In relazione al contenuto dell’articolo “Acquario più grande…”, pubblicato sul sito Soveratoweb, ritengo opportuno evidenziare come alcune asserzioni esternate in seno al medesimo risultano prive di fondamento e non veritiere.
Leggo sempre con molta attenzione ed interesse gli scritti del professor Nisticò, però, mio malgrado, devo prendere atto che la cosa non è reciproca.
Contrariamente a quanto “giurato” dal Professore, io non ho mai affermato che l’acquario comunale di Soverato fosse il più grande d’Italia.
Per quanto riguarda la parte economico-finanziaria dell’acquario, contrariamente a quanto affermato sempre nello scritto, non ho necessità di accedere a tali informazioni poiché ne sono già in possesso (prova ne è il fatto che negli articoli pubblicati io stesso ne faccio menzione).
Pertanto, consiglierei un modo più efficace di lettura. Lavartus prodeo, Cartesio docet.
Ad ogni buon conto, desidero ringraziare il professor Nisticò sia perché sono certo che non avrà esitazione alcuna a rettificare quanto di non esatto da lui esternato sia perché con il suo articolo mi stimola ad un ulteriore chiarimento.
Il nucleo centrale della questione “acquario comunale” non è quello di formulare una sentenza di condanna o assoluzione nei confronti di un’amministrazione comunale che ha avuto, comunque, il merito di dotare la città di una struttura che poteva rappresentare, almeno potenzialmente, un elemento caratterizzante e di attrazione culturale e scientifica, né, tantomeno, quello di determinarsi su Acquario SI / Acquario NO e/o Clinica SI / Clinica NO!
Gli aspetti fondamentali sulla vicenda sono altri:
– le scelte strategiche concernenti il patrimonio immobiliare del Comune di Soverato, infatti, devono essere discusse ed elaborate in quel consesso chiamato Consiglio Comunale dove tutti i consiglieri possono esprimere il proprio pensiero e proporre anche soluzioni alternative sempre e solo per il bene dei cittadini e della città.
In merito sono convinto che si debba ripristinare il rispetto per la funzione ed i ruoli rivestiti dall’Assise della città. Il Consiglio Comunale, nella sua interezza, rappresenta democraticamente tutti i cittadini e, pertanto, deve rimanere la sede opportuna per tutte le decisioni fondamentali per la nostra Soverato. A mio modesto parere la politica non si fa sul web o, addirittura, sui social media.
– prima di decidere di cedere “a privati” un edificio comunale, per un periodo di 12 anni estendibile verosimilmente a ben 24 anni, sottraendolo di fatto all’uso ed al vantaggio di tutti i cittadini di Soverato, si sono esaminate tutte le strade alternative?
E’ stata esaminata, ad esempio, la possibilità di ripristino della struttura all’originario scopo?
Se tale operazione è stata ritenuta non conveniente, si è esaminata la possibilità di una riqualificazione della struttura attingendo da fondi regionali, nazionali ed europei (è di palmare evidenza e di pubblico dominio che con la casse comunali si può gestire a malapena l’ordinario) per destinare l’opera ad attività di pubblica utilità quali, ad esempio, sala congressi, museo del mare, biblioteca, aula didattica informatica comunale a disposizione di tutte le scuole di Soverato, sede di un’ipotetica struttura comunale di assistenza domiciliare agli anziani?
E se la riqualificazione della struttura a scopo di pubblica utilità non è stata valutata perseguibile, si è pensato ad affidare l’ex acquario ad un’associazione senza fine di lucro, magari con finalità scientifiche a tutela del mare, affinché la struttura potesse diventare un laboratorio scientifico permanente?
Nel periodo intercorso tra la chiusura della struttura e la decisione di deliberare l’avviso pubblico per la locazione dell’immobile sono state esaminate eventuali proposte di affidamento formulate al Comune da parte di associazioni senza scopo di lucro disposte anche ad accollarsi le spese necessarie per il ripristino?
Se, in ultima analisi, l’unica strada da percorrere sia rimasta la cessione a privati che, sicuramente trarranno profitto usando un bene pubblico, si è valutata una base d’asta che sia quanto meno dignitosa e congrua rispetto al valore dell’immobile per le casse comunali?
Allo stato dell’arte la base d’asta risulta essere di appena Euro 20.000 annui (circa Euro 1.600 mensili pari a 1,24 Euro al metro quadrato).
Per il bene della città, ancora una volta, chiedo che si fermi tale procedura e che si possa valutare insieme il futuro di un bene comunale che non merita certamente di essere lasciato al degrado odierno, ma neanche di essere “liquidato” a favore di pochi ed a discapito di tutti i cittadini.
Colgo l’occasione per ringraziare la redazione di Soveratoweb per la lodevole azione di informazione svolta senza soluzione di continuità a favore del nostro territorio e della nostra comunità.
Giacomo Mannino
Consigliere comunale di Soverato.
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