose. Sta di fatto che ad una persona come me, che tanto ha realizzato (sempre e comunque a proprie spese) e tanti “input” ha dato socialmente, non è stato riconosciuto il diritto di vivere e nemmeno di sopravvivere (né a Badolato e in Calabria, né ad Agnone e in Molise). Né, tanto meno, di avere un utile posto nella comunità.

5-campane-marinelli-logoEd è questo il dato più importante, alla fin fine, di un clima sociale e di una cultura istituzionale esistente in Italia (almeno per mia esperienza tra il 1950 e il 2020): prendere senza mai dare (anzi se possibile pretendere e addirittura depredare, con le buone o con le cattive). Senza mai dare neppure un solo formale riconoscimento di quel che si è preso … non che ne vada in cerca (assolutamente no! Giuro!) ma un riconoscimento qualifica (paradossalmente) più chi lo dà che ci lo riceve. E registro amaramente che questa è ancora una società primitiva quanto feroce dove si cerca di ottenere o pretendere più che di dare il giusto o il dovuto, di riconoscere i meriti e, soprattutto, di ammettere che ha diritto alla dignità sociale ed economica chi almeno dimostra di produrre cose utili alla società di appartenenza. E lo fa con Amore. Tutto ciò, ovviamente, salvo le poche ed esemplari eccezioni.

E’, questo, un dato sociologico essenziale per capire l’Italia tra 20° e 21° secolo e per contribuire a spiegarsi come e quanto, continuando così, questa nazione andrà sempre peggio, poiché mancano i “fondamentali” naturali e sociali. E’ una società contro-Natura! Non è nemmeno più “familistica” come rilevato da antropologi e sociologi esteri che l’hanno studiata nel 20° secolo. E’ una società anarco-predatoria.

6-cartina-calabriaQueste 8 “Lettere all’Alto Molise” sono soltanto un granello dell’infinità di proposte ed iniziative sociali avanzate o realizzate (come è mia vocazione e irrinunciabile stile) la cui documentazione ormai si può prendere a peso. Sono, infatti, quintali e quintali i documenti che testimoniano l’Amore per questa terra che, bene o male, mi ha accolto, sopportato o tollerato. Sono e resto pur sempre un corpo estraneo, per quanto abbia tentato di amalgamarmi il più possibile. Così come sono quintali e quintali i documenti che testimoniano l’Amore che ho avuto e continuo a nutrire, nonostante tutto, per il mio paese natìo, Badolato, per tutta la mia interzona (mare-montagne) e per l’intera Calabria. Da cui finora ho avuto, nella maggior parte dei casi, soltanto fango e tradimenti. Pure qui mi sento e resto un corpo estraneo, nonostante la mia precisa e solida identità jonica.

E se a 41 anni e 8 mesi ho avuto finalmente un dignitoso posto di lavoro … ebbene questo lo devo a circostanze fortuite, incredibili e inaspettatamente favorevoli che sono intervenute, quasi in modo miracoloso, mentre invece, anche questo ennesimo concorso pubblico del 1991 era destinato ad essere irrimediabilmente perso (nonostante gli ampi, palesi ed oggettivi meriti) a causa del solito zampino e delle impietose trame della partitocrazia clientelare con indegni e complici appoggi sindacali. W l’Italia! W la Costituzione della Repubblica Italiana! Tradita!

4 – TERRITORI DI CONFERMA DEL SUICIDIO DEL SUD

Così, per me, Calabria prima e Molise poi, sono ”territori di conferma”. Cioè, ho avuto in Molise (in particolare in Alto Molise) più o meno i medesimi esiti complessivi negativi che ho ottenuto in Calabria (in particolare nella mia parte di Jonio). Non so, caro Tito, se avrò tempo e modo di trattare tale parallelo dei “Territori di conferma” dal momento che gli anni avanzano, travolgenti, al galoppo e spesso non lasciano nemmeno respirare. Tuttavia, ti posso anticipare che è risultata terribilmente e profondamente vera la deduzione che ne ho fatto, a conclusione della mia tesi di laurea del 1977, secondo cui (almeno dal 1860, fatidica data della predatoria unità d’Italia) è in atto un lento ma inesorabile e tangibile “suicidio del Sud” per motivi che qui sarebbe troppo lungo il solo elencare. Ma, da intelligenti, possiamo intuire.

7-italia-capovoltaHo notato che sicuramente in Calabria e in Molise (territori sperimentati in decenni di esperienza diretta e fin troppo sofferta), ma quasi sicuramente in altre regioni del meridione italiano (salvo qualche eccezione territoriale), esiste una situazione che mi fa pensare e ritenere che c’è gente pagata non solo per non fare niente, ma addirittura per ostacolare chi, persino a proprie spese, vuole fare qualcosa di utile e buono per la propria Terra. Personalmente sono un evidente esempio e addirittura un valido “test” di colui che le ha tentate proprio tutte. Mi sento di avere speso un’intera vita, suddivisa tra Calabria e Molise, raccogliendo un buon 90% di amarezze e soltanto il 10% di soddisfazioni per un’intera vita, appunto, di lavoro e di sacrifici spesi per il miglioramento a 360 gradi di questi territori. Territori, purtroppo, di conferma negativa.

Quando sarà la mia ora, me ne andrò, sicuro e cosciente di avere fatto non soltanto più del mio dovere di cittadino e di appartenente a queste comunità regionali e territoriali, ma di essermi speso addirittura molto oltre le mie possibilità concrete ed oggettive. Diciamo che la mia “paternità” si è compiuta totalmente in modo sociale piuttosto che in modo privato e familiare.

5 – LASCIARE UN BUON RICORDO

Caro Tito, le generazioni del popolo che ci hanno preceduto tenevano molto al fatto di lasciare un buon ricordo di sé, della loro vita. Tuttavia, ho notato, che tale sforzo fatto nel comportarsi bene nel corso di tutta l’esistenza veniva spesso invalidato da fango e calunnie. Rare erano le persone che ne uscivano indenni ed erano quelle che consideriamo più “carismatiche”. Ma, a volte, pure queste presentavano vere o false ombre. Insomma, quasi nessuno si salva dalle dicerie. Dalla nomea prodotta dalla insensata cattiveria umana e sociale.

8-logo-unione-ristoranti-del-buon-ricordoRagion per cui, gli adulti della mia famiglia hanno sempre cercato di inculcare a noi bambini un’educazione che esulava da ciò che poteva ricadere nel cosiddetto “rispetto umano” a tutti i costi, dal momento che è soltanto il senso della più assoluta onestà che deve guidare una qualsiasi persona. Certo, socialmente bisogna dare un buon esempio, ma non con ipocrisia, poiché onestà o falsità alla lunga vengono a galla.

Ma, mentre le generazioni del popolo cercavano di vivere il più onestamente possibile e con molta umiltà, la classe dirigente dei loro tempi si dava a intitolare vie, piazze e ad innalzare monumenti bronzei o marmorei in gran parte riservati a personaggi di cui però poi la Storia, scavando e documentando, ha scoperto crimini e nefandezze. Eppure intitolazioni e monumenti e persino celebrazioni pubbliche sono ancora là. Anzi continuano ad essere date o ambìte.

Così, ci rendiamo conto che la Memoria sociale è specchio della società che la esprime. Pensa, caro Tito, alla Chiesa cattolica che continua a dare il titolo di “santo” prevalentemente a sacerdoti e suore e altri affiliati, mentre vescovi e cardinali brigano per una tomba in cattedrale che prima doveva essere la più monumentale e ricca possibile. La pompa magna della dirigenza cattolica è emblematica dello sfarzo quotidiano delle gerarchie quando invece il Vangelo di cui si fanno vanto dice e impone davvero tutt’altro.

9-tomba-anonimaMolto meglio, allora, sotto il profilo evangelico, i Certosini che vivono appartati e penitenti e, da morti, il loro corpo è sepolto sotto una misera croce anonima. Quale è, dunque, il comportamento più giusto? Che tipo di esempio è necessario date alle presenti e alle future generazioni?…

Il paradigma delle nostre famiglie di paese è sempre stato quello della più assoluta ed intransigente “onestà” come presupposto indispensabile ed insostituibile di tutte le altre virtù individuali e sociali. Personalmente, ho avuto la prova, in un’intera vita finora durata 70 anni, che l’onestà è sinonimo di vera libertà e felicità esistenziale, nonostante tutte le sofferenze di cui entrambe sono balsamo e “compensazione”. Provare per credere. E, come ben sai, sono stato fortunato nel vivere, nelle campagne di Cardàra e in riva al mare Jonio, nella cultura contadina ed operaia e quell’Armonia che mi ha accompagnato e sostenuto in tutti i miei difficili percorsi sociali. E ancora oggi non mi abbandona ma mi sorregge.

Ormai sono almeno 40 anni che ho lasciato detto di essere cremato. Cosicché non avrò nemmeno una tomba pure per farmi ricordare, ma le mie ceneri dovranno essere disperse là dove le leggi in corso lo permettano. Lascerò un buon ricordo?… Non lo so, viste fango e calunnie e… “damnatio memoriae”! E non me ne importa affatto, neanche da “sobillatore” nato, poiché al momento ultimo della verità terrena ognuno di noi avrà (forse) almeno un estremo barlume di consapevolezza totale sul proprio intero vissuto e sarà allora che serenità o massima angoscia ci prenderà, a seconda della nostra vita spesa bene o male. Oppure mediocremente, senza infamia e senza lode. Personalmente, mi dico e resto veramente sereno, addirittura “felice” e in piena Armonia! Chi non lo è rifletta bene, molto bene.

6 – SOCIETA’ PREDATORIA CON ECCEZIONI

Caro Tito, la mia esperienza diretta e sofferta (ma anche l’esperienza delle mie generazioni precedenti e quella storica conosciuta) mi indùce a ritenere che viviamo in una società prevalentemente predatoria, pur con qualche buona eccezione che contribuisce ad aiutare la Natura a farci sopravvivere, nonostante tutto e tutti. Forse sarà bene educare le nuove generazioni a questa consapevolezza assoluta, visto e considerato come sono solite entrare con disinvoltura nel tritacarne sociale, specialmente attraverso le ideologie e le mode, dimenticando i valori fondamentali e fondanti di una vita etica, frugale e tendente all’Armonia.

10-predatoriTutta la mia pedagogia individuale e sociale ha tenuto presente la “società predatoria” e l’urgenza di contrastarla con l’incessante ed alacre lavoro di contro-cultura e di opere di sostegno e di valorizzazione delle generazioni e dei territori sotto attacco predatorio, mosso persino in modi accattivanti e irresistibilmente seducenti. Il “Grande inganno” è sempre in agguato per catturare le sue prelibate prede!

E’ bene sapere, fin nei minimi particolari, in che giungla viviamo e i pericoli (anche mortali) che nasconde. E’ altresì bene e meritorio affiancare e unirsi alle persone ed ai gruppi che, nella pratica e non nella ideologia, lavorano quotidianamente e con lungimiranza per una società veramente umana e più giusta. Salvare la dignità è l’imperativo principale. Sempre ovunque e comunque. Persa quella è come perdere la vita.

7 – SALUTISSIMI

Caro Tito, giorni fa ho scoperto per caso che c’è una persona che, a distanza di ben 53 anni, rilegge ancora (e la indica ad altri) qualche poesia di “Gemme di Giovinezza” la mia prima raccolta stampata il 13 dicembre 1967. Ne sono rimasto lieto ed ho avuto la certezza che persino i più umili ed indegni poeti, gli idealisti-pessimisti, gli utopisti-sobillatori come me possono avere un posticino nel cuore delle persone sensibili. E, più in generale, sono lieto che la poesia e gli ideali umani ed umanitari non si estingueranno finché ci saranno queste persone che ricorrono alle buone ed ìntime letture. Alimentando buona educazione umana e sentimentale. Non chiedo altro ai miei scritti che di far riflettere i lettori, possibilmente per o nel riconfermare e rafforzare nella loro vita i grandi valori o per conquistare l’Armonia cui converge tutto della mia vita e del mio pensiero restante. Forse forse non sono vissuto invano!

Alla prossima “Lettera n. 284”. Riconoscente cordialità,

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)

DUE FILES DA LEGGERE O SCARICARE
• COPERTINA LETTERA ALL’ALTO MOLISE
• Pagine interne LETTERE ALL’ALTO MOLISE