In ricordo di Don Lindo Formato

Il 30 Luglio scorso è stato ricordato a Bova Marina l’ex Parroco Don Lindo Formato ad un anno dalla Sua scomparsa.

Don Lindo arrivò a Soverato nel 1969, con l’incarico di catechista della scuola media dell’Istituto. Tre anni dopo è incaricato dell’Oratorio e ‘scende’ in Parrocchia, al fianco del parroco don Alfonso Alfano e del viceparroco don Nicola Rossi. In quegli anni Soverato conosce un improvviso e consistente incremento demografico, determinato da una altrettanto veloce sviluppo urbanistico.

Le famiglie che si trasferiscono in Città provengono da luoghi diversi e distanti, spesso da fuori regione; e il grande merito di quello stile parrocchiale fu quello di saperle aggregare attorno a un punto di riferimento: appunto la Parrocchia. I tre salesiani percorrevano strada per strada la città, per conoscere quasi uno per uno gli abitanti di Soverato, e in questo don Lindo incontrava in particolare i più piccoli, che accoglieva a centinaia in un piccolissimo oratorio.

Diede vita agli ADS Amici di Domenico Savio, associazione che raggruppava i ragazzini della scuola elementare e media. Un’importante iniziativa oratoriana, molto seguita, fu la Rassegna Cinematografica, con la quale educava i ragazzi a confrontarsi con capacità critica con i vari temi trattati, e ciò attraverso dibattiti e lavori di vario genere, che impegnavano centinaia di ragazzi in un’attività nuova e intelligente.

Nel 1978 Don Alfonso diventa Ispettore ed accetta l’incarico ‘a patto di poter nominare egli stesso il Parroco di Soverato’ che fu appunto don Lindo. Da subito don Lindo perfezionò l’esperienza della Comunità ‘Betania’; Soverato, infatti, era già sede di sette scuole superiori, quindi molto frequentata da adolescenti di tutto il comprensorio: la ‘vigna’ ideale per un salesiano che percepisce con compiutezza la sua missione.

Don Lindo insegnava religione al liceo scientifico statale e quindi aveva modo di conoscere decine di ragazze e ragazzi che poi puntualmente invitava in Parrocchia; questa diventa per quei giovani un fondamentale punto di riferimento per la preghiera (quotidianamente in gruppo si recitavano le preghiere del mattino e i vespri), per gli scambi di esperienza o semplicemente per stare insieme.

Quei giovani fecero da richiamo per le rispettive famiglie e così la parrocchia animata da don Lindo diventa un centro di aggregazione sociale per decine di famiglie soveratesi. Animò per tutti gli anni in cui fu Parroco la frequentata esperienza della Catechesi per gli Adulti, ma non trascurava i momenti di svago collettivo, attraverso l’organizzazione in piazza della Festa Popolare.

Comprese che, in quel tempo di forte ideologizzazione, i giovani dovevano essere strutturati anche nella conoscenza del moderno pensiero cristiano. Guidò quindi lo studio dei più importanti documenti del Concilio Vaticano II, forte della sua profonda preparazione teologica perfezionata in Palestina, e una volta all’anno organizzava un convegno in cui su quei temi si confrontavano i giovani di tutto il comprensorio.

La Parrocchia di Soverato con don Lindo fu profondamente radicata nel territorio e centrale nella Diocesi. Esemplificativo fu che nel 1984, Monsignor Cantisani arcivescovo di Catanzaro-Squillace lo volle al proprio fianco durante la visita di Papa Wojtyla in Calabria.

La particolare sensibilità per i giovani ne faceva un punto di riferimento nei consigli di classe del Liceo Scientifico: il Preside Pagano ci racconta della grande capacità di Don Lindo di saper cogliere fino in fondo le personalità, i caratteri, gli aspetti più nascosti dell’animo dei giovani studenti che andavano giudicati.
Di grande lungimiranza si dimostrò l’azione svolta nei confronti dell’Amministrazione Comunale del tempo, allorquando riuscì ad ottenere la prima autorizzazione provvisoria alla occupazione del grande terreno retrostante la Parrocchia, sul quale subito realizzò un grande campo di calcio e che in seguito ha costituito la base per la costruzione del nuovo grande Oratorio. Quel grande spazio, molto appetibile sul piano edilizio perché ampio e centrale, fu sottratto, grazie a una sua intuizione, alla cementificazione privata e destinato all’ingrandimento del complesso parrocchiale.

Si deve a Don Lindo l’avvio in Soverato dei primi esempi di volontariato, esperienza che la Città all’epoca non conosceva. Oltre al fondamentale apporto che seppe dare all’AVIS, esercitò grande attenzione per gli ammalati e fu il grande animatore di decine di volontari dell’Unitalsi, della cui sede soveratese fu fondatore; non mancò mai l’appuntamento annuale con il ‘Treno Bianco’ per Lourdes.

A turno i giovani della Betania venivano chiamati a fare i barellieri ed il preavviso di Don Lindo per quella esperienza era “Quest’anno ti faccio un regalo”. Ogni domenica mattina portava l’Eucaristia a diversi ammalati e anziani non deambulanti e si faceva accompagnare sempre dalle ragazze e dai ragazzi della comunità.

Altra iniziativa di grande prospettiva fu la creazione della Croce Azzurra, associazione di volontariato che, attorno ad un’ambulanza donata da alcuni illuminati fedeli, riunì una serie di volontari capaci di affiancare -spesso supplire- i servizi socio-assistenziali più essenziali della comunità soveratese. Indimenticabile l’apporto che quei volontari, guidati personalmente da don Lindo, seppero dare in occasione del terremoto dell’Irpinia del 1980.

Avvisato dai suoi parenti del beneventano in anticipo rispetto ai canali dell’informazione ufficiali circa le reali dimensioni della catastrofe, si recò sui luoghi con un gruppo di volontari. Lui e i suoi giovani arrivarono sul posto tempestivamente e forse più attrezzati, in un tempo in cui la protezione civile non esisteva; di ritorno quegli stessi giovani ci raccontarono che dovettero cucinare perfino per alcuni Vigili del Fuoco, i quali invece erano sui luoghi non completamente consapevoli delle reali dimensioni della tragedia.

Insomma, don Lindo a Soverato fu per anni il punto di riferimento di numerose famiglie, perché la chiesa per lui non era certamente solo la messa della domenica, ma era loro la seconda casa anzi la prima casa della Comunità, nella quale accogliere chiunque chiedesse un conforto, una parola, un aiuto, un momento di compagnia.

Andando via, invitò la Comunità ad accettare il distacco (certamente traumatico), con pace e serenità dell’animo, con un pensiero affidato ad un biglietto che molti ancora conservano gelosamente: “Conserva ciò che di buon hai visto e sentito. (…) Sii caldo nell’accoglienza; sii in tutto cordiale”.

Poco tempo fa mandò alla Comunità di Soverato una riflessione: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (2Tm.4,7). “Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre (meglio: “avanti a piccoli passi”) per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù” (Fil.3,12).
A piccoli passi, un percorso enorme. Grazie Lindo, nella speranza che Soverato non Ti dimentichi.

Domenico Calderoni