Leone XIV non fa politica; e se in qualcosa lo si può criticare, è proprio perché ne fa poca, cioè poco agisce la diplomazia vaticana nelle situazioni di conflitto.
Per esempio, potrebbe mostrare più equidistanza tra Palestinesi e Stato d’Israele; e chiarire, anche nelle Parrocchie, che quando si dice Israele significa o antichissimi richiami biblici, o la figura di Cristo, e non certo il governo di Tel Aviv nel 2026.
Quando Leone XIV invoca la pace, non fa politica. Quanto a Trump, da qualche tempo, forse per effetto della vecchiaia, sta parlando troppo e a sproposito.
Detto questo, che Leone non faccia, nel 2026, politica, non vuol dire che non abbia fatto politica la Chiesa di Roma, e ciò fin dai tempi dell’accordo con Costantino, nel 313.
E se la Chiesa non avesse fatto politica, nel 313 sarebbe rimasta emarginata; nei secoli seguenti sarebbero dilagate tutte le più cervellotiche ed eversive eresie; e in età moderna la Chiesa sarebbe stata un ente di Stato – di qualsiasi Stato – come nelle sette protestanti. La Chiesa ha fatto politica, e, da un punto di vista della storia politica, ha fatto bene.
Molti papi non sono stati dei santi, però hanno fatto il loro duplice dovere di Vicario di Cristo e di capo di una potenza politica e militare. Mi servirebbe un librone, e mi contento di Giovanni X che cacciò i Saraceni dal Garigliano; di Gregorio VII che affermò la libertas Ecclesiae dagli imperatori, e fu aiutato da Matilde e da Roberto Guiscardo; a Giulio II con Fuori i barbari; a san Pio V che inviò le navi a vincere a Lepanto… e saltiamo alla Questione romana, la cui conclusione, nel 1929, fu un atto squisitamente politico: i Patti Lateranensi, i quali constano di un Concordato, però preceduto da un Trattato tra due Stati: il Regno d’Italia e lo Stato della Chiesa, denominato Stato della Città del Vaticano. Patti che, firmati con il fascismo, costituiscono tranquillamente l’articolo VII dei Principi fondamentali dell’attuale costituzione.
Dopo di che, la Chiesa ha avuto ottimi rapporti (diciamo così!) con un partito tutto suo, la Democrazia Cristiana; e certe prese di posizione implicite ma non invisibili a proposito del recente referendum hanno avuto un peso; e peggio per la destra, se ha assunto un atteggiamento “ecclesiasticamente corretto” invece di rimbeccare. Infatti, se degli ecclesiastici, e non gli ultimi arrivati, compiono attività politica, è perfettamente lecito ai cattolici esprimere posizioni politiche di segno diverso.
I Vangeli invocano la pace e la giustizia, però non c’è alcun cenno alle modalità politiche e istituzionali con cui governare e ottenere giustizia e pace, se non il lapidario e chiarissimo “date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”.
Vediamo ora le conseguenze dell’attacco di Trump e della scostante replica di Leone; e qualche altra cosa diremo. Intanto sono tutti contro Trump… e, in politica, “tutti” ha un senso sempre abbastanza vago. Vedremo.
Ulderico Nisticò