La Calabria non vota

 Parliamo di numeri assoluti, non di percentuali. Per i maniaci delle statistiche, preciso che il 99% di 10 è meno, molto di meno del 50% di 100. Una parentesi, ma riprenderemo l’argomento: siamo proprio sicuri che gli abitanti iscritti nelle liste anagrafiche, e quindi elettorali, di Fontanasecca, o di Fontanapiena, siano rispondenti al vero? Io penso di no, e sarebbe necessario un controllo.

 In compagnia del Sud in generale, e più della Sicilia, la Calabria non vota, anzi è, come al solito, l’ultima: metà degli elettori, 50.74%, per le statistiche.

 Una parte degli astenuti è senza dubbio costituita da lavoratori e studenti che non hanno voluto spendere tempo e soldi (tanti soldi!) per tornare: un’operazione cui evidentemente non credono sia giusto dedicare soldi e tempo.

 Ma non ci credono nemmeno i domiciliati, stando ai numeri.

 Del resto, cosa hanno fatto, i partiti calabresi, per essere votati? Due esempi: il PD, bravissimo in chiacchiere intellettualistiche da tema in classe di prof senza fantasia, è incapace di azione reale e sui problemi delle persone; la Lega, che alle europee prese il 22% dei voti (tra cui, allora, il mio), domenica si ridusse al 5.

 Avete mai sentito nominare Saccomanno, della Lega? Può passeggiare assieme a Viscomi del PD, licenziato in anticipo per scarso… no, nullo rendimento.

 Nemmeno Fratelli d’Italia, che su scala nazionale stravince, tiene in Calabria lo stesso passo trionfale.

 Vince Conti: e lasciatemi dire Conte, perché senza di lui il Movimento 5s sarebbe sparito, anche in Calabria. È una sorta di richiesta di aiuto, e non solo per il reddito di cittadinanza. Si afferma Forza Italia, che altrove appena sopravvive.

 Nel complesso, la classe politica calabrese mostra tutti i suoi limiti, da sempre ben noti a ogni osservatore acuto e intelligente; ma oggi se ne accorge anche la gente; e, uno su due, non vota.

 A Soverato, un tempo patria della politica più calda e attiva, non si è fatto vedere manco un candidato.

Ulderico Nisticò