Incidenti stradali e “indagini in corso”


Ogni volta – spessissimo – che capita un incidente stradale con morti e feriti, subito accade di sentire o leggere due cosette: la “strada della morte”, e “le indagini sono in corso”. Solo che il corso delle indagini è sempre lungo, lunghissimo, e mentre il corso corre molto lentamente, ci dimentichiamo dei feriti e morti fino al prossimo sinistro. E invece tutti vorremmo sapere, e subito, le cause e le colpe dell’incidente.

Esempio. Decenni fa mi scoppiò una gomma in autostrada; sono salvo e ve lo racconto giacché io le emozioni le lascio alla poesia e al teatro, e nella vita reale sono più gelido dell’Artico. La causa era della gomma, per altro nuova, però difettosa; nessuna colpa da parte mia. Quando invece si sa di uno scontro frontale, la dinamica è evidente: l’auto di Pincopalla è uscita dalla sua carreggiata e ha urtato quella di Pancopilla che stava nell’altra carreggiata.

Questa è la dinamica; le cause possono essere anche fortuite, tipo gomma nuova che scoppia, oppure una buca eccetera, un malore; più spesso, molto più spesso ci sono colpe: eccesso di velocità, guida allegra e imprudente, ubriachezza, droga… Ebbene, lo vorremmo sapere, e con nome e cognome del colpevole, e sua foto in prima pagina; e me ne impipo della cosiddetta “privacy”.

Un altro esempio, per il quale potrei chiamare a testimonio chiunque. La tangenziale Soverato Nord – Soverato Sud è quotidianamente teatro di follie di mascalzoni che sorpassano in doppia striscia continua o direttamente in galleria. Incidenti ne succedono, però non ci dicono mai se la colpa è stata di Tizio o di Sempronio.

E, peggio, non c’è la benché minima telecamera che segnali le colpe, e provochi multe da levare il pelo e perdita di infiniti punti. Come mai?

Le strade sono quelle che sono: la 106 arrivò a Soverato nel 1935, e c’è pure una scritta su paracarro che qui non vi posso dire; chiedetemene in privato. Siamo quasi a un secolo. Ma non è che, se mai ne facessero davvero una nuova, strada nuova significa pista di Monza, e tana liberi tutti, tutti quelli che non sanno tenere a posto il piedino sull’acceleratore.

E concludiamo con una considerazione: se il massimo di velocità in autostrada è 130, e sulle strade normali è 90, come mai si continuano a vendere scatolette capaci di arrivare a 180?

Ulderico Nisticò