Erodoto, sebbene sia un vezzo degli eruditi dirne male, non è solo il padre della storia, lo è anche della politologia. Sentite questa, e capirete tante cose del V secolo avanti Cristo, e tutto del XXI dopo.
Dario, re di Persia, sottomesse le città greche della Ionia (attuale costa egea della Turchia e dintorni), pensò bene di tenerle in forma indiretta: in ognuna pose un cittadino in veste di tiranno, in modo che fosse abbastanza temuto e odiato dalla popolazione, e a sua volta temesse il re.
Un giorno Dario volle compiere una spedizione dall’Asia in Europa e contro gli Sciti; gettò dei ponti sui Dardanelli, e ne affidò la custodia ai detti tiranni. Gli Sciti adottarono una tattica destinata, molti secoli dopo, a funzionare benissimo: ritirarsi verso l’interno, e rendere difficili i rifornimenti al nemico. Quando ritennero che Dario fosse abbastanza indebolito, decisero di attaccarlo, ma dopo averlo del tutto escluso dalle sue basi di partenza in Persia: proposero dunque ai tiranni di tagliare i ponti. Battuto e magari ucciso Dario, sarebbero divenuti liberi sia gli Sciti sia gli Ioni.
I tiranni, riuniti in consiglio, stavano per accettare, quando si levò a parlare Istieo di Mileto, e disse che certo gli Ioni sarebbero divenuti liberi, ma proprio per questo avrebbero abbattuto i tiranni, il cui potere si fondava non su forze e autorevolezza proprie, bensì sulla volontà e protezione di Dario. I tiranni, con la sola eccezione di Milziade, rifiutarono la proposta e, salvato il re, restarono al potere nelle loro città.
Gli Sciti, esterrefatti, commentarono che gli Ioni, se considerati come uomini liberi, erano i più ignobili dei liberi; se considerati come schiavi, erano senza dubbio i migliori degli schiavi! Che figuraccia, vero?
Perché vi racconto queste antichissime storie? Ma perché abbiamo anche noi alcuni tirannelli locali, e tra questi un certo Juncker, inspiegabilmente presidente della commissione europea, il quale sta mostrando, con uno stile da bettola, di essere atterrito dall’elezione di Trump. Finge di preoccuparsi dei Messicani o dei poveri di N. York, in realtà, e lo dice pure, la sua paura è palese: Trump, infatti, ha subito telefonato a Putin, mostrando l’intenzione di accordarsi invece di minacciare guerra come faceva Obama; e, abbastanza chiaramente, fa cenno a una volontà di diminuire l’impegno militare statunitense nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e nella stessa Europa; e, fa capire, non esporterà più la democrazia a colpi di bombe. Ancora a proposito di V secolo aC, lo fece Atene: ma ne parliamo un’altra volta.
Se Trump ritira un poco di truppe americane, non è che con questo voglia creare un vuoto; in politica, e tanto più in politica militare, i vuoti si devono riempire; e toccherebbe a chi? Agli Europei, e, se fosse oggi, a Juncker. Ve lo figurate, Juncker a fare la guerra? La Mogherini a bombardare qualcosa?
Si deduce che un’Europa costretta a schierare truppe a) dovrebbe spendere; b) dovrebbe recuperare gente adatta alla vita militare, altro che “generazione Bataclan”; c) dovrebbe cambiare la sua inetta attuale classe dirigente. Capite ora i ragionamenti di Istieo e di Juncker: a entrambi serve un padrone, e la loro peggiore paura sarebbe la libertà. Io, nel mio piccolo, spero invece che Trump si porti a casa le truppe, e che l’Europa, dovendo fare da sé, esca dal suo pacioso letargo politico e umano e culturale.
Che politologo, Erodoto!
Ulderico Nisticò