La Befana tra mito e criminologia: quando il folklore incontra la devianza


La Befana è una delle figure più iconiche del folklore italiano: una vecchina che vola su una scopa, entra nelle case di notte e lascia doni o carbone ai bambini.

Dietro l’apparente innocenza di questa tradizione, tuttavia, si nasconde un interessante intreccio di simboli che può essere analizzato anche attraverso la lente della criminologia, disciplina che studia il comportamento deviante e le sue rappresentazioni sociali.

Dal punto di vista simbolico, la Befana incarna una figura marginale: vive ai confini della società, è anziana, sola e diversa. In criminologia, la marginalità è spesso un fattore centrale nello studio della devianza, poiché chi viene percepito come “altro” o “fuori norma” tende a essere associato, storicamente, a comportamenti sospetti o pericolosi.

Non a caso, l’immaginario della Befana richiama quello delle streghe medievali, donne accusate di crimini inesistenti e perseguitate perché considerate una minaccia all’ordine sociale. Un altro elemento interessante è il giudizio morale.

La Befana premia i bambini buoni e punisce quelli cattivi, svolgendo una funzione di controllo sociale simile a quella delle sanzioni studiate dalla criminologia. Attraverso il mito, si insegna fin dall’infanzia che ogni comportamento ha una conseguenza: un principio fondamentale anche nel sistema penale moderno, basato sulla responsabilità individuale.

La Befana, inoltre, compie azioni che, se traslate nel mondo reale, sarebbero considerate reati: entra nelle abitazioni senza permesso, si muove di notte e viola la proprietà privata. Tuttavia, la società accetta e legittima questi comportamenti perché inseriti in un contesto rituale.

Questo aspetto è particolarmente rilevante in criminologia, che studia come il contesto culturale possa trasformare un’azione illegale in un gesto socialmente accettato. Infine, la Befana rappresenta una forma di devianza simbolica positiva: pur essendo una figura “fuori dalle regole”, il suo ruolo è educativo e benefico.

Questo richiama le teorie criminologiche che distinguono tra devianza distruttiva e devianza funzionale, capace di rafforzare i valori collettivi e la coesione sociale. In conclusione, la Befana non è solo una tradizione folkloristica legata all’Epifania, ma anche uno specchio delle dinamiche sociali studiate dalla criminologia: marginalità, controllo sociale, giudizio morale e costruzione culturale del crimine.

Un esempio affascinante di come mito e scienza sociale possano dialogare, offrendo nuove chiavi di lettura della nostra cultura.

Rita Tulelli – Avvocato e criminologa