Satriano è sempre stata agitata dalla politica; e io stesso potrei raccontarvene, di fatti di ormai mezzo secolo fa… Ma erano fatti di quando Tizio stava da una parte e Caio dall’altra, a vita! Oggi pare non sia così, e piuttosto… nemmeno il contrario, solo la confusione di Babele dalle parti della Picocca. E a maggio, più o meno, a Satriano bisognerà votare per il sindaco.
E se invece di votare per il sindaco di Satriano nel 2026 aspettassimo tutti il 2027 per conurbarci? Conurbarci, non arrampicate sugli specchi di uffici eccetera; conurbazione (latino cum+urbs) significa una città sola, con un sindaco solo.
Come hanno fatto a Lamezia T.; ai Casali del Mango; a Corigliano-Rossano; e, sia pure in modo contraddittorio e impacciato, qualcuno vorrebbe fare a Cosenza-Rende-Castrolibero; e a Vibo con i troppi e piccoli centri contermini; e persino a Locri-Siderno, antiche rivali.
Ci sarebbe una legge regionale a proposito di conurbazioni, e di come evitare la spopolata Calabria resti divisa, com’è, in 404 Comuni, di cui tre quarti con più sindaci che popolazione: studiamola, questa legge, se non il solito proclama a vuoto.
Secondo me, bisogna conurbare Petrizzi, Soverato, Gagliato, Satriano, Davoli, S. Sostene. Consultate una mappa, o fatevi un giro; poi fatemi sapere dove finisce Soverato e dove inizia Satriano; e lo stesso per Satriano e Davoli; e Davoli e S. Sostene. Come spesso nell’umana storia, i fatti hanno preceduto le teorie, e la stessa presa di coscienza; e la conurbazione è già avvenuta.
Ora serve un passo avanti: un solo sindaco (tranquilli, dovunque abiti e chiunque sia); un solo consiglio comunale… di venti membri; un solo edificio comunale, e per tutto il resto si lavora in internet. Venti consiglieri soli? E gli altri che faranno, gli altri aspiranti politici? Beh, ragazzi, il consiglio non è un centro di accoglienza: gli altri resteranno a spasso.
Come procedere? Facilissimo: man mano che scadono gli attuali consigli, arrivi un commissario; poi si vota nel 2027. Ci sono due anni di tempo per organizzare la città unica. Se c’è buona volontà e cervello, bastano tre mesi di concreto lavoro.
Intanto, incontriamoci per parlarne. NOTA: Parlare, nel mio linguaggio, non significa i tanti convegni dei tempi di Raffaele Mancini e Michele Drosi per unire Satriano e Soverato; convegni che non so come e dove si concludessero (lo immagino, ma senza prove), certo so che il risultato è stato ZEROOOOOOOOO.
Parlare, per me, significa interventi di dieci minuti contati, cioè seicento secondi e non uno di più. Per chi ha qualcosa da dire, dieci minuti sono pure assai; è chi non ha nulla da dire che sproloquia ore e ore… mentre il pubblico va a prendere il caffè.
Fidatevi: farò io il moderatore, munito di un cronometro, e al secentesimo secondo spengo il microfono. Ho dei precedenti, io, “che a ben altro leon trasser lo vello” (Par. VI) e non a quattro intellettualucci di paese in cerca di applausi.
Fatevi vivi se interessati sul serio; se no, buona Epifania.
Ulderico Nisticò