Ius culturae

Precisazione linguistica. La locuzione “ius soli” è più o meno latino; “ius culturae” è latino maccheronico, una patacca linguistica come è una patacca giuridica e politica.
Intendiamoci, da sempre qualcuno nasce in un luogo, o da genitori nati in un luogo, e si naturalizza in un altro:

Napoleone Buonaparte, poi impataccato Bonaparte, nasce pochi mesi dopo che la genovese Corsica venisse venduta alla Francia; secondo alcuni, addirittura qualche mese prima. Era comunque un corso di origine toscana.
Beniamino Disraeli, nato a Livorno, incoronò, come premier, imperatrice delle Indie la regina Vittoria di Gran Bretagna.

Émile Zola era veneto; Macrì e Bolsonaro, e il papa, sono discendenti di emigrati italiani.
Ma anche Federico II, padre della poesia nobile in lingua italiana, di italiano non aveva una stilla di sangue, essendo di padre tedesco e madre normanna.
Ora i miei cortesi lettori non fingano di aver capito a comodo loro. Questi esempi non hanno niente a che vedere con le ong e i barchini, i quali trasportano finti profughi di guerra da una Tunisia dove l’ultima guerra seria fu la Terza punica, nel 146 a.C.

Tra le innumerevoli colpe politiche di Salvini, a parte aver resuscitato Berlusconi e Renzi, c’è di aver causato la formazione di un governo che, nato per evitare le elezioni e relative scoppole, è invaso da Boldrini eccetera, e comunque da immigrazionisti in mala fede; e da quelli in buona fede, che sono molto più pericolosi.

Quando il PD e annessi aveva, con Gentiloni, una solida maggioranza, non approvò lo ius soli, per l’evidenza che la stragrande massa degli Italiani, sinistra inclusa, non lo vuole; ora si ripiega sul latino maccheronico, e spunta un “corso di studi”.
Anche Napoleone seguì un corso di studi all’Accademia di Brienne, dove imparò il francese (la madre parlava solo in italiano; e lui stesso, quando vide Luigi XVI andare alla decapitazione, commentò, da buon toscano, “che coglione!”); e come non perdere la guerra, cosa che l’esercito francese pativa da 160 anni. Ma ve l’immaginate… immaginate? È sicurissimo che, se passasse la legge, fiorirebbero e spunterebbero come funghi le scuole OTTO ANNI IN UNO, con diplomi stampati in pari numero dei coriandoli! Vi dice niente, Iervolino?
Prova a contrario (questo è latino vero): provate a immaginare una commissione che abbia il fegato di bocciare un figlio di finti profughi delle Guerre Persiane del 490 e 480 a.C.! Fo todos barones, ovvio.

Vedrete, però, che non se ne farà nulla, come per lo ius soli. I 5 st, già in crollo elettorale, sanno che perderebbero il pelo; e buona parte dei PD di provenienza comunista seria non s’illudono che i neocittadini voteranno per loro.
Lo sanno, i comunisti seri e lettori di Marx, che il sottoproletario vota per chi gli paga la cena quel giorno, e il giorno dopo per il pranzo; e che se uno straniero di qualsiasi pelle e pianeta ha una sua consistenza morale ed economica, vota per chi gli pare. E già, il senatore Iwobi, di origine nigeriana, attivo imprenditore in Lombardia, milita nei ranghi della Lega. Ogni comunista serio lo sa, e non vuole Lumpenproletariat. Ah, se leggessero Marx, i buonisti!

Al contrario, infatti, milioni di neocittadini muniti di finti diplomi, e privi di ogni radice, possono adulterare i risultati elettorali, e in maniera imprevedibile, e ogni volta diversa, e a favore di chi capita.
Guarda se, in vecchiaia, mi tocca difendere la democrazia! Alla quale io credo pochissimo; e, se passasse lo ius culturae, ci crederei ancora di meno.

Ulderico Nisticò