La notizia di stamani è, a Milano, ragazzini falciati da furgone. Vorrei sapere quanti incidenti stradali ci sono stati in quest’anno che volge al termine, e quanti morti e feriti. Quello che non saprò mai sono le cause degli incidenti, a parte le frasi fatte tipo “strada della morte” e altri lamenti scontati. Mai una volta che i giornali riferiscano nome e cognome di un colpevole, e se, come capita ogni giorno, sorpassava in striscia continua e in galleria!
Le strade italiane hanno le loro colpe. Esse risalgono o agli anni 1930-40, o agli anni 1970-80; da allora, poche strade nuove: penso alla mia Trasversale, che se mai nel 2030 sarà finita, sarà una strada progettata nel 1960: e si vede. Rari sono gli ammodernamenti.
Le strade, alla fine, sono troppe; e molte di loro sono di evidente natura elettorale e clientelare e amicale; e prive di ogni manutenzione. Nel nostro piccolo, pensate alle provinciali di Crotone e Vibo.
Intanto le auto degli anni 1970 sono diventati bolidi. E già, qualsiasi scatoletta arriva facilmente a velocità del tutto sproporzionate e alle strade, e, soprattutto, alla capacità di guidare di autisti approssimati. Voglio dire che chi sa guidare sa anche a che velocità andare, tenendo conto di qualità delle strade, condizioni dell’auto, situazione metereologica, e del proprio stato di salute.
E ricordandosi che esiste il Codice della strada, un testo poco conosciuto in tutta Italia… e del tutto ignoto a Soverato, dove appena c’è un rettifilo ogni cialtrone si crede a Monza. Peggio per le due ruote.
Urgono i limiti di velocità, ma non nel senso che mettono un cartello e tanti saluti: vanno effettualmente elevate contravvenzioni e pesanti multe, e giù ritiri di patente. E obbligo per giornali e tv di pubblicare in prima pagina la faccia del colpevole, con nome e cognome. Chi se ne impipa della cosiddetta privacy?
Ulderico Nisticò