La Chaouqui al gabbio

chaouqui È uscita la sentenza, e la Chaouqui si becca dieci mesi di gabbio. È la prima istanza, poi ce le sarà un’altra, poi un’amnistia… staremo a vedere: intanto è stata condannata. E le tv di corsa a precisare che è calabrese.

 Chi è costei? È Maria Immacolata Chaouqui, quella che, trovandosi non si sa perché e per quali meriti unica persona laica in una commissione del Vaticano, pigliava i segreti della commissione e li passava in giro. In prima istanza, la sentenza dichiara che è una poco di buono. Poi, eventualmente, vedremo: per ora è in gattabuia, sia pure virtuale.

 Dite voi, ma perché ce l’hai con costei? Perché costei, mezza calabrese, la sua carriera, che ora ignobilmente (in prima istanza!) termina, la iniziò così: scrisse un raffazzonato temino sul Corsera – una lettera, a dire il vero – vomitando addosso alle donne calabresi e alla Calabria. Da allora, il successo, e l’essere considerata, Dio li perdoni, un’esponente della cultura cattolica italiana.  Infine, con gravissima culpa in eligendo vai a trovare di chi, eccola in commissione; e lì pronta a venire meno al suo dovere. Donde i dieci mesi di sole a scacchi.

 Però predicava bene, voleva il progresso, la pace, la giustizia, la felicità… certo, e razzolava malissimo. Se c’è un insegnamento che questa squallida vicenda c’impartisce, è proprio questo, l’aureo detto del S. Vangelo: “Non chi grida Signore Signore entrerà nel Regno dei cieli”. Plumas y palabras el viento las lleva, e per il momento, la ciarliera Chouqui entra solo in galera.

 A lei poi, un insegnamento particolare: la prossima volta si sciacqui la bocca con acido solforico, prima di nominare la Calabria e le donne calabresi.

 A tutti, infine, di diffidare sempre dei troppo buoni, e degli intellettuali in genere.

Ulderico Nisticò

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.