Incendi in Calabria e fuori

 Che la Regione Calabria sia scassatissima, è una cosa nota dal 1970, da quando è stata [s]governata per due terzi del tempo dalla sinistra e per l’altro terzo dal centro(destra). Quanto alla Protezione civile, io farei una bella inchiesta approfondita su quanti soldi sono stati spesi, e che fine abbiano subito. È comunque un fatto che in Calabria si interviene ad incendio acceso, anzi devastante, e mai prima, e la prevenzione è un oggetto sconosciuto. Come mai? 

 C’è una teoria delle catastrofi, dai tempi del Diluvio Universale, alle pesti storiche (covid incluso), ai sismi, alle guerre: nelle catastrofi qualcuno perde e qualcuno guadagna. Ovvero, come sapidamente dicono a Cardinale, “u terremotu cu’ sterzu”.

 Spenti gli incendi, ce ne scorderemo, a parte le promesse in campagna elettorale, a cui non crede nessuno, anche chi poi voterà per il promettitore di felicità universale e du’ ova.

 Ma si sente di incendi in Sardegna, in Amazzonia, in Siberia, in Grecia, in California, in Algeria… terre lontane una dall’altra, Lasciamo perdere i piromani, che ci saranno pure, ma sono pochi matti. Per incendiare boschi non serve un accendino e carta di giornale: servono tecniche e materiali.

 Lo stesso per l’autocombustione, che è un caso molto raro; e ancor più per la sigaretta lasciata cadere da un cretinetti in auto.

 E allora? A parte ipotesi da romanzo giallo o film di disastri, è molto improbabile che tutto ciò stia avvenendo per caso. Cerchiamo di venire a capo del mistero?

Ulderico Nisticò