Invito per il 20 luglio

Avvertenza: chi dalle vicende del Meridione nel XIX secolo si aspetta di ottenere emozioni, verrà a San Sostene Marina il 12 agosto, e si goda la fiera e tragica vicenda della “Leggenda di Momo”, di UN, regia di Franco Procopio, con attori sansostenesi e altri amici. Sarà, infatti, teatro.
Niente emozioni, il 20 luglio. Come indicato, si presenta un libro di storia, “sine ira et studio, quorum causas procul habeo”; freddo e ragionato, senza odi e simpatie, perché dal 1860 sono passati 156 anni; e se il Sud è messo male, come in effetti è messo malissimo, la colpa non può essere di tanto tempo fa, ma è di gente tuttora viva e, altalenante, anche al potere; nonché di noi, me incluso, che li votiamo.

Un libro per epitome, cioè sintesi: chi cerca particolari e pettegolezzi… beh, magari ce ne andiamo a cena e vi canto “La contessa di Castiglione… e il conte Nigra… ”; però mica penso che la storia d’Europa e d’Italia sia stata fatta davvero nelle alcove più o meno segrete di Napoleone III e consorte Eugenia. Sintesi significa narrare ciò che conta, ovvero, come insegna il Vico, i due occhi della storia: geografia e cronologia; dunque i nudi fatti, la geopoltica; fatti politici: nascita e caduta di Stati; idee, ideologie e partiti; guerre, paci, trattati…
Regno delle Due Sicilie, e non il Meridione dai tempi del re Italo: come fu che i due Regni borbonici separati di Napoli e Sicilia venissero fusi in uno solo, e ciò solo l’8 dicembre 1816; e cosa fecero i quattro re di tale Regno; e come questo cadde.
Cadde, ve l’anticipo, per essersi politicamente estraniato dalla storia d’Europa e d’Italia dopo il 1850, e proprio quanto le intese tra Napoleone III e Cavour mettevano in crisi gli equilibri italiani. Rimasto passivo, passivo e non “neutrale”, il Regno non si preparò ad eventuale minaccia (eventuale, si fa per dire: lo sapevano tutti tranne a Napoli!), e non resse all’urto di Garibaldi; e all’intervento del Regno di Sardegna ormai non contro i Borbone finiti, ma contro Garibaldi che voleva puntare su Roma protetta dalla Francia.

Fatti politici, come vedete: un episodio dello scontro ideologico dell’Ottocento, che non fu tra rivoluzionari e reazionari, fu tra liberali e democratici. Chi sa d’Europa, si ricordi della Comune di Parigi.
Fermato Garibaldi, l’esercito sardo portò a termine l’annessione del Sud, di fronte all’altrettanta passività dei liberali napoletani.
Il libro si ferma alla resa militare di Gaeta, il 13 febbraio 1861. La guerra continuò… no, ahimè, la guerra iniziò dopo, con l’insurrezione reazionaria dei briganti, che durò a lungo. Ma di questo, un’altra volta.

Alla cruda storia seguono però delle Spigolature messe quasi a caso, divagazioni a ruota libera, che qui vi elenco:
– La sociologia del maiale;
– L’indipendenza italiana e i Borbone;
– Terremoti e Borbone;
– I Borbone illuministi;
– Intellettuali meridionali illuministi del XXI secolo;
– Partiti politici nel Meridione;
– Geografia delle Due Sicilie;
– La lingua del Meridione;
– Feudatari e nobili;
– Letteratura e filosofia;
– Due occasioni perdute;
– La memoria storica;
– Una statua e le ferrovie;
– L’esercito di Franceschiello;
– Ferdinando II in Calabria;
– I nemici delle Due Sicilie.

Questi non sono nudi fatti, e perciò ogni mia opinione ivi espressa può essere discussa. Però si apprendono tanti particolari stuzzichevoli, e, per incuriosirvi, eccone due soli. Dopo la Napoli – Portici, il Regno non fece quasi più ferrovie, 99 km in tutto nel 1860. Come mai, se i progetti c’erano e i soldi pure? Le fece poi lo Stato unitario. Udite udite: nel 1858, come tutti sanno, apparve a Torre [Ruggero] la Madonna; gli abitanti chiesero una statua al religiosissimo re Ferdinando II, che subito la promise, però morì, senza statua, il 22 maggio 1859; fu rinnovata la richiesta al pio Francesco II, che subito la promise, però, senza statua, lasciò il Regno il 13 febbraio 1861; la statua arrivò a Torre dieci anni dopo, inviata, ma, statene certi, “a sua insaputa” dal poco devoto Vittorio Emanuele II di Savoia. Se la cosa vi ricorda la 106 e la Trasversale delle Serre, ebbene, andò proprio così.
Arrivederci al 20 luglio.

Ulderico Nisticò

 

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