È un mistero storiografico, se non cerchiamo spiegazione nell’intervento divino, come il cristianesimo, nato in un piccolo ambiente di Giudei, si sia diffuso immediatamente in Oriente, poi a Roma, e nonostante, anzi forse per le persecuzioni, fino a divenire, nel 313, religione permessa, e pochi decenni dopo religione ufficiale e unica dell’Impero sia d’Occidente sia d’Oriente; e a separarsi indiscutibilmente, intanto, dal giudaismo, conservando solo una lettura cristiana della Bibbia. E intanto troviamo il cristianesimo in Etiopia, Iran, India e tra i Mongoli; e tra le tribù germaniche.
Vero, però, se tutti i cristiani credevano in Gesù Cristo secondo l’interpretazione di san Paolo, quindi alla Passione, Redenzione e Resurrezione; e praticavano un’organizzazione di clero (presbeutès, presbyter, prete), e di vescovi (epìskopos, ispettore), emergono fin dall’inizio delle evidenti differenze tra osservanze e riti e strutture.
È facile comprendere che per secoli alcune civiltà cristiane geograficamente lontane, quali i Nestoriani dell’Estremo Oriente, gli Indiani del Malabar, gli Etiopici rimasero all’oscuro una dell’altra e tutte di Roma, in qualche modo allacciando rapporti con le scoperte e colonie dal XVI secolo, che da allora diffusero la Fede nelle Americhe, in Cina, in Giappone, nelle Filippine, nel Congo.
Torniamo ai primissimi secoli, trovando, tra i cristiani dell’Impero e dei popoli vicini, molte eresie (“sottrazioni” dalla Chiesa), in conflitto con il Credo di Nicea, che è quello che recitiamo durante la Messa. Ne citiamo due destinate a lunga storia: l’arianesimo e il manicheismo. I seguaci di Ario, per dirla in breve, negano il duofisismo, cioè che Cristo sia Dio e Uomo, e
Ne fanno un saggio, un filosofo, un moralista, e, all’occorrenza, persino un agitatore sociale e politico. Sostanzialmente ne deriva il protestantesimo, in una con il manicheismo, la dottrina, di origine persiana, del Bene e del Male. Queste e altre eresie vennero ufficialmente condannate e stroncate, ma non schiacciate del tutto. Il manicheismo ricompare nel calvinismo e quella sottile eresia che fu il giansenismo; l’arianesimo, c’è in tutta la cultura luterana.
Veniamo ora agli scismi (skhizo, tagliare). Gli scismatici, di cui ora diremo, non sono eretici, anzi si considerano portatori della vera Fede; ma si separano da Roma e dal “vescovo di Roma”, il papa. Loss von Rom, proclamò Lutero; Enrico VIII si dichiarò capo della Chiesa d’Inghilterra. Entrambi iniziano come scismatici, per divenire poi definitivamente eretici anche sul piano dottrinale, in particolare sulla questione della Madonna, quindi della stessa divinità di Cristo.
Come spero sia noto, l’Impero d’Occidente si dissolse, mentre quell’Oriente rimase per mille anni romano e cristiano. Le due culture cristiane si allontanarono sempre di più, man mano che cresceva l’autorità del papa, non riconosciuta in Oriente se non come “primato d’onore”.
Dopo diversi episodi, si giunge al fatale 1054. L’anno prima, papa Leone IX aveva creato un’alleanza contro i Normanni del Meridione, che però a Civitate lo sconfissero, lo fecero prigioniero con il massimo rispetto, e iniziarono trattative che condussero al riconoscimento e vassallaggio normanno alla Chiesa. Fu non la causa, ma certo l’occasione per lo scisma d’Oriente, tuttora in atto.
Qui cerchiamo di essere sintetici. Gli Orientali si distinguono nettamente per la Processione dello Spirito Santo dal Padre come il Figlio e non dal Padre e del Figlio. Non è una sottile questione teologica, bensì comporta una differenza nettissima nei rapporti con il potere politico.
Come notate, non uso mai le parole Stato e Chiesa, che per gli ortodossi sono errate, giacché religione e politica coincidono. Ora capirete, per dirne una, Putin e Kirill assieme, come la Chiesa di Russia sempre fece con gli zar e persino con Stalin… a parte che Baffone non andava a Messa, e Putin e gli zar sì. Mi pare che basti.
Dico scisma del 1054, ma dovrei dire gli scismi. Ogni Chiesa orientale, nel tempo, è diventata autocefala, cioè indipendente e nazionale, ed elegge un suo primate; il patriarca di Costantinopoli non è, con buona pace dei giornalisti, “il papa degli ortodossi”, ma un vescovo come gli altri.
I cosiddetti lefevriani non si considerano scismatici da Roma; al contrario, ritengono di essere portatori di una Tradizione che, sorvolando su diverse vicende interne, ritengono apostolica, e inficiata dal Concilio Vaticano II. Ed è vero che chi legge la D. Commedia, che è del XIV secolo, trova identico il Catechismo di san Pio X dei primi del XX.
Vero però che “Ecclesia semper reformanda”, e se siamo certissimi che Dante andasse a Messa, non siamo altrettanto certi di che rito di Messa si trattasse, e non era quello di san Pio V, che è del XVI secolo.
Stando al Diritto Canonico, è uno scisma, e comporta la scomunica “latae sententiae”. E qui mi fermo.
Ulderico Nisticò