Io voglio il Ponte; e la storia dell’arretratezza meridionale


 Nessuno pensi che io intenda rinunciare a trattare la guerra in Terra Santa. È che credo di aver detto tutto: lo Stato d’Israele e i Palestinesi devono essere COSTRETTI alla pace, quanto meno nel senso di smetterla con la guerra.

 Oggi torno a parlare del Ponte, ribadendo che lo voglio, e prima possibile. Lo voglio perché utile in sé; lo voglio perché ogni lavoro pubblico è volano di lavoro, quindi di economia sana e di rifiuto di ogni forma di assistenzialismo diretto e indiretto.

 Ci sono alcuni che si oppongono, inclusi alcuni più o meno spacciati per intellettuali. Non è la prima volta, anzi ci sono precedenti millenari.

 Dice Polibio, nel II secolo aC, che la costa tra Reggio e Taranto era ἀλίμενος, da ἀ-λιμήν, senza porti. C’è una ragione geografica; ma anche, forse soprattutto, una scarsa se non nulla volontà di commercio tra le città magnogreche; donde le continue guerre.

 Roma, che non stava a sentire capricci di intellettuali, tracciò la grande strada da Polla a Reggio; una ionica; una trasversale (quelli erano tempi!)… Consultate la Tabula Peutingeriana.

 Veniamo a tempi di più recenti. Nel 1839, re Ferdinando II delle Due Sicilie inaugurò il tratto ferroviario Napoli – Portici, km. 7; era la prima d’Italia. Alleluia, vero? ahahahahah: nel 1860, anni venti dopo, la ferrovia era diventata la Salerno – Capua, per un totale di km. 99, manco 100; fine delle ferrovie duosiciliane. Per la cronaca, 99 km era il totale delle ferrovie del microscopico Ducato di Parma; mentre il Piemonte ne vantava 900, con intelligente tracciato volto anche ad esigenze strategiche, e che si rese molto utile nelle operazioni contro l’Austria del 1859.

 Mancavano i progetti, pensate voi? Ma no, ce n’erano a decine. Mancavano i soldi? Macché, il Regno ne aveva, tenuti fermi a fare la muffa, ma ne aveva. Perché non si fecero le ferrovie? Per i seguenti motivi:

1. Non appena si spargeva la voce che il re intendeva tracciare binari da X a Y, subito il sindaco di Y e il barone di Y proponevano una variante, e sempre con ricchezza di argomenti storici, filosofici, letterari, estetici, poetici, profetici… e, in realtà, di comodi personali. Il re, invece di sbatterli nel più cupo carcere dello Stato, dava loro retta e cambiava il progetto; per poi cambiarlo ancora. NOTA: Ferdinando II era sovrano assoluto, quindi se non li arrestò fu colpa sua.

2. C’era sempre qualcuno che aveva un’idea migliore: tipo gli svincoli soriereschi della mia Trasversale delle Serre, per capirci. Ma l’ottimo è nemico del bene.

3. In attesa della perfezione e della felicità universale dei sudditi, si andava avanti a “poi vediamo”, cioè NON si andava avanti: ed ecco i tisici 99 km di cui sopra.

4. Dilagava, come sempre nel Sud a proposito di qualsiasi cosa, il misoneismo, da μῖσος e νέος: odio delle novità. E nulla sconvolge un territorio quanto una ferrovia: sconvolge, ovviamente, in bene; ma turbando l’ottusa e gretta mentalità di qualcuno.

5. Tirarono fuori persino obiezioni intrise di bacchettonismo: che i passeggeri ambosessi, trovandosi magari in una galleria buia… Non scherzo: mi è stato raccontato persino a proposito della Calabrolucana, il timore che arrivassero in paese donne di malaffare!

6. L’unica volta che si stava iniziando qualcosa in più, ecco subito questioni legali, e i soliti processi infiniti.

7. Non mancava il consapevole timore che i paciosi contadini divenissero operai e macchinisti e impiegati, cambiando mentalità e magari diventando un pochino moderni ed eversivi.

 Ora capite come mai a qualcuno vanno le scarpe strette all’idea del Ponte. E l’intellettuale meridionale, quello calabrese peggio, è sempre astratto, libresco, scolastico, vagamente filosofico, buonista… e seriamente convinto che un territorio possa campare se passa qualcuno, dà un’occhiata veloce, dice “Che bello!”, e se va. Comunque sono belle cose anche il Partenone, il Colosseo, le cattedrali gotiche… e il magnifico ponte e tunnel tra Danimarca e Svezia: tutte opere umane, e non pere cadute dal pero come cadono loro. Ai nostri intellettuali piace una Calabria in dialetto con i sottotitoli in italiese, e piagnona, e malinconica, e vecchia barbogia… del resto, “a gatta d’a dispensa, com’è ti pensa”; e guardateli in faccia. Grazie a Dio che io non sono intellettuale.

 Nel 1865, senza stare a sentire ciarle e lamentazioni, lo Stato unitario iniziò la Bari – Reggio. Non credo l’abbia fatto apposta, però è storia che i binari da Bari e quelli da Reggio s’incontrarono, nel 1876, nella stazione di Soverato. Anche allora avrà singhiozzato qualcuno, immagino, ma senza ottenere il rinvio ai prossimi secoli.

 Io voglio il Ponte, e subito. Lacrimano alcuni intellettuali? Beh, peggio per loro.

Ulderico Nisticò