In ricordo di Mimì Caporale di Badolato, poetessa del sorriso e del silenzio.

Caro Tito,nella giornata dedicata ai nostri defunti, ti voglio dire di Mimì Caporale, la poetessa del sorriso e del silenzio, che ci ha lasciati molto prematuramente, nello sconcerto più straziante, proprio nel giorno del suo onomastico (San Domenico 08 agosto 2017). Quando se ne va tanto prematuramente una persona così, conosciuta fin dall’infanzia, si avverte almeno un triplo, profondo ed inconsolabile dolore … per lei che anzitempo non c’è più, per farci sentire il brivido che potremmo essere già in elenco al prossimo turno ed anche per quanto bene poetico, filosofico e spirituale lei avrebbe potuto ancora elargire a tutti noi.

La famiglia di Mimì Caporale è stata importante e significativa per tante cose in Badolato e, specialmente, in Badolato Marina quando (negli anni 1955-56) erano in fase di completamento i circa 330 alloggi popolari per i senza-tetto provocati dalla disastrosa alluvione jonica del 1951. Infatti, non c’era ancora alcun centro di aggregazione per i primi “spaesati” badolatesi i quali, provenienti dal borgo antico collinare alluvionato, cominciavano ad abitare gli appartamentini (di circa 60 metri quadrati cadauno) edificati in piccole ma graziose palazzine a schiera lungo la strada statale jonica 106 o sulle prima falde della collina detta “Monte Manna”, a corona della stazione ferroviaria che ne costituiva il suo centro naturale, strategico e topografico.

poetessa-mimi-caporale-di-badolato-1945-2017Così, la famiglia degli insegnanti Nicola e Franca Caporale (e dei loro numerosi figli) aprì il cortile dell’abitazione di Via Garibaldi per accogliere (principalmente nei giorni festivi) la gioventù badolatese di Marina per una sana e lieta aggregazione. Un evento memorabile quanto generoso e di grande responsabilità e solidarietà civile. Una manifestazione di affetto sociale che, data la sua significativa importanza, ho bene evidenziato in varie pagine dei sette volumi del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2005-2007).

In tale contesto, fin da bambino, ho avuto modo di conoscere ed apprezzare la gentilezza e l’accoglienza di questa davvero tanto benemerita famiglia, tra cui le sorelle Rosetta, Giuseppina, Ornella, Luisetta, Mimì, Graziella e Lucia alcune delle quali erano quelle che più animavano (assieme alla maestra Franca Carnuccio) quegli indimenticabili, utili e spensierati pomeriggi domenicali, poi ospitati nella canonica (e zone adiacenti) dopo l‘inaugurazione della chiesa dei SS. Angeli Custodi (14 marzo 1956).

A quel tempo (grazie anche ai padri francescani) tutte indistintamente le generazioni dei “Marinòti” (cioè i badolatesi della neonata Marina) s’incontravano nei locali e negli spazi messi a loro disposizione per quella “sana aggregazione” (davvero “sana” amo ripetere e precisare) che ha aiutato tantissimo i nuovi abitanti ad amalgamarsi amorevolmente. Nella ricostruzione edilizia e sociale, quelli furono anni epici, di grande e sincera solidarietà in quella nuova situazione logistica che necessitava di un abbraccio corale, senza divisioni politiche o di ceto (purtroppo intervenute però una dozzina di anni dopo e in modi assai aspri e divisivi).

aggregazione-parrocchiale-badolato-marina-1958Coloro i quali frequentavano di più l’ambiente parrocchiale eravamo noi bambini (io avevo 5-6 anni), ragazzi e giovani, in gran parte iscritti all’Azione Cattolica o partecipanti alle numerose attività sociali, culturali o religiose. Nel 1967 (dopo che ho pubblicato il mio primo libro di poesie “Gemme di Giovinezza”) parecchi di coloro che frequentavano la parrocchia mi davano da leggere le loro poesie o i loro diari. Tra coloro che mi hanno dato questa possibilità (che considero ancora un onore e un privilegio) c’era proprio Mimì Caporale, di qualche anno più grande di me essendo nata, come mia sorella Concetta sua amica, nel 1945.

Noi fratelli e sorelle Lanciano eravamo amici di tutta la famiglia Caporale. In particolare, dal 1956 in poi siamo stati vicinissimi di casa con la signora Giuseppina (sposata Rovito) e dal 1973 in poi, ho frequentato spesso (nel suo studio artistico-letterario) il “patriarca” prof. Nicola, che considero ancora, con molto affetto e devozione, uno dei miei più importanti maestri esistenziali.

Caro Tito, devo proprio dirti che leggendo le poesie di Mimì Caporale mi sembrava di essere davanti a quei poeti di caratura internazionale che sbalordivano specialmente noi giovani di quegli anni sessanta, che ci nutrivamo di “pane e poesia”!… Allora era raro leggere un “poeta-donna” essendo preponderanti i “poeti-maschi”.

I versi asciutti e stringati, ma profondi e a volte inaspettatamente saettanti, rispecchiavano l’acuta intelligenza e l’ancora più acuta sensibilità che hanno sempre caratterizzato Mimì così come il suo sorriso e i suoi silenzi. Tanto è che potremmo identificarla proprio come “poetessa del sorriso e del silenzio”… in ciò sintetizzando la sua visione della vita e il suo convinto comportamento esistenziale.

Ritengo che non facesse leggere facilmente ad altri le sue poesie, ma tra me e lei c’era uno continuo scambio di versi nei quali fissavamo la nostra crescita ed evoluzione giovanile, con i nostri ideali e le speranze proprie della nostra generazione che credeva in un mondo migliore e per questo viveva. Le foto di Mimì (fornitemi molto gentilmente dalla sorella Luisetta) testimoniano questo positivo atteggiamento ed il forte clima di speranza giovanile, persino di ottimismo … con un volto che guardava “oltre”. Solitamente tale nostro scambio di fogli o di quaderni avveniva in occasione di qualche attività aggregativa parrocchiale.

Ricordo che, una volta, leggemmo ininterrottamente per un intero pomeriggio domenicale i nostri rispettivi versi, seduti sui gradini della chiesa, più propriamente quelli che davano l’ingresso nel piccolo giardino della canonica. In quel pomeriggio, Mimì era più raggiante del solito e talmente gioiosa delle sue poesie che sembrava lei stessa una poesia vivente. E anche in seguito l’ho sempre intravista e conosciuta “donna-poesia” come nessun’altra, poiché la sua sensibilità era talmente tanta che rischiava di provocarle sofferenze e persino dolore proprio come capita agli spiriti più puri, eletti e sublimi.

Mimì, fin dall’adolescenza, è sempre stata misurata, delicata, mite e corretta specialmente con gli altri che molto spesso inondava con il suo sorriso luminoso. I suoi silenzi e i suoi sorrisi erano un linguaggio interiore tra i più rari ed intensi che abbia potuto conoscere nella mia ampia frequentazione di poeti ed artisti. Ritengo che abbiano influito sul suo carattere (davvero sempre tanto “signorile” sotto ogni punto di vista) pure gli anni di studio effettuati a Firenze, città che può riuscire ad affinare qualsiasi animo, anche quello già più gentile. Ha conseguito il Diploma Magistrale e poi, purtroppo, si è trovata ad interrompere gli studi universitari iniziati assai proficuamente. Si è dedicata così all’insegnamento nelle scuole elementari, come i suoi genitori e quasi tutte le sue sorelle.

I suoi piccoli alunni hanno goduto del sorriso e della tenerezza di questa maestra insolita, ma tenacemente generosa fino a sacrificare molto di se stessa pur di rendere ricchi interiormente e lieti i bambini che la Scuola e la Comunità di Badolato o dei paesi vicini (come Guardavalle) le affidavano. Un senso di responsabilità, quale raramente si riscontra persino in coloro che reputano la scuola come una missione davvero troppo particolare per permettersi il lusso di distrarsi anche per un po’. La gente e, in particolare, le famiglie dei suoi alunni lo hanno ben capito ed anche per questo Mimì era grandemente apprezzata ed amata dappertutto e, quindi, adesso assai compianta e rimpianta.

aggregazione-parrocchiale-badolato-marina-coro-1968Mi parlava con gioia dei suoi alunni, specialmente quando (organizzandoli in espressioni folkloriche) li rendeva felici e soddisfatti di aver fatto un buon lavoro, apprezzato ovunque in Italia e all’estero collezionando primi premi e trofei che moltiplicavano l’impegno a fare sempre meglio. La scuola con i suoi amatissimi alunni era la sua famiglia elettiva e non si risparmiava proprio come solitamente non si risparmia un genitore, esprimendo così all’ennesima potenza quella “maternità” e quella “professionalità” che costituiva sprone ed esempio per tutti gli altri. Infatti, era solita mostrarmi le loro foto proprio come una mamma mostra (con orgoglio e felicità) le foto dei propri figli.

Mi ha detto, dopo i funerali, la sorella Luisetta: “ Mimì curava molto la sua “professionalità” e anche per questo era molto apprezzata dai colleghi che ricorrevano a lei per avere delucidazioni sulle leggi scolastiche o chiarimenti sulla didattica, essendo bravissima specialmente in matematica. Le colleghe all’unisono in questi giorni di lutto hanno detto di apprezzarne la riservatezza, la segretezza, e il suo essere schiva da pettegolezzi e nel contempo la generosità nel condividere materiale scolastico senza gelosia di mestiere. Sono le testimonianze che ho raccolto in questo periodo”.

Ed ha aggiunto: “ Mimì non amava la solitudine in senso stretto. Da pensionata, la mattina usciva con la scusa della spesa e si incontrava con piacere con le colleghe, con le persone, soffermandosi a chiacchierare. Di pomeriggio si chiudeva in casa facendo lavoretti all’uncinetto o ai ferri, sfornando specie in questi ultimi due anni sciarpe, scialli, e svariati manufatti che regalava a parenti ed amici. Amava molto i documentari perché amava la scienza sotto tutti gli aspetti: astronomia, geologia, fisica, e non disdegnava la fantascienza. Era un’anima candida, pura, retta e come una bambina si fermava incantata a osservare i fenomeni atmosferici e non concepiva compromessi, inganni, furbizia, ma molto acuta nell’osservare la realtà. Probabilmente non si è sposata perché, per la sua rettitudine morale, rifuggiva da interessi egoistici o da compromessi valoriali”.

Con il passare degli anni, nei miei ritorni a Badolato Marina, ritrovavo Mimì sempre più schiva e riservata. So che scriveva sempre, ma non mi affidava più i suoi quaderni, come facevamo una volta reciprocamente. Si limitava a leggermi qualcosa, spesso su mia insistenza giacché ero certo che ogni suo scritto era di uno stupore e di una profondità da brividi. Ero insistente con lei pure per sollecitarla a pubblicare. Stimavo tanto la sua poetica e avrei gradito che la partecipasse a tutti attraverso una adeguata pubblicazione a stampa. Ma lei, schernendosi con la sua perfetta umiltà esistenziale (conquistata come pochi sanno conquistare una dote così bella), mi ripeteva che i suoi versi non avrebbero avuto alcun valore per gli altri, ma solo per se stessa.

1968-giovani-di-a-c-raccolgono-carta-e-metalli-per-beneficenza-badolato-marinaMa io, conoscendo il raro valore dei suoi versi, ero insistente e persino pedante (ma lei non si infastidiva, sorrideva soltanto, comprensiva della mia buona fede e forse un po’ anche compiaciuta). Le facevo ragionamenti sull’importanza (ma anche sul dovere e valore morale) di realizzare almeno almeno una raccolta delle sue migliori poesie … dal momento che, anche cristianamente, era necessario dare conto dei talenti ricevuti dal Creatore o, come semplicemente sostenevo io, dalla Natura. Mimì apprezzava la mia accorata insistenza, specialmente quando le dicevo: “Pubblica in forma anonima o con uno pseudonimo, ma pubblica!… Non puoi e non devi privarci dei tuoi valori e dei tuoi sentimenti!”. Così mi rispondeva: “Vedremo, forse un giorno, chissà!”. Ci fu un periodo che l’avevo convinta, tanto che s’era messa a scegliere quelle che riteneva non i migliori ma i componimenti più adatti ad essere resi pubblici (infatti, aveva tanto di troppo personale).

Sono ancora convinto che se, nel corso degli ultimi decenni, non fossi stato kilometricamente così distante, Mimì avrebbe dato alle stampe almeno una raccolta delle sue poderose poesie. Era pur sempre una “figlia d’arte” … il padre Nicola nel corso della sua vita aveva dato alle stampe quasi trenta volumi tra romanzi, poesie e novelle ed era così bravo ed importante che nel 1978 sulla rivista “Calabria Letteraria” ho affermato e che avrebbe meritato il Premio Nobel per la Letteratura. Infatti, la meritoria particolarità di Nicola Caporale era la sua pittura, la sua variegata scrittura con cui illustrava e raccontava e celebrava i più umili tra i suoi compaesani, quei contadini che amava tanto e con i quali solidarizzava con sentimento e civiltà lungimirante (come non facevano coloro i quali sui contadini hanno fondato la loro fortuna).

Avvertivo sempre di più (anche quando le esigenze della vita ci distanziavano per parecchio tempo) che il mondo interiore di Mimì cresceva a dismisura nella sua ricercata solitudine, un habitat più che naturale per chi, come lei, si nutriva di spiritualità inarrivabile persino per chi di sola spiritualità sembra essere fatto. E ritengo che sia stata proprio questa spiritualità inarrivabile che, poi, con gli anni, ha portato Mimì ad un esclusivo dialogo con se stessa, poiché i territori che era solita abitare non erano percorribili da altre pur eccelse sensibilità. A volte si diventa “unici” vivendo la propria più convinta vocazione personale ed umana.

mimi-caporale-giovane-in-bianco-e-neroL’aspetto che più mi stupiva di lei era l’essersi fatta una chiara idea dell’esistenza già in anni giovanili e ha voluto sempre più attenersi a questi suoi convincimenti, frutto di intense e profonde analisi filosofiche della vita e della società. L’ho capita ancora di più quando ho pubblicato nel 1995 il libro “Prima del Silenzio”. Infatti dopo averlo letto, ha esclamato: “Visto che stai cercando di arrivare pure tu al punto dove ero arrivata io anni fa?!”. Ed io, un po’ scherzando un po’ facendo sul serio: “Si sa che voi donne maturate molto prima di noi uomini!”. In effetti, oggi più che mai capisco che lei avesse avuto ragione quando discutevamo in parrocchia, attorno ai trent’anni, e lei mi sciorinava i suoi convincimenti che, adesso, sono diventati quasi totalmente miei, però a distanza di oltre 30 anni dalle sue più chiare determinazioni esistenziali. C’è chi arriva prima e chi dopo, però l’importante è arrivarci molto convintamente! Così io.

Adesso, dopo che giorni fa la sorella Luisetta mi ha detto che Mimì era bravissima in “matematica” (come la madre Franca Cuppari) ritengo che lei ci sia arrivata molto prima a capire chiaramente e definitivamente i contorni della sua vita già in età giovanile anche perché (appunto) era bravissima in matematica. E la matematica, si sa, è alla base di tutto (dalla musica alla geometria, dalle scienze totali alla filosofica, ecc.). Per cui, facendosi un po’ di conti esistenziali, non poteva non arrivare alla conclusione cui è giunta lei, in età precoce e in forte anticipo su noi altri, tenendo presenti pure soprattutto i contesti ambientali. Adesso mi spiego meglio come e quanto la sua vita sia stata di una eccellente coerenza … “matematica”.

Mi sono spesso complimentato con lei, nelle sempre più rare volte che avevamo occasione di un saluto anche veloce (dal momento che si diradavano, per i miei impegni familiari e professionali, le scese dal Molise in Calabria. Allora, pur non sapendo ancora del suo amore per la matematica, per lei avevo coniato l’espressione di una dimensione esistenziale “etico-scientifica” … cioè l’etica comportamentale come frutto di un rigoroso ragionamento valoriale scientifico cui attenersi e non come flebile etichetta socio-religiosa-civile cui quasi tutti solitamente ci affidiamo per raggiungere quella serenità esistenziale che Mimì aveva raggiunto anzitempo per percorsi e valori diversi dal resto della sua comunità.

mimi-caporale-giovane-seduta-du-una-rocciaE in questa scelta ardita ci vuole pure un po’ di “coraggio” perché è necessario superare il senso di percezione (spesso distorta) che l’ambiente circostante può avere di noi. Ritengo che andrebbe studiata ed approfondita la sua “etica-scientifica” poiché sono convinto che potrebbe portare a risultati etico-sociali strabilianti. Personalmente l’ho sempre ammirata e lodata per i suoi valori, per le sue scelte di vita.

Avendola conosciuta come l’ho conosciuta così da vicino nell’anima poetica e sublime, ritengo altresì e paradossalmente che Mimì ci abbia lasciati, così prematuramente, soprattutto perché aveva raggiunto una sua “perfezione” interiore, frutto di un immenso, titanico ed incalcolabile lavorìo esistenziale quale pochissimi oggi riescono ad affrontare, realizzare e portare a termine. Generalmente lavorare interiormente così tanto può far paura. Meglio non pensarci. Invece Mimì ci stava molto bene dentro!

Infatti, Mimì (ribadisco, per quello che l’ho conosciuta e seguìta fino ad un certo punto) era grandemente e serenamente a suo agio nel dialogo privilegiato con se stessa, limitando all’essenziale esistenziale e sociale quello con il suo ambiente ed il mondo esterno. Lo avevo già capito leggendo alcune sue poesie “filosofiche” giovanili. E mi ricordo che, a tale proposito, le avevo dedicata una poesia che evidenziava le nostre due posizioni allora un po’ divergenti (come era naturale, visti i differenti paradigmi esistenziali e la diversità di genere). Adesso mi piacerebbe rintracciare (tra tutte le mie “sudate carte”) quei versi che iniziavano quasi fraternamente proprio con “Cara Mimì” … una lettera in versi sui nostri diversi (ma non opposti) atteggiamenti verso la vita, che adesso nel 2017, pur a forte distanza, potrebbero dirsi convergenti e persino quasi identici, facendo salva ogni altra particolarità esistenziale e contestuale “ab origine” … dalla nascita!

Il mondo interiore di Mimì (come persona e poetessa) era diventato assai (o forse troppo?) preponderante nella sua vita e sicuramente lei ne traeva forza e meraviglie se il suo sorriso e la sua delicatezza sociale erano sempre ineguagliabili e sempre al top, senza alcuna incrinatura. Sono arciconvinto che i suoi familiari e anche noi amici di lungo corso dovremmo confortarci con il fatto che Mimì ha preferito dare vita agli anni e non anni alla vita (come si suoi dire, ma nel suo caso è verissimo). Secondo me, Mimì Caporale ha raggiunto e maturato una vita “compiuta” ed è come se avesse vissuto addirittura mille anni! Infatti, la sua “saggezza” esistenziale sembra aver trovato radici nelle epiche più antiche e nel più proverbiale humus.

Non so se, alla fin fine, abbia lasciato alle sorelle tutti i suoi scritti perché (se pubblicati) possano nutrire pure noi e tanti altri, in modo locale o universale (glocal). Sarebbe una vera gravissima perdita se non potessimo ammirare parte del suo immenso ed inimmaginabile mondo interiore. Almeno quel poco che ci permetta di capire come e quanto Mimì sia stata davvero grande come spiritualità esistenziale. Comunque sia, che Dio l’abbia in gloria, così come merita e, ancora e sempre, a Lei vada tutto il nostro più affettuoso ricordo! Finché vivremo noi vivrà anche Lei!

Cordialità e alla prossima! Ciao,

Domenico Lanciano (http://www.costajonicaweb.it)

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