Leggete 1984 di Orwell, anche a proposito della neolingua, cioè del potere del linguaggio per condizionare le coscienze e le menti.
Facciamo un esempio quasi quotidiano: l’abuso di frasi fatte come “baby gang” in caso di delitti, a volte di sangue, commessi da giovanissimi; un’espressione che inevtabilmente fornisce un alibi, un invito a passarci sopra, tanto sono “baby”, bambini, tesorucci; e invece i simpatici frugoletti vanno in giro con coltelli e pistole, e ne fanno uso.
Ora, io capisco che i giornalisti si devono salvare il pane, a rischio di una querela se usano le parole esatte come delinquenti; ma i giudici e gli inquirenti non devono leggere i giornali, bensì i Codici, e arrestare e condannare i colpevoli. A proposito, colpevoli sono anche i genitori.
Ancora a proposito, tocchiamo un argomento spinoso, quello della dea Venere. Negli Stati Uniti, una signorina o un giovanotto di 17 anni, 11 mesi, 29 giorni e 23 ore è “minorenne”, quindi chi avesse con loro del commercio carnale, commette pedofilia; un’ora dopo, a 18 anni compiuti, può darsi a cose da far passare Messalina per una santa, ed è liberissimo/a, anzi se qualcuno trova da ridire, si becca una denunzia per violazione della “privacy” o roba simile. Giusto, ma ciò negli USA; qui siamo in Italia, e l’età del consenso all’amore è di 16 anni; anzi, con una piccola indagine, anche 14/16. Giudici e inquirenti e giornalisti sono padronissimi di vedere film americani, ma non di indagare e giudicare secondo i film.
Accenniamo a Garlasco. Se fossi io a condurre le indagini, o meglio se fossi stato io già all’epoca del delitto, la prima domanda che mi porrei non sarebbe “chi” ma “perché”: se il delitto è avvenuto per un generico raptus di follia; se, invece, per un raptus specificamente sessuale; o se il delitto è stato accompagnato e preceduto da situazioni oscure, o decisamente torbide: ci sono stati, in quell’ambiente, casi ancora dubbi, tra cui almeno una persona defunta; situazioni che possono aver coinvolto chiunque: e quando dico chiunque, io, come ipotetico indagatore, dico CHIUNQUE.
Se invece uno è condizionato da una qualsiasi ideologia pro o contro, è costretto a non indagare su tutti, bensì ad escludere qualcosa o qualcuno. E se non sappiamo il perché di quel delitto, sarà sempre difficile, quando non errato, individuare il colpevole.
E ce ne sono, di fatti strani! A proposito del caso Orlandi, come mai non sappiamo chi fece seppellire un delinquente in una chiesa, cosa vietata fin dai tempi di Napoleone? E chi concesse autorizzazioni eccetera? E come mai spuntano testimoni dopo quasi mezzo secolo? Mezzo secolo in cui i possibili colpevoli del caso Orlandi sono morti di vecchiaia (???), e, quale che sia stata la causa del trapasso, mors solvit omnia.
Insomma, basta ideologia, basta buonismi e innocentismi a priori, basta categorie protette: bisogna solo indagare. E mi spiace dirlo, le vittime di un delitto non sono per forza innocenti.
Ultimo esempio: quando avviene un incidente stradale, la colpa non è quasi mai della strada, è del conducente almeno nel 75% delle circostanze. Perché non veniamo poi a sapere se l’incidentato era o no responsabile? I giornalisti se la cavano con “La strada della morte”, e amen.
Concludo citando I miserabili di Hugo. Jean Valjean, sotto mentite spoglie di borghese parigino, viene rapito dai Tenardier e salvato da Mario, il quale avverte… sono le cose incredibili ma emozionanti dei romanzoni ottocenteschi: ma sì, proprio Javert, l’arcinemico di Valjean.
Alla vista della polizia con Javert in testa, Jean se la dà a gambe per evitare di tornare in galera. Il solerte ispettore commenta così: “Bisognerebbe sempre iniziare arrestando il rapito”. Non so se è chiaro.
Ulderico Nisticò