Insieme si può. Sempre.

Negli Ordinamenti scolastici più recenti, uno degli obiettivi formativi più importanti e intensamente proposti agli studenti attraverso varie attività scolastiche ed extrascolastiche, è l’acquisizione  della competenza di Cittadinanza.
Fa parte degli otto punti chiave europei (competenze sociali e civiche) che lo studente-futuro uomo è tenuto a raggiungere nell’arco della sua esperienza formativa e per il resto della vita; è proprio questa competenza la versione aggiornata, ampliata e arricchita di tanti nuovi contenuti della superata Educazione Civica, che offriva circoscritti saperi relativi al contesto delle istituzioni, gli organi dello Stato e il rispetto delle norme del vivere civile.
L’essere cittadino del mondo e consapevole abitante dell’universo oggi è un obiettivo che la scuola persegue in modo lineare e trasversale dove di bambini e ragazzi, sono formati a divenire costruttori della propria vita e abili conoscitori di strategie di problem solving, di percorsi personali dove le proprie abilità e conoscenze diventano insieme know how. Nel territorio a cui appartengono e dove andranno nel futuro, nelle cose di ogni giorno, dalle più semplici alle più complesse, gli uomini del futuro studiano e svolgono attività finalizzate al consolidamento della consapevolezza di appartenenza a un luogo e a una cultura con cui relazionarsi, agire, fare.  Nei sistemi ambientali in cui il rispetto della natura, della salute e della persona sono fondamentali modi dello stare al mondo, il senso di cittadinanza e legalità ne sono il patrimonio umano indispensabile.

All’interno di questi ambiti disciplinari che la scuola intreccia con altre agenzie educative come la famiglia, le istituzioni religiose, laiche e gli ambienti di svago, emerge un comparto che oggi assume una prioritaria considerazione, un significato di urgenza: l’educazione alla legalità. E’ un termine questo, che ricorre ormai frequentemente nella nostra quotidianità. Non può essere scisso da nessun luogo della vita poiché si è obbligati giustamente a osservare e mettere in pratica ogni suo aspetto; è una questione seria la legalità del vivere, così come la vita illecita e borderline che spesso ma non sempre è un bagaglio culturale riconoscibile dagli aspetti più apparenti: un tipo di linguaggio, di movenza, di sguardo, di gestualità che palesano quelli più nascosti e più epistemologicamente significativi. Il pensiero etico che nel lontano passato si distingueva in pure elaborazioni teoretiche e difesa dei valori morali, oggi si traduce in forte esigenza di “educazione” pratica e formazione comportamentale di una società in pericolo.

Sono due le forme di pensiero e di attitudine, contrapposte e coesistenti che fanno della nostra umanità un unico essere sofferente e bipolare, difficile da curare e ancor più guarire. Una, sente in modo innato il dovere ma anche il bisogno di rispettare, comprendere e amare ciò che sta intorno, che sia l’ambiente, le persone, tutto quello che è altro dalla centralità ego riferita; l’altra, privilegia gli istinti che precedono e sopprimono la ragione: il desiderio irrefrenabile di essere e avere a prescindere anche solo dal semplice buon senso e dalla coscienza. E allora coesistono nello stesso attimo storico cose buone e cose negative. A volte il confine è solo immaginario, invisibile, indistinguibile come un caos. In mezzo a questo eterno conflitto di tendenze latenti ed espresse, ci sono da sempre le mediazioni, quelle parti che si incastrano nella confusione e lavorano per portare equilibrio e giustizia, conoscenza, cultura, regole.

Il lavoro degli Stati, delle organizzazioni, di un’umanità intera, lo troviamo capillarizzato nella geografia fisica e politica del mondo, negli agenti educatori come la scuola, fortemente responsabilizzata alla crescita sana e culturale degli studenti. Da questi presupposti generali e universali, la scuola assume il valore di un’istituzione inserita in questa capillarità; in ogni piccolo o grande centro urbano ce n’è almeno una che oggi, oltre a rispettare i bisogni culturali e le richieste sociali di un territorio, condivide principii e strategie educative anche con il resto del mondo che vive comuni problematiche.  A Soverato per esempio, alcune di queste sono state discusse a metà del maggio scorso, dall’Istituto Comprensivo Soverato I° che ha organizzato al Teatro Comunale della città, Insieme si può, un incontro dibattito centrato sull’educazione alla legalità.

E’ un argomento che sta a cuore agli educatori contemporanei tenuti a indagare e correggere il rapporto distorto dei giovanissimi con la libertà e la legalità, gli stimoli esterni e le devianze come il bullismo, il cyberbullismo, la piccola criminalità, potenziali pericoli per le vite in formazione nelle quali la prevenzione attraverso strategie pedagogiche, percorsi integrati, campagne formative e attività didattiche, è fondamentale.

Nomi d’accezione hanno rappresentato vari settori preposti a queste finalità, portando l’esperienza e la testimonianza del loro lavoro e del loro impegno sociale nell’ambito minorile. Il dirigente scolastico Maria Spanò che vive con cuore il suo mandato scolastico, ha raccolto a sé figure eminenti che condividono con lei e la scuola che rappresenta, gli stessi obiettivi: la comprensione dei problemi dei giovanissimi e delle loro famiglie, delle devianze, della conoscenza profonda delle personalità in crescita.

Beniamino Calabrese, Avvocato generale della Corte di Appello di Catanzaro è stato esplicito nelle sue dichiarazioni: l’adolescente va considerato una persona speciale a cui dare fiducia e speranza, convincendolo che può farcela e che la sua vita e il suo pensiero hanno un valore, che dall’errore si rinasce recuperando una vita migliore.  Autore e promotore dell’istituto della Messa alla prova e della mediazione penale, lotta da anni per la creazione di una dimensione penale specifica e di un tribunale ad oc per i minori in difficoltà. Non è come giudicare o interrogare un adulto nel caso di un reato, e il successo di un avvocato in una causa non è quello di vincerla ma di recuperare il minore attraverso uno studio approfondito della sua biografia e delle cause che ne hanno favorito la devianza. Il DPR 488 dell’88 è stato considerato uno dei migliori processi al mondo, nel rispetto dell’articolo 27 della Costituzione e non potrà mai essere sostituito da disegni di legge che ne sopprimano i princìpi e cioè la specificità del mondo minorile e il bisogno del suo recupero, anche attraverso le azioni legali e penali. A questi principi si affianca Il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Salvatore Maria Curcio, autore di molte inchieste antimafia che hanno portato in carcere centinaia di affiliati alla ‘ndrangheta nell’ambito del traffico internazionale della droga. Le famiglie hanno un ruolo decisivo nella cultura della mafia in cui crescono i loro figli e sono proprio loro spesso le vittime più innocenti della barbarie mafiosa. C’è un lungo elenco di bambini uccisi in decenni da dinamiche e codici inaccettabili. Ancora più vittime sono quei bambini che “sopravvivono” senza via di uscita perché germogliati in humus contaminati dove sono “educati” dalle gerarchie familiari al pensiero illecito.

 Le istituzioni non strappano i bambini dal loro habitat per sradicarli ma per offrire loro opportunità di un’esistenza corretta e libera, fatta di lavoro onesto,  di studio, quello stesso che offre l’istituzione scolastica di cui ha parlato il vice direttore generale dell’Ufficio Regionale della Calabria Giuseppe Mirarchi. Grande esperto del mondo dell’istruzione in Calabria, profondo conoscitore degli organismi che lavorano dietro il funzionamento del sistema scolastico, delle sue norme, delle sue proposte culturali, afferma che la scuola deve essere con la famiglia, la struttura educativa indispensabile e che attraverso le persone preposte copra l’intero territorio calabrese e, dove avviene la soppressione di scuole per varie ragioni, ci si trova davanti a un fallimento da risanare nel più breve tempo possibile.

In questo incontro articolato ed emotivamente sentito, si è respirato anche il senso di responsabilità e coinvolgimento civile che ha riempito il teatro di un pubblico vario, per età e professioni, oltre alle famiglie degli studenti che hanno trasmesso grandi emozioni musicali e poetiche nelle loro performances artistiche.

Una completa orchestra di piccoli musicisti guidati dai Maestri Gaetano Bongarzone, Pietro Grande e Caterina Corasaniti, ha stupito ed entusiasmato tutti, così come un gruppo di giovanissimi della scuola secondaria inferiore di primo grado facente parte dell’Istituto Comprensivo che ha saputo grazie alle docenti Mariella Bruzzese e Anastasia Crimi, esprimere per versi e prosa il senso di legalità.

La scuola che è per i nuovi principii e orientamenti un ambiente di “inclusione” e di felice coesistenza con le diversità, oggi considerate opportunità di arricchimento culturale, crescita e confronto, annovera tra le più importanti alleate, la Chiesa e le istituzioni religiose varie, perché al di là della fede qualunque essa sia, è proprio qui che si sviluppano i germi dell’amore per il prossimo e il sentimento del rispetto degli altri. Un concetto, questo, fondamentale nel principio di cittadinanza e consapevolezza culturale e, un relatore d’eccezione come il vescovo di Cerreto – Sannita –Telese- S. Agata De’ Goti, Domenico Battaglia, ha rappresentato il completamento di questo progetto educativo trasversale. Da tutti conosciuto e amato come il grande e coraggioso “prete di strada”, Don Mimmo Battaglia è partito come sacerdote dal piccolo paese di Satriano, abbracciando l’amore per gli ultimi, per le persone che quasi non esistono e sopravvivono nel magma della violenza, della povertà e dell’emarginazione. Nella sua vita non si è mai chiesto chi è Dio, ma da che parte sta, dove sta, cosa fa per quel mondo sommerso e quasi invisibile. Quel Dio lo troviamo nelle nostre azioni di soccorso, nell’impegno quotidiano a rendere il mondo migliore, credendo negli ideali, nella vita. I suoi viaggi nel mondo e nei Paesi in guerra, hanno costruito la sua forza e il suo carisma energico, concentrato nell’attività apostolica non solo spirituale ma anche materiale che offre nell’aiuto ai poveri e ai bisognosi. E’ dalla strada che comincia la Chiesa ed è lì che bisogna stare per avvertire e vedere la vera presenza di Dio. Commuove don Mimmo per la sua caparbietà e quasi brusca dichiarazione d’amore nei confronti dell’umanità che soffre, soprattutto per i bambini e gli adolescenti che ancora non conoscono la dimensione filosofica e gnoseologica della vita. Alcuni, tantissimi, hanno a disposizione tutti gli strumenti per poterle acquisire e sono i nostri figli, fortunati perché nati in luoghi prosperi, sviluppati, ricchi. Altri no. In entrambi i contesti, tuttavia, si annidano insidiose le trappole dell’illegalità e della devianza. Noi grandi dobbiamo saperlo.

Vittoria Camobreco

 

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