
Recentissimo lavoro di Oreste Pace
Stamani all’alba, tra sonno e dormiveglia, ho avuto un sogno curioso, che non serve di racconti nei particolari, ma che, analizzato ora a mentre lucida, mi è parso un ottimo esempio di cosa sia veramente l’IA. Posso dirvi che confluivano due ricordi: uno di anni fa e uno di ieri sera, fusi in uno. E quante volte vi sarà capitato di sognare cose stranissime e vere? Dico vere perché memorie reali, stranissime perché non dovrebbero coesistere, però coesistono e interagiscono.
Io sono dell’avviso che la nostra memoria conserva tutto quello che abbiamo visto e sentito e subito e fatto; se funziona, cioè se è fisiologica e sana, utilizza i ricordi in modo organico e ragionevole e utile; se è malata, come accade, non li controlla, e penso tutti abbiate avuto esperienza di memorie patologiche che o sono spente o sono troppo accese.
Memoria sana è, per esempio, quella delle opere letterarie, in cui l’autore richiama sia realtà da lui vissute, sia, molto spesso, citazioni di altri autori. Mi spiace turbare le reminiscenze scolastiche di discenti e docenti, ma quando il Leopardi canta che Silvia lavora al telaio, sarà stato anche vero che l’ha visto dalla finestra, ma soprattutto è un frammento di Saffo: “dolce madre, non posso più far risuonare l’arcolaio, domata nel cuore dal desiderio di un giovane”, cioè è innamorata.
E quando padre Dante incontra Beatrice, il meno che potesse fare era citare Virgilio, “veteris vestigia flammae”, e potrei continuare per giorni. Questi esempi mi servono a capire che la memoria mentale di Dante e quella di Giacomo sono intervenute a momento opportuno, e non perché i due avessero bisogno di “copiare” da Saffo e Virgilio, ma quasi per un obbligo e per convenzione letteraria e per omaggio ai grandi del passato, quindi alla propria cultura.
E quando ieri sera 25 abbiamo presentato, a Camini di fronte a un buon pubblico intelligente, questo bel libro di Oreste Pace, vi abbiamo trovato tantissima mitologia greca e latina, frutto della cultura di Oreste; e mitologia che, nei secoli, si è autocreata nei racconti del mito, divenendo poi anche letteratura formata. Quando al greco che raccontò di Scilla servì sapere di Zeus, di Poseidone, di Glauco, di Oceano… trasse alla luce una memoria sedimentata nella mente; e così ha fatto Oreste Pace. Ecco un libro da divorare con interesse ed emozione.
Tra sogni di notte e sogni poetici, concludo che l’IA è solo una memoria immane, che attinge a qualsiasi cosa, conserva tutto, e l’utilizza quando e come serve. Serve, a chi? A chi… all’essere umano che l’adopera, e l’adopera in quanto strumento.
Ho già scritto che i Feaci [i quali NON abitavano certo in Calabria!!!] ignoravano dove si trovasse Itaca, però le loro navi, munite di qualche IA, lo sapevano, e bastava dire “Itaca”, e qualche cervello nautico indicava la rotta. State tranquilli, amici, l’IA delle navi dei Feaci può andare solo a Itaca, e non succederà mai che cambi idea per capriccio, o perché, malata di perfezionismo, pensi che è meglio un altro posto. L’IA, infatti, non pensa, ricorda, come successe a me questa mattina a occhi chiusi.
Ulderico Nisticò