La Calabria dei Sognattori

Giorno 23 Luglio, presso l’ anfiteatro comunale – lungomare Europa di Soverato, è andato in scena lo spettacolo teatrale “Calabriamo” presentato dalla compagnia dei Sognattori, in collaborazione con Kalibreria. Spettacolo volto a mettere in rilievo luci e ombre di una terra complessa come la Calabria e vizi e virtù della sua gente. Due voci narranti (Rosanna Basanisi e Salvatore Gualtieri) e uno schermo hanno aiutato il pubblico a orientarsi lungo un percorso che ha provato a tracciare una storia in pillole della Calabria e un profilo della sua gente. In scena due attori come Tonino Pittelli e Rosanna Corradino, entrambi bravissimi. 

Il rischio di scadere negli stereotipi più triti è stato sapientemente eluso facendo leva sulla levità della narrazione e sull’ ironia. Non sono mancati i momenti di struggente malinconia che assale immancabilmente, quando si affrontano, senza mai scivolare nella pedanteria, temi quali : l’ emigrazione e la malavita organizzata; le carestie e le calamità naturali che lasciavano spesso intravedere lo spettro della miseria e della fame, il tutto stemperato da un elogio dell’ arte tutta calabra dell’ “arrangiarsi”, della resilienza che ha sempre contraddistinto la gente di Calabria e che è ben riassunta nel proverbio “ Chinati juncu ca passa la china”.

Lo spettacolo si è snodato in una serie di scene a tema, con alcune trovate geniali come la personificazione del Vecchio Dialetto magistralmente interpretato da Tonino Pittelli, costretto a confrontarsi con il linguaggio moderno dei giovani, intriso di troncamenti e abbreviazioni. Se le scene dedicate ai problemi atavici della Calabria e alle molteplici calamità e sofferenze patite dal suo popolo, hanno avuto il merito di stimolare la riflessione, è tuttavia nelle scene comiche che lo spettacolo è decollato perché Tonino Pittelli è un bravo attore, ma quando veste i panni del comico è capace di raggiungere vette assai elevate, perché la comicità è connaturata alla sua persona, è figlia della sua mimica facciale, delle movenze scattanti del suo corpo, dalla capacità innata di entrare in empatia con il pubblico senza mai forzare la battuta, senza mai scadere nel volgare e nel banale, riuscendo sempre e comunque a strappare un sorriso e non di rado, una grassa risata.

La Corradino è qualcosa di più di una semplice spalla, a volte i ruoli s’ invertono, senza preavviso e il ritmo se ne giova e l’ azione prende l’ abbrivio. Il vento non ha aiutato, mettendo a rischio la tenuta della scenografia, il rispetto delle norme relative all’ emergenza covid, ha condizionato il copione e la presenza di alcuni intrattenimenti ludici, a pochi metri dall’anfiteatro, con tanto di rumori molesti, non aiuta l’acustica.

Tuttavia, i Sognattori sono riusciti ad allestire uno spettacolo che – a mio modesto parere – potrebbe essere ripreso e arricchito, magari con qualche approfondimento su determinate pagine storiche, un tocco di sana antropologia, un pizzico di letteratura e ne verrebbe fuori un testo di tutto rispetto, ma ciò non vuol dire che i Sognattori non abbiano fatto un buon lavoro, anzi, sono riusciti a rendere icasticamente l’ immagine di una terra, delle sue problematiche e delle sue enormi potenzialità; a delineare un profilo della sua gente, senza scadere mai negli abusati luoghi comuni e lo hanno fatto lasciando trasparire l’ amore verso la Calabria e l’ orgoglio di essere cittadini di una terra aspra e per certi versi selvaggia, ma dotata di una fascino straordinario.

Antonio Pellegrino