Un quadro di isolamento totale, gelosia patologica e vessazioni fisiche e psicologiche. È quanto emerso nel tribunale di Cuneo durante il processo a carico di un idraulico, accusato di sequestro di persona e maltrattamenti ai danni della moglie e delle due figlie piccole. I fatti risalgono all’estate di quattro anni fa, quando la famiglia si era trasferita da poco a Murazzano, nell’alta Langa monregalese.
Una famiglia “fantasma”
Nonostante la vita di provincia, nessuno in paese aveva mai visto la donna o le bambine. A far scattare l’allarme sono stati i genitori della vittima che, dalla Calabria, non riuscivano più ad avere contatti con la figlia. Grazie alla loro insistenza, i carabinieri hanno teso una sorta di “trappola” per verificare le condizioni della donna, convocandola in caserma con un pretesto.
All’appuntamento si è presentato anche il marito. Mentre i militari ascoltavano il racconto della donna, l’uomo avrebbe dato in escandescenze, realizzando che il suo controllo stava vacillando: al termine del colloquio, infatti, la madre e le figlie sono state immediatamente trasferite in una struttura protetta.
Il bagagliaio e gli stuzzicadenti: i dettagli dell’orrore
Le testimonianze raccolte delineano un regime di vita agghiacciante. Tra gli episodi più gravi contestati, emerge quello avvenuto quando la donna era incinta di otto mesi: sarebbe stata rinchiusa nel bagagliaio dell’auto dal marito per impedirle di incontrare il proprio padre.
La claustrofobia non finiva tra le pareti domestiche. Secondo l’accusa, l’uomo:
Vietava alla moglie persino di uscire sul balcone.
Utilizzava degli stuzzicadenti incastrati negli infissi per controllare se le porte o le finestre venissero aperte durante la sua assenza.
Portava moglie e figlie con sé durante i lavori idraulici, costringendole a restare chiuse in auto per ore sotto il suo controllo visivo.
Un nomadismo dettato dalla paranoia
Dalle deposizioni dei testimoni, tra cui una volontaria del centro antiviolenza che ha assistito la vittima, è emerso che la famiglia aveva cambiato spesso città – spostandosi tra la Germania, la Lombardia e infine il Piemonte – proprio a causa della gelosia ossessiva dell’uomo, convinto che la moglie potesse avere contatti con altri uomini.
Il processo prosegue per accertare le responsabilità penali dell’imputato, mentre la donna e le bambine stanno cercando di ricostruire la propria vita lontano da quella che la vittima ha definito una “prigione senza sbarre”.