Inaugurata al Museo Marca di Catanzaro la mostra dello scultore Massimiliano Pelletti


Classico e tradizione, come ispirazione, attitudine e soprattutto fuoco che alimenta lo sviluppo creativo, come Gustav Mahler sentenzia “Tradizione non è il culto delle ceneri ma la custodia del fuoco”. Classico è prima di tutto inteso in un’ottica dinamica, un punto di partenza da cui sviluppare soluzioni adatte alla contemporaneità. E’ questo lo spirito che si respira ammirando le opere dello scultore toscano Massimiliano Pelletti, in occasione di Looking Forward to the Past, in mostra al Museo delle Arti di Catanzaro fino al prossimo 30 aprile. La mostra – curata da Alessandro Romanini – inaugurata ieri pomeriggio alla presenza dell’artista, si avvale della collaborazione della Fondazione Rocco Guglielmo, dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro ed è realizzata grazie al prezioso contributo della Galleria Barbara Paci di Pietrasanta.

La personale rappresenta una tappa importante nella ricerca di Massimiliano Pelletti e offre al pubblico la possibilità di seguire un percorso scandito da circa trenta opere nella sua produzione più recente e vedere in anteprima la serie di sculture concepita appositamente per gli spazi del Museo delle Arti di Catanzaro. Il taglio del nastro è stato anticipato da una conferenza stampa di presentazione nella sala panoramica del museo, alla quale hanno partecipato, oltre che Pelletti e Romanini, il direttore artistico del MARCA Rocco Guglielmo, il direttore di Palazzo Reale di Milano e componente del comitato scientifico del Museo Domenico Piraina, la gallerista Barbara Paci. A rappresentare la Provincia di Catanzaro, il dirigente del settore Cultura Gregorio De Vinci.

Il direttore artistico del MARCA, Rocco Guglielmo, ha definito Pelletti, “artista raffinato con un bagaglio culturale notevole”, e la sua personale esposta al museo della Provincia di Catanzaro fino al prossimo 30 aprire una “iniziativa di pregio”. “Pelletti fa una operazione doppiamente coraggiosa, presenta delle sculture che indagano un altro filone di ricerca rispetto a quello per cui è conosciuto, vale a dire recupero del classicismo inteso in senso aulico – spiega Guglielmo – infatti in questa esposizione vediamo come si è è misurato con l’arte africana”. Questo classicismo europeo che si combina con l’arte africana, consente al MARCA di realizzare un progetto sognato da Guglielmo e Piraina: costruire un percorso che indagasse le civiltà che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo.

Ne parla proprio il direttore del Palazzo Ducale di Milano, Domenico Piraina, che dice di essersi interrogato a lungo su come e quanto la classicità avesse ancora da dire, con una risposta che non può che essere positiva. Del resto, Piraina ricorda come artisti del calibro di Picasso abbiano sentito, ad un certo punto della propria carriera, l’esigenza di indagare l’attualità del classicismo, di come l’antichità abbia influenzato la propria creatività per poi rapportarsi al presente con un linguaggio attuale. La gallerista Barbara Paci ha espresso grande apprezzamento per la realtà culturale catanzarese, ringraziando prima di tutto Piraina che ha segnalato la realtà del MARCA “dandoci la possibilità di connetterci ad un luogo veramente bello, come questa città. Grazie al notaio Guglielmo ho avuto modo di conoscere le tante ricchezze culturali e artistiche che contiene. Abbiamo scoperto una realtà affascinante ma anche generosa. Ricordate quante cose meravigliose avete”.

“Il classico, come il mito, sono concetti insiti in ogni civiltà a ogni latitudine: nessuna civiltà né singolo artista può pensare se stesso se non in relazione con un’altra società e un’altra forma d’arte che servano da termine di comparazione. Viene dunque considerata una dimensione in cui possono dialogare le sculture di Fidia e quelle Fang del Gabon, il canone di Policleto come le opere dei Baulé della Costa d’Avorio, le poesie dell’ellenico Callimaco con quelle di Birago Diop del Senegal – spiega Alessandro Romanini -. Questo spirito ha portato Pelletti, nel corso degli ultimi anni, a indagare la produzione plastica delle civiltà extraeuropee e a focalizzare l’attenzione sulla scultura del continente africano e a interrogarsi sulla sua storia e sulla natura delle sue arti, consapevole dell’esistenza di un concetto di classicità anche in questi luoghi, spesso sviluppatasi in parallelo, o addirittura, prima della nostra”.

Nel lavoro di Massimiliano Pelletti, la classicità assume una dimensione molto ampia anche grazie al rapporto con i materiali protagonisti delle sue opere. Raramente troviamo il marmo nella sua dimensione più pura, sempre più spesso sostituito da altri elementi naturali, nella maggior parte dei casi inesplorati dal mondo della scultura: la sfida è quella di scolpire quarzi, onici, calcari e altre pietre stratificate e casualmente combinate in natura, sfruttando ogni elemento che la natura stessa mette a disposizione e lasciando spazio alla ricerca e alla sorpresa. “L’Africa è un continente composto da cinquantaquattro diversi paesi e altrettante realtà culturali: ha una ricchezza espressiva e creativa immensa, abbinata a grandi capacità artigianali. In particolare, mi ha sempre stimolato il legame fra la dimensione plastica e quella rituale, quasi liturgica, delle sculture africane, in cui ritrovo la stessa ieraticità della scultura ellenistica e la dimensione totemica dell’arte dei pellerossa americani”, spiega lo scultore prima del taglio del nastro, introducendo con una racconto personale molto toccante che spiega come il rapporto con i materiali protagonisti non può che influenzare il percorso di uno scultore che nel marmo affonda le proprie radici familiari. Pelletti, infatti, racconta con la stessa intensità con cui usa lo scalpello di come Michelangelo fece grande quell’area della Toscana da dove viene scoprendo una vena di marmo, e di come 500 anni dopo, nel 1977, un gruppo di artigiani di Pietrasanta chiamati a sistemare la “Pietà” danneggiata da uno squilibrato, la restituirono a nuova vita intuendo di poter ricostruire le parti mancanti con carotaggio all’interno della scultura. Tra quegli artigiani che ‘salvarono’ il capolavoro di Michelangelo c’era il nonno di Pelletti, e tutta una storia intrisa di creatività e bellezza che è diventata quella di Massimiliano, da ieri in mostra al MARCA fino al 30 aprile.