La buona abitudine di pulire il proprio uscio di casa o di lavoro

 

Caro Tito, chi gira per i nostri piccoli paesi si può trovare a vedere persone che puliscono il proprio uscio di casa o di lavoro. A volte tale spazio è adornato di splendidi fiori e di piante sempre verdi che offrono, al passante o a chi visita quella casa, una suggestiva idea di bellezza, di decoro, di dignità e di accoglienza. Adesso però non ti voglio dire di questa buona abitudine. Voglio dedicare questa “Lettera n. 344” a due persone davvero lodevoli ed emblematiche, che qui voglio portare ad esempio di civismo e di civiltà: una di Vasto (in Abruzzo) e una dell’Emmental (Svizzera).

1 – L’ANONIMO PULITORE DI VASTO

Stamattina presto, come spesso capita, sono andato a camminare, assieme a mia moglie, per le strade pianeggianti della zona industriale di Vasto, poco lontano dal porto e a fianco della zona marina protetta di Punta Aderci. Ad un certo punto ho visto da lontano un signore in tuta da meccanico che, con scopa e paletta, puliva la pubblica strada antistante la propria grande officina per automezzi pesanti.

Sono rimasto piacevolmente meravigliato per due motivi. Il primo, perché costui stava pulendo un suolo pubblico, la cui manutenzione dovrebbe spettare sicuramente al Comune di Vasto oppure al Consorzio di quell’area industriale. Secondo, perché il pulitore era anziano e, addirittura, titolare dell’officina.

Gli ho chiesto se potevo fargli qualche foto da pubblicare, poiché ciò che stava facendo non è cosa consueta, bensì fuori dall’ordinario. E gli ho chiesto come mai non ha mandato un suo dipendente o ragazzo apprendista a fare quell’umile servizio. Mi ha concesso di fargli le foto e di poterle pubblicare, senza riportare il suo nome (che non ho chiesto e che tuttora non conosco). In quanto all’umile atto di pulizia della strada davanti alla propria officina, mi ha detto che è un servizio che da sempre fa lui … lui che adesso ha 75 anni ma che lavora da quando aveva 13 anni.  Quindi da ben 62 anni! Non ha paura del lavoro, quello vero, mentre il semplice gesto di pulire quel piccolo tratto di strada è cosa dovuta poiché proprio lì, all’ingresso, i grossi automezzi, nel fare la curva di ingresso al piazzale dell’officina riversano sempre qualcosa di sporco dai loro cassoni o pneumatici.

Gli ho fatto presente che non tutti fanno ciò che fa lui. Mi ha risposto che ognuno ha la propria coscienza e il proprio senso di decoro verso sé stesso e, in questo caso, verso la propria clientela e verso chi passa su quella strada (pedoni, ciclisti, automobilisti, turisti, ecc.). E mi mostra pure una striscia di terra (120 metri x 9) che, confinante con il muro di cinta della sua proprietà, sembra un verde prato inglese o un lindo campo da golf. “Come può vedere – mi dice – mi curo puntualmente pure quel piccolo prato. Mi piace vedere le cose belle! … Queste cose sono un divertimento per me, non sono un lavoro. Il lavoro è ben altro, quello che ormai quasi nessuno vuole fare più con onestà e serietà!”.

2 – UN UOMO DI ALTRI TEMPI

Questo anonimo pulitore di Vasto che è anche titolare di questa grande officina (quindi lo possiamo considerare un vero imprenditore, avendo dipendenti e una considerevole attività socio-economica) mi è sembrato un “uomo di altri tempi” per formazione, etica e per categoria di valori non più praticati (quasi) dalle nuove generazioni o, comunque, non più praticati come li testimonia lui. Infatti, mi dice che comincia a lavorare alle 7 di mattina e che torna a casa non prima delle ore 20. E che è presente pure sabato e domenica, quando la grande officina è chiusa (per i vigenti contratti di lavoro). Precisa che però domenica ci va un po’ più tardi. Insomma, quella grande officina meccanica è una sua creatura! E come tale la tratta e la cura molto amorevolmente!

E’ uomo di altri tempi anche perché si lamenta che non trova apprendisti disposti a fare questo lavoro che, sì, ti fa sporcare le mani e la tuta, ma che è assai utile alla società in quanto garantisce la circolazione dei mezzi pesanti (camion, tir, autobus, scuolabus, trattori, ecc.). Nelle sue parole ho sentito tutto il sano orgoglio di uno che, con il suo lavoro e con i suoi sacrifici, contribuisce alla vita dinamica di questo Paese. Eppure, pochi hanno le stesse sue motivazioni di dedizione e di sacrificio. Ed è un uomo di altri tempi perché la sua vera religione è proprio il lavoro, cui ha consacrato tutta la sua vita, forse in modo troppo esagerato ed esclusivo. Ma per fare bene le cose non si può fare altrimenti, si diventa un tutt’uno con il proprio lavoro!… Ed è un uomo di altri tempi perché è tutto lavoro e famiglia. Non è mai andato in ferie.

Si chiede, con preoccupazione, come finirà la sua officina. Immagina un domani tutto robottizzato, senza anima. Si duole che, molto probabilmente, non esisteranno più le officine territoriali come la sua ma che, fra qualche anno, bisognerà portare i mezzi pesanti a riparare in una più grande ed anonima officina centralizzata, con maggiori costi specialmente per i piccoli proprietari di automezzi (come ad esempio i “padroncini” di un solo veicolo). Il nostro anonimo personaggio si sente superato dai tempi, dalle nuove mentalità degli uomini e dalle innovazioni tecnologiche che non prevedono più un artigiano come lui. L’artigiano tenderà a scomparire quasi del tutto, da che era una delle forze di questa nazione!…

Come mi parla, sembra di assistere al funerale del lavoro manuale, quello che sporca ancora le mani e la tuta, anche se sostenuto da mezzi sempre più altamente tecnologici e sofisticati, sempre in continua evoluzione. Non ci sarà più la devozione necessaria al lavoro, senza orari e festività. La sua vera religione è stata davvero il lavoro cui ha dedicato tutta la vita, anima e corpo. Condivido la sua tristezza che si fa amarezza quando mi dice, con un velo di dignitosa indignazione e commozione, che ormai quasi tutti vogliono mangiare senza lavorare. Sembra un’esagerazione, ma probabilmente è così, vista dalla sua esperienza sul campo. Per lui il lavoro non è timbrare il cartellino ma stare sempre a disposizione della clientela. Una vita sempre in continua reperibilità. Come i medici ospedalieri, condotti, di base o di famiglia. E in effetti egli è il medico delle macchine, degli automezzi che non si possono fermare mai! Su questa totale affidabilità ha fondato il proprio stile di vita personale e professionale. La sua passione esistenziale. Cosa si può chiedere di più ad un uomo?!… Roba d’altri tempi, ormai!

Purtroppo ognuno di noi fa il suo tempo. E’ inevitabile. Cerco di confortarlo, ma capisco che è troppo duro per lui accettare tale stato di cose. Non si rassegnerà mai. Con l’avanzare dell’età, saremo tutti (o quasi) anziani brontoloni, moralisti o nostalgici. Non mi resta che lodarlo affettuosamente e congratularmi di vero cuore con lui per tutto ciò che di bello ed utile è riuscito a fare, con il lavoro di una vita, non soltanto contribuendo all’economia sociale del suo territorio ma anche a dare lavoro a tanti dipendenti … lui che ha realizzato così il sogno di quando ad appena a 13 anni ha cominciato questa sua avventura che adesso sembra sfuggirgli di mano. Gli ho espresso la mia più convinta e devota considerazione, stima e solidarietà.

E’ un destino comune. Bisognerebbe che se ne faccia una ragione e rilassarsi un po’ (magari come non ha mai fatto), cercando di godere del frutto del suo lavoro che vorrebbe infinito, perché unicamente in questo si sente realizzato, in mezzo alla gente, sentendosi utile alla società dei lavoratori indefessi come lui. Una specie di solidarietà umana e produttiva. Sono sicuro che questo Anonimo Meccanico di Vasto morirà con gli attrezzi in mano, come mio padre è morto, in pratica, con la zappa da contadino in mano. Ognuno nasce con la sua ineliminabile vocazione. O si è o non si é. Non ci sono vie di mezzo! Tendiamo tutti alla perfezione e a completare il più possibile il senso del nostro stare al mondo, con significato e compiutezza!

3 – I FRATELLI COMITO DI SANTA CATERINA DELLO IONIO

Mentre questo Anonimo Meccanico Vastese mi parlava pacatamente ma con ìntima foga, pensavo ai fratelli Vincenzo e Franco Còmito i quali verso i primi anni settanta, dopo una lunga gavetta in Svizzera, decisero di impiantare in Santa Caterina Ionio Marina una grossa officina meccanica per automezzi pesanti (a due, tre, quattro e cinque assi), del tutto simile a questa della zona industriale di Vasto. In verità, a quel tempo, i fratelli Còmito avrebbero voluto realizzare tale officina in Badolato Marina, ma non c’era un piano regolatore o indicata una zona produttiva che potesse accogliere tale iniziativa, assai importante per tutta la nostra interzona. Furono quindi costretti ad acquistare un terreno proprio all’inizio dell’abitato di Santa Caterina Marina (tra strada e ferrovia, sulla sinistra, provenendo da nord, lato Catanzaro) su cui impiantare i capannoni per svolgere al meglio la propria attività imprenditoriale e di servizio alla collettività.

Non furono gli unici ad essere mandati in “esilio”, dal momento che le Amministrazioni comuniste di quell’epoca, troppo inattive specialmente su questo specifico settore sociale e produttivo, hanno costretto tantissimi badolatesi a costruire le proprie abitazioni (palazzi di più piani) o aprire attività imprenditoriali altrove (a Isca Marina, Sant’Andrea Marina, Santa Caterina Marina, Guardavalle Marina, Davoli Marina o Soverato, persino Montepaone o Montauro o addirittura, più lontano, a Catanzaro o Lamezia Terme) impoverendo ancora di più il tessuto sociale ed economico badolatese, già fragile di suo.

Devo alla cortesia di mio nipote ing. prof. Cosimo Lanciano la foto (qui evidenziata) dei capannoni Comito (ormai in disuso da anni dopo l’immatura morte di Vincenzo, il fratello maggiore di Franco detto Ciccio). Voglio qui ricordare pure la loro mamma Concetta Carnovale. Queste tre persone, legate alla mia infanzia e giovinezza, sono tra le più squisite, sorprendenti ed indimenticabili della mia vita. I due fratelli Vincenzo e Franco Comito sono stati all’avanguardia nella nostra costa jonica in questo loro lavoro, sconosciuto dalle nostre parti prima del loro ritorno dalla Svizzera alla fine degli anni sessanta.

4 – IL PULITORE SVIZZERO

E a proposito di Svizzera, l’anonimo pulitore di Vasto mi ha fatto venire in mente un’analoga circostanza, vista 34 anni fa, nel luglio 1987 nell’Emmental, sì proprio là dove fanno il famoso formaggio della valle (tal) del fiume Emme, nel cantone di Berna. Non essendo abituato a tali “visioni” …. non credevo ai miei occhi. Da un terreno sulla destra, un giovane agricoltore si è immesso su una strada intercomunale con il suo trattore le cui gomme hanno lasciato del fango solido sull’asfalto per circa duecento metri, prima di entrare in un altro appezzamento di terreno, sulla sinistra.

Tale agricoltore, attraversata la strada e spento il trattore, è sceso con una ramazza ed ha tolto dall’asfalto tutto quel fango, assiepandolo sul terreno accanto. Terminata tale rifinitura, ci ha chiesto scusa e ci ha fatto passare. Immagino che tale gesto fosse per lui una consuetudine quasi quotidiana se aveva la ramazza a bordo del trattore. Nella scrittura e nel dialogo con le persone, ho citato più volte tale episodio come esempio di rispetto per gli altri e di vera civiltà.

Caro Tito, hai mai visto qualcosa del genere da noi?… a me non è mai capitato di vedere nulla di simile in Italia. Né a nord, né al centro, né al sud o nelle isole. Ci saranno sicuramente delle eccezioni, ma da noi la regola è non badare se sporchiamo di fango la strada o se seminiamo lungo l’asfalto qualcosa del nostro carico, quando non buttiamo dagli autoveicoli addirittura mozziconi di sigarette accese, bottigliette di plastica, fazzolettini e quanto altro (persino buste della spazzatura). Dovremmo riflettere molto su queste nostre sconsiderate abitudini. Che, oltre tutto, possono risultare assai pericolose.

5 – IN MORTE DI RAFFAELE LANCIANO

Caro Tito, mi è appena giunta (proprio mentre sto concludendo tale “Lettera n. 344”) la tristissima notizia della prematura morte in Calabria di Raffaele Lanciano, uno dei miei amici più cari e di più lunga data, oltre che lontano parente. Pure per la sua valenza territoriale interzonale fin dagli anni sessanta, Raffaele merita, tutta sua, la prossima “Lettera n. 345”. Cosa che mi appresterò a scrivere, appena si sarà attenuato il primo sgomento per tale inattesa e gravissima perdita, pure per stare più vicino alla famiglia, ai parenti e ai tantissimi amici, sparsi in ogni dove, poiché Raffaele è stato davvero assai utile a molteplici generazioni.

Infatti, è stato il primo pioniere e dinamicissimo tecnico-riparatore e venditore di televisori ed altri utili elettrodomestici per Badolato e dintorni (Sant’Andrea, Isca, Santa Caterina, Guardavalle ed anche oltre). Ha avuto, così, un considerevole ed insostituibile ruolo nell’emancipazione della nostra società e in particolare delle famiglie, specialmente delle donne di ogni età e condizione. Proverbiali ed emblematici il suo sorriso perenne, la cordialità e la sua instancabile disponibilità. Pure per lui, niente ferie o festività.  Lavoro e famiglia erano sua unica religione. Ed era felice di essere utile alla collettività, anche come amministratore comunale.

6 – SALUTISSIMI

Caro Tito, sono sempre più convinto che sono i piccoli gesti quotidiani che fanno una civiltà. Piccoli ma significativi gesti come quelli dell’anonimo pulitore di Vasto di stamattina o dell’agricoltore del Cantone di Berna del luglio 1987. Oppure come la signora che si è guadagnata le lodi del sindaco di Pesaro e gli onori della cronaca come in questo articolo <<  https://initalia.virgilio.it/pesaro-donna-pulisce-strade-sindaco-bella-lezione-senso-civico-24548 >>.

Sono gesti che dovrebbero essere per tutti noi così quotidiani e comuni, tanto da non doverci più stupire. Invece ci meravigliano e li portiamo come esempio. Si sono appena concluse le vacanze. Le strade e le spiagge sono testimoni del passaggio dei vacanzieri scorretti che hanno lasciato in giro di tutto e di più. Non è giusto che una comunità che ci ha ospitati debba pure farsi carico di pulire ciò che noi abbiamo sporcato. Il turismo dovrebbe essere la prima civiltà, pure perché ci permette di rilassarci e di godere dei benefici del territorio. Invece, noi ripaghiamo l’ospitalità con tonnellate di rifiuti sparsi in ogni dove. Riflettiamo, per piacere, e cerchiamo di essere tutti più corretti e saggi, pure per rispettare l’ambiente e noi stessi.

Allora, alla prossima “Lettera n. 345” tutta dedicata al compianto Raffaele Lanciano, colonna storica della nostra interzona jonica. Grazie e tanta cordialità,

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)