Istruzione e merito

 È abbastanza chiaro che il governo Meloni sta usando il linguaggio come strumento di linea politica, per indicare che è di destracentro, il che non è solo diverso dalla sinistra, ma anche, direi soprattutto, dal centrodestra. Quel centrodestra che, dal 1994, è andato quattro volte e rotti al potere, però ha fatto quasi solo il centro, con modesti quando non cattivi risultati.

 Basti come premessa, per consentirmi, da quondam professore, di essere speranzoso, se il ministero della scuola si chiama ISTRUZIONE E MERITO. Istruzione, è ovvio; ma soffermiamoci sul merito.

 Tutti i sistemi collettivi si fondano sul merito e sulla selezione. L’etologia ha dimostrato che agiscono così le comunità animali, scegliendo per ciascuno un ruolo nel gruppo… Siamo animali? Obietterebbe qualcuno. Ebbene, leggete qui:

“diversamente per diversi offici”

 canta padre Dante in Par. VIII, sulla scorta di san Tommaso d’Aquino, e, indirettamente, di Aristotele; ovvero: ognuno faccia quello che può e sa fare, e lo faccia bene. Ecco, alla fine, cos’è il merito, e non banalmente una gara a chi piglia 100 e lode; e se no ricorre al TAR e si vede recapitare a casa il diploma.

 La scuola italiana, dagli anni 1970, ha distribuito diplomi come se piovesse. Lungo ben 37 anni praticò un “esperimento” di maturità con due materie, una scelta dal candidato e l’altra pure; e con pochissime e vaghe domande. Oggi è meno peggio, ma si promuove lo stesso il 98%. Fo todos barones, si narra dicesse Carlo V in circostanze che, educatamente, non posso qui raccontarvi.

 Fino agli anni 1990, il diploma, comunque ottenuto, era il “pezzo di carta” che, previa raccomandazione, dava il “posto”, spesso posto di non lavoro con stipendio mensile. Oggi, come spero sappiate tutti, non servono al posto i diplomi, le lauree, i master e le specializzazioni sulla Luna.

 Ecco dunque che la scuola deve tornare al merito, quindi ai contenuti. Per fare ciò, detto velocemente, occorre:

1. Ripensamento globale dei programmi: non nel senso di carte e cartacce, ma sul serio, cioè cosa e come insegnare.

2. Stima per quanto valgono delle ideologie e teorie: di solito, molto poco, nel mondo reale.

3. Ammodernamento di metodi e controllo anche fisico delle strutture.

4. Liberazione dunque degli insegnati da riunioni sbadiglianti e mucchi di burocrazia inutile e bugiarda; e rimetterli in cattedra: la scuola è fatta dai professori, da ogni singolo professore, e ogni singolo professore è unico e sotto la propria responsabilità culturale e morale; e non è intercambiabile per tappare buchi di organico e di orari.

5. Selezione, il che non significa scarto ma intelligente indirizzo: e, soprattutto nel Meridione, dichiarare che un ottimo cuoco e un ottimo perito agrario e un ottimo idraulico sono mille volte meglio di mediocri o pessimi avvocati… e professori.

6. Premio al merito: a scuola, con i voti; fuori della scuola, con il lavoro.

7. Restituzione alla scuola della sua antica natura di “ludus”, che significa gioco e prova, e da affrontare con tracotante allegria, e luogo di formazione non solo della mente, ma dell’anima.

Ulderico Nisticò