Replica agli articoli a firma di Ulderico Nisticò
Leggiamo con attenzione le considerazioni scritte sul nostro operato e guardiamo con incredulità e rincrescimento alla veemenza con cui il Professore Ulderico Nisticò contesta la cartellonistica affissa all’interno di un’area ad uso privato ricadente nel comune di Stalettì e che fa riferimento ad una leggenda su Re Italo e sulla nascita del nome “Italia”.
Pur accogliendo il confronto come occasione di crescita, sentiamo il dovere di chiarire alcuni presupposti fondamentali che definiscono l’identità del nostro impegno. Riteniamo utile specificare che, quando si parla di marketing territoriale, la prospettiva cambia radicalmente a seconda che si agisca per dovere d’ufficio o per vocazione.
La nostra Associazione che da anni porta avanti il progetto per un museo a cielo aperto a Caminia di Stalettì, il MUMAK, quale fucina di idee e contenitore di iniziative culturali, non risponde a logiche di spesa pubblica né a direttive di bilancio elettorale: operiamo senza fini di lucro, sostenuti esclusivamente dalla passione dei soci e dalla generosità di chi crede nel nostro progetto artistico, culturale e di valorizzazione territoriale, appunto.
Non vendiamo un prodotto, né promuoviamo una mera immagine di facciata, ci facciamo interpreti autentici di un territorio che, prima di essere una meta, è la nostra casa.
La contestazione che ci viene mossa ci svilisce, sembra ignorare che il nostro lavoro non è costruire “pacchetti turistici” o violare tesi e corollari della storiografia antica e moderna, ma riscoprire e dare voce alla trama invisibile che lega la storia di un luogo al suo mito.
Non c’è storia, in questo lembo di terra, che non abbia i piedi ben piantati nella realtà documentale e la testa tra le nuvole del leggendario ed è anche questo che conferisce alla Baia di Caminia quell’atmosfera magica e suggestiva che tutti le riconoscono. Quell’intreccio di legami, vite, storie, narrazioni, attese realistiche o fantasiose che aggiungono sempre qualcosa alla sua anima narrativa.
La leggenda a cui facciamo riferimento, legata anche alla simbologia della Grotta di San Gregorio, non è frutto della nostra invenzione ma è stata ripresa più volte nel tempo prima di noi e, più recentemente, veicolata anche da esperti e studiosi del settore che, certamente, non hanno mai voluto sovrascrivere la storia e la bellezza della scogliera ma, proprio come noi, accogliere la “fiaba” popolare ad essa legata. In costante sintonizzazione emotiva con le paure, le speranze e lo stupore delle generazioni passate e presenti.
La presunzione che la narrazione leggendaria debba necessariamente confliggere con il rigore accademico e la ricerca storiografica è un approccio asettico che non appartiene alla nostra cultura. Tutta l’Italia è un compendio vivente di come la verità documentale e il racconto mitico possano camminare mano nella mano, arricchendosi a vicenda e favorendo il ricordo dei luoghi. Il nostro operato come Associazione si inserisce esattamente in questo solco; promuovere un territorio senza interventi pubblici richiede la capacità di attingere alla ricchezza più democratica ed inesauribile che esista: il patrimonio immateriale.
Non ci poniamo in antitesi con gli storici o con gli archivisti, di cui rispettiamo e utilizziamo il lavoro fondamentale, al contrario, raccogliamo i loro dati e li rivestiamo con il calore del focolare, affinché la storia locale non rimanga confinata a pochi appassionati in una biblioteca, ma torni a essere materia viva, magica e pulsante nelle strade del comune in cui operiamo e non solo.
È importante sottolineare, inoltre, che il nostro agire non è improvvisazione ma fatica che si è sedimentata nel tempo, in un costante ed entusiastico lavoro di tessitura. In questi anni, la nostra Associazione si è spesa senza riserve per dare risonanza alla bellezza del territorio (spesso sopperendo a vuoti di narrazione e di intervento) dove altri vedevano solo silenzio.
Abbiamo scelto di agire come custodi appassionati, dedicando energie e risorse personali per far brillare angoli di bellezza che rischiavano di restare in ombra. Dare risonanza significa per noi creare le condizioni affinché quel patrimonio fatto di pietre, vegetazione, mare, storia, fede, leggenda e mito, torni a parlare a chi ha voglia di ascoltare.
Questo impegno sul campo, lungo e meticoloso, è la nostra migliore risposta a chi ci accusa di mitopoiesi o di pseudologia fantastica: abbiamo solo trasformato l’amore per la nostra terra in un’attività di promozione tangibile, portando alla luce la dignità dei luoghi. E questo metodo di lavoro – è importante precisarlo – ha trovato, nel corso del tempo, anche l’autorevole riscontro della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio che ha sostenuto una delle nostre iniziative più longeve e concesso la messa in mostra temporanea di reperti archeologici marini e non, mai esposti prima al pubblico, proprio nei nostri spazi culturali all’interno del Villaggio Blanca Cruz di Caminia. Tale riconoscimento non è per noi un semplice vessillo, ma la conferma che il nostro modo di intrecciare storia, leggenda e promozione territoriale si muove su binari di correttezza e rispetto rigoroso.
Come può vedere, Professore, non stiamo “reinventando” la storia, stiamo fornendo al territorio la risonanza necessaria perché il suo valore, certificato dall’attenzione degli enti preposti, torni a essere motivo di orgoglio e consapevolezza per l’intera comunità stalettese e fonte di scoperta e sorpresa per i turisti in transito.
Il nostro bilancio, più che nei numeri, si misura nella consapevolezza ritrovata di una comunità che, anche grazie al nostro modestissimo operato, ha ricominciato a guardare alla sua terra non come a un bene da sfruttare, ma come a un’identità da onorare e tramandare. Noi continueremo a camminare su questa strada, fedeli alla nostra storia e, soprattutto, fedeli a quel patto invisibile e prezioso che ci lega indissolubilmente a Stalettì.
Infine, rivolgiamo un invito accorato a tutti gli studiosi, agli storici e agli esperti del settore: il nostro operato è un cantiere sempre aperto e il vostro rigore scientifico sarebbe per noi un contributo inestimabile. La nostra ambizione non è mai stata quella di sostituirci alla ricerca accademica, ma di farle da volano, portando il sapere fuori dai cassetti e trasformandolo in patrimonio vibrante. Il Professore Nisticò avrà indubbiamente la capacità di addurre sempre nuove e specialistiche argomentazioni, noi però abbiamo dalla nostra una resistenza inesauribile allenata nel tempo, che continuerà a proteggere il nostro entusiasmo da qualunque attacco. Del resto, la bellezza di Caminia è un bene troppo grande perché possa bastare un solo punto di vista.
Il Presidente dell’Associazione Ka’Minia
Attilio Armone

