Istituzioni ingovernabili

Credo siamo arrivati, dal 1944, a una settantina di governi e governicchi e governi balneari. Senza dimenticare scioglimenti di camere ed elezioni anticipate. Il risultato è un’Italia ingovernabile.

La ragione profonda è che l’Italia è, assieme alla Spagna, la sola rimasta al parlamentarismo puro. Gli elettori non votano per il governo, ma per due camere; e i singoli eletti, pur appartenendo sia a circoscrizioni territoriali sia a liste di partito, non hanno “vincolo di mandato”, anzi alcun obbligo nemmeno morale: e un tizio eletto nella lista X del partito X potrebbe, il giorno dopo, diventare non solo Y, ma antiX. Da un punto di vista formale, il governo 5st Lega era una somma, come lo sarebbe, Dio liberi, un governo 5st PD e minutaglie varie. Saltare il fosso, anzi, i fossi, è un diritto costituzionale di ogni singolo parlamentare.

Negli Stati Uniti, uno del genere, forse a N. York sarebbe solo sbeffeggiato, ma in Texas gli sparano. In Italia, ne abbiamo visti girarsi tutti i partiti e movimenti: Dorina Bianchi vi basta?

La crisi inopinatamente apertasi l’8 agosto ne è un ottimo esempio: il 13, Salvini è stato battuto da una maggioranza formata da PD, LeU e altri frammenti, con i 5stelle che, secondo la forma, sono ancora alleati del medesimo Salvini. Pare una comica, e invece è la centesima volta che succede dal 1944.
Perché me la piglio con il 1944, quando il parlamento ancora non c’era? Ecco, seguitemi bene. Nel 1944, a Salerno, presero di fatto il potere (il pochissimo potere che gli lasciavano gli occupanti angloamericani) i partiti, partiti che nessuno aveva eletto, anzi, nel caso di De Gasperi e Togliatti, nessuno li aveva mai sentiti manco nominare. Questi si fecero un assemblea costituente, e questa scrisse una costituzione rigorosamente partitocratica: donde la suddetta settantina di governi e governicchi. Quindi, tutto cominciò nel 1944.

Veniamo al 2019. Potrei tentare di riassumere, a vantaggio dei lettori e mio, la situazione: ma qualunque cosa io dica e pensi, ne sono pochissimo convinto per primo io. Siamo di fronte a una Babele di mosse e contromosse così intricate… che non mi stupirei nemmeno se a settembre i due litiganti facessero la pace, magari alle spalle delle tre t: Toninelli, Trenta, Tria.

Secondo me, non si può andare avanti così, e urge un radicale ripensamento delle istituzioni. Come la penso io? “Torniamo allo Statuto”: presidente eletto direttamente; governo nominato dal presidente; riduzione nettissima del numero dei parlamentari; due camere: una elettiva, l’altra corporativa; elezioni con sistema maggioritario.

È una proposta. Provate e rispondere, senza ingiurie e ridicole allusioni al fatto che io sono sovrappeso: tanto la mia efficienza fisica è almeno dieci volte superiore a quella di tanti magri! Idem per quella mentale, con la precisazione che essere “uomo di cultura” non comporta obbligatoriamente ammirare Carola e la Boldrini; e nemmeno credere che l’inquinamento ci ucciderà tutti, quando siamo quasi otto miliardi, e in crescita esponenziale; e se uno è depresso, non deve obbligare anche gli altri alla depressione. Provate a rispondere.

Veniamo al TAR del Lazio, che lodo per aver interrotto crociere e vacanze, ed aver reso giustizia all’ong in mezzora… non come quei TAR, compreso Lazio, che impiegano di solito anni per rispondere a dei miseri cittadini italiani! Bisogna essere ong, per svegliare i TAR?
I giudici devono tornare a fare i giudici, quindi bisogna togliere loro i poteri di fatto che si sono arrogati; e la facoltà di interpretare le leggi o per ideologia o per scarsa conoscenza della filosofia del diritto e della filosofia in genere.

Ulderico Nisticò