La Calabria, il Polesine, la Sardegna a 70 anni dall’alluvione del 1951

A metà ottobre 1951 una estesa perturbazione, a carattere ciclonico, proveniente dall’Africa sahariana ha investito, con il suo massimo epicentro in Calabria, tutta l’Italia fino in Sardegna e nel Veneto del Polesine. Fu un’alluvione epocale che stravolse e cambiò i connotati di interi territori.

Ciò avvenne, in particolare, nella Calabria jonica dove, per i danni sofferti dai borghi collinari, l’allora governo di Alcide De Gasperi costruì ex novo (e a tempo di record) le cosiddette Marine, ovvero agglomerati di case popolari per gli alluvionati con l’eleganza urbanistica di piccole cittadine dal sicuro futuro turistico.

Fra poco meno di due mesi tale anniversario (il 70mo) ricorrerà quasi inosservato, visto e considerato che non abbiano notizia di eventi particolari, ma soltanto di commemorazioni sparse in organi di stampa locali, come la rivista culturale “La Radice” di Badolato che, diretta dal prof. Vincenzo Squillacioti, dedica spesso commenti e testimonianze su quel dramma che ha segnato intere generazioni in gran parte costrette ad emigrare nel resto d’Italia o all’estero.

L’Università delle Generazioni, che è un’associazione culturale, con frequenza quasi periodica lamenta il fatto che le Marine (nate come gemmazione dei borghi fortemente danneggiati da quell’alluvione del 1951 cui si è aggiunta pure quella dell’ottobre 1953) non abbiano ancora inteso ricordare (almeno con un pur piccolo monumento o una semplice iscrizione bronzea o lapidea) la loro origine e la loro recente fondazione, a beneficio delle nuove generazioni ed anche dei turisti che spesso si chiedono il perché di questi paesi rivieraschi così particolari.

Fatto sta che fra qualche decennio, scomparse le generazioni che hanno vissuto quel dramma, sparirà pure la memoria storica ed umana di un evento che ha segnato il territorio, la demografia e l’antropologia delle nostre genti.

L’Università delle Generazioni sollecita quindi la Regione Calabria, gli Archivi di Stato, le Amministrazioni locali, ma anche le associazioni culturali e chiunque altro a voler fissare (con mostre, libri dedicati e con altre opere provvisorie o permanenti) la memoria storica e ad impiantare un segno tangibile nel contesto urbano non soltanto nelle Marine ma anche nei borghi collinari e montani che, purtroppo, si stanno spopolando a tal punto da ridursi a dolorosa archeologia.