La Calabria e il cappello a cilindro

Il 26 gennaio 2020 si voterà in Emilia Romagna, certo, e pare anche in Calabria. In E. R. sono da almeno un mese in piena campagna elettorale: la Lega macina comizi; il PD salva quello che può; gli altri, ci provano; e c’è persino un simpatico piccolo movimento di ragazzini. Insomma, in E. R. fanno, come sempre, sanguigna politica.

In Calabria, alcuni prestigiatori scavano nei cappelli a cilindro alla ricerca, come tutti i disperati, di un miracolo, il nome fulgente che, all’improvviso, colmi il vuoto torricelliano della calabra politica.

E siccome la Calabria è sempre stata una terra scolarizzata (dire colta, sarebbe un altro pianeta!), i prestigiatori cercano il tecnico vero o presunto bravo: come nei paesi di un tempo, quando al medico chiedevano anche pareri giuridici o agricoli, visto che era un bravo medico!

E invece, come disse Clemenceau, “la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali”; ovvero, come disse uno mille volte più grande, Platone, i tecnici devono eseguire, e non sono mai capaci, proprio per formazione scolastica, di avere idee. Pensate agli economisti con sei lauree tipo Prodi, Juncker eccetera, che dal 2007 non sono stati in grado di farsi venire un pensiero sulla crisi economica dell’Europa!

Del resto, in Calabria, li abbiamo già visti, i tecnici della società civile: antropologi, archeologi, calciatori, farmacologi, giudici, medici, professori universitari vari… i quali hanno fatto e fanno uno più pena dell’altro: politicamente parlando, s’intende, e per tutto il resto santi subito.

La politica è una faccenda di ragion pratica, non di ragion pura; e lo stesso Platone, quando ci si provò, fallì nel ridicolo. E non è, la politica, un pensiero solitario come la poesia lirica intimistica, ma un pensiero collettivo, formato attraverso discussioni e contese e sudore delle meningi di tanti e non di uno solo.

Se mancano, come mancano, in Calabria, i presupposti culturali e ideologici, da dove volete che spunti, la politica, e con essa uno o più nomi?
Io conosco e frequento numerose persone vicine al PD o alla sinistra, e laureate eccetera: ed è palese da come parlano e scrivono, che non hanno mai nemmeno sentito nominare Carlo Marx; i più informati, quelli di provenienza cattocomunista, pensano sia stato uno che voleva bene ai “poveri”, non avendo mai letto niente su quanto egli, molto opportunamente, scriveva del disprezzatissimo sottoproletariato come nemico del proletariato.

Una cultura cattolica genuina non esiste, e nessuno si adopera a formarne una che poi possa divenire anche politica seria. E qui mi fermo, ma potrei approfondire e circostanziare!!!

La cultura politica media del centro(destra) è meno che zero, con alcuni isolati picchi di cultura fascista, ma sempre di meno per l’inesorabile tempo. I più pensano che Mussolini sia il nonno di Alessandra.
La Lega, che macina consensi, non sa perché e non si cura di saperlo.

I 5 stelle sono privi di ogni idea in positivo; sul vaffa, siamo tutti d’accordo, ma è uguale a nulla.
Riassunto, in E. R. sono in piena e vivace campagna elettorale; noi andremo, forse, al comizio di chiusura del 24 gennaio, se non piove.
Poi vi lamentate, se la Calabria è la terzultima fra 360 regioni d’Europa. In verità, non si lamenta nessuno, anzi, l’argomento che meno si sente sussurrare nelle calabre conversazioni è proprio la politica.

Ulderico Nisticò