La cultura in Calabria?

Queste riflessioncelle mi vengono alla luce… no, al buio delle notizie sulla corruzione nelle università: arrestano sette professoroni e ne indagano un’altra sessantina. Alla faccia della scuola che combatte per la legalità! Ma veniamo dalle nostre parti.

Ho un’idea piuttosto dubbia della cultura in Calabria; e non parlo della quantità (anzi, fin troppi i laureati), e nemmeno della qualità (più o meno, come gli altri), ma della modalità. Cerco di farmi capire.

1. La cultura calabrese è, nella quasi totalità, professionale, nel senso che ogni professionista coltiva con discreta capacità la sua professione, con scarsa o nulla attenzione a tutto il resto dello scibile, anzi a tutto il resto del mondo. Donde bravi avvocati, bravi medici, bravi insegnanti, bravi e ignoranti in tutto ciò che non sia il lavoro.
2. Ciò vale anche, forse soprattutto, per i professori universitari, che, esaurita la propria specifica professionalità, non esprimono un parere neanche sulle prospettive del Crotone di restare anche quest’anno in A. Figuratevi se parlano di politica o di qualsiasi argomento scabroso… ADR, a domanda rispondono, come nei verbali dei CC; e nemmeno.
3. Qualche intellettuale partecipa a manifestazioni antimafia segue cena; ma tanto ripete le stesse cose dell’altro intellettuale, che, per gentilezza, ripete le sue. Tipo “la cultura combatterà la mafia”.
4. La cultura calabrese ufficiale e ufficiosa è sempre e solo politicamente corretta, e ignora ogni problematicità, ogni opposizione a qualsiasi cosa; mai sentite nominare tutte le vicende culturali umane europee dopo il XVIII secolo, dal romanticismo incluso: rimasti al più geometrico illuminismo. Alla fine, capiscono solo soldi, anzi posto fisso.
5. I temi preferiti e quasi unici della letteratura, del cinema, eccetera, in Calabria, sono sempre e solo tristi, depressi, miseri. Mai una sola volta che si racconti una Calabria bella e nobile, o anche solo normale; o almeno tragica: mai, solo piccola e sporca.
6. L’ironia, in Calabria, è una specie estinta come i dinosauri. Ci vuole cervello, a tal fine! Figuratevi se qualcuno ha l’autoironia!
7. Come tutti i razionalisti, gli intellettuali calabresi sono molto ingenui, bambineschi: non c’è da meravigliarsi che credano seriamente allo sbarco di Ulisse, ai Templari, al Graal e a qualsiasi fandonia. Ci credono davvero come fosse storia, anzi come fosse cronaca di oggi, ed erigono monumenti al nulla assoluto. Spirito critico, capacità di dubitare? Detto in generale, zero.
8. Molti di loro hanno studiato al Classico, dove sono stati promossi con sei. Dopo decenni, pensano di saper tradurre Omero, e si bevono qualsiasi favola.
9. L’attività culturale di Stato, Regione e Comuni eccetera è scarsissima, e si limita a “finanziare” senza mai assumere alcuna iniziativa; se, e chi finanzia! E, peggio, soggetta ai capricci della nostra lentissima e ignorantissima burocrazia. Tranne a non essere amici di qualcuno, e allora le pratiche diventano più veloci della luce. Hanno trovato 450.000 euro da passare alla Musella; se io chiedo 450,00 per una cosa qualsiasi, piangono miseria come le cascate! Anche per 45, anche per 4,5! PS: È un caso immaginario, non essendo mai andato io a chiedere nulla alla Regione. Una volta (estate 2015) fu la Regione, nella persona di Viscomi, a chiedere a me, s’intende gratis, poi si diede latitante solo lui sa perché.
10. Le associazioni culturali o sedicenti tali sono monadi senza finestre, ognuna per sé.
11. Giornali e tv sono governativi q. b., di qualsiasi governo, sindaco compreso.
12. Risultato: la cultura calabrese è del tutto ininfluente, e nessuno la piglia in considerazione. Finanziamenti a parte, in caso di amici.

Ulderico Nisticò