La cultura marxiana e Villari

Non è una leggenda che, tra l’immediato dopoguerra e gli anni 1990, e un po’ tuttora, l’Italia sia stata soggetta all’egemonia della cultura marxiana. Attenti, parlo di cultura, e poco e niente di politica: il PCI ebbe un momento di grande successo nel 1976; per un paio d’anni fu quasi al governo con il compromesso storico; Craxi lo tornò a emarginare; poi, con il crollo del comunismo sovietico, evaporò anche il PCI, che, tra un cambio di nome e l’altro, sperava di vincere le elezioni del 1994 e invece ne uscì legnato. La cultura marxiana non ha dunque giovato al PCI in quanto partito candidato alle elezioni.

È però verissimo che la cultura ufficiale e ufficiosa dell’Italia postbellica, e anche quella scolastica, sono state impastate di marxismo e di un linguaggio marxista o comunque di sinistra: parole come pace, giustizia, proletariato, operai, padroni, donne, giovani, ecologia… parole ripetute come dei mantra, e presenti in ogni traccia di tema di professoressa a corto di idee, in ogni trasmissione tv, in ogni canzonetta; e, come ogni mantra, ripetute senza riflettere sul significato. Il linguaggio marxiano è penetrato dovunque, condizionando il linguaggio di chi marxiano e marxista non è: certi ambienti cristiani di sinistra parlano molto più a sinistra di qualsiasi articolo del quotidiano Il Manifesto.
Il linguaggio, detto in generale, è spesso falso e ingannevole. È banale che pace non sia sinonimo di pacifismo, tutt’altro; e che il Che Guevara, morto in combattimento, era tutt’altro che un tipo pacioso e pacifico, e tanto meno pacifista. È banale che la giustizia non significa riconoscere come buoni tutti i capricci di tutti i viziati. È banale che alcuni giovani non siano “i giovani”; e alcune donne non siano “le donne”. È banale che gli operai vogliano il lavoro e non distruggere la fabbrica. Tutto banale, ma il linguaggio, si sa bene in linguistica, pensa per il parlante, e le frasi fatte sono più potenti di ogni consapevole analisi.

Sarebbe ora di controllarsi anche quando si parla e si scrive; basterebbe ricordare che il comunismo non esiste più da vent’anni nemmeno nella fu Unione Sovietica, e nell’attuale Russia manco lo vogliono sentire nominare: lì il comunismo lo hanno provato! Perciò, uno storico che ha narrato la storia secondo le categorie del materialismo dialettico e della lotta di classe, va semplicemente archiviato nel passato remoto, più o meno come un libro che leggesse il cosmo secondo la teoria tolemaica: acqua passatissima. La teoria tolemaica era perfetta, e basta leggere alla sua luce la Divina Commedia: perfetta e convincente, solo che non era minimamente vera.
È dunque ora di spazzare via la cultura marxiana. Sì, ma che ci mettiamo in cambio? Finora, un bel niente; e la cultura cosiddetta di destra si è rivelata del tutto incapace di una sua interpretazione della storia e del presente, e di un suo linguaggio.
Non fu sempre così, e ancora fino agli anni 1970 era fortissima una cultura neofascista, con riviste e case editrici, e con l’arma potentissima della satira; poi iniziò un’involuzione verso il bacchettonismo piccolo borghese, accompagnato da robustissime dosi di ignoranza politica.

Nel 1994 vinsero le elezioni tre partiti nettissimamente diversi dal marxismo: Forza Italia, il Movimento Sociale, la Lega. E ciò è accaduto altre due volte; e forse succederà tra qualche mese.
Ebbene, dal 1994 a oggi, questi partiti non hanno minimamente agito sul piano culturale. Non è stato girato un film, non c’è una trasmissione tv, non sono stati scritti libri, non son state cantate canzoni che si potessero dire, genericamente, di destra. Non una cosa, una che una sia! I giornali di area sono letti solo dai già convinti, e del resto il loro livello culturale è molto basso. Per forza la sia pure arcaica e decrepita cultura marxiana continua a vagare: come uno zombi, un morto vivente, però ancora vaga, magari sotto mentite spoglie di buonismo democratico.

Meno che meno, con tali chiari di luna, sono stati scritti dei testi di storia e di scuola di destra. Una volta, quando c’era ancora Alleanza Nazionale, incaricarono un tale di scriverne uno e fare concorrenza ai Villari e ai Camera Fabietti e Spini eccetera, e ne risultò un povero e buffo manualetto senza alcun valore, e che nessuno avrebbe mai adottato. Anche menzognero, perché spacciava per Alleanza Nazionale quello che nel 1994 era ancora il Movimento Sociale!
Attenzione, un libro di storia diciamo di destra non è uno che ripete le stesse cose del Villari più un capitoletto sulle foibe: è un libro che, con dovizia di documenti, spieghi che l’Italia e la Germania la Seconda guerra mondiale l’hanno persa, però la guerra era inevitabile, e la volle a tutti i costi la Francia con una parte dei politici inglesi. Non è politicamente corretto? E chi se ne impipa! Vedremo mai un libro del genere? Ma no, prima bisogna studiare i sondaggi; bisogna tendere al centro, no?

Insomma, la cultura marxiana va subito cancellata dalla memoria; ma al suo posto non ce n’è un’altra. Siamo davvero messi male.
Anzi malissimo, perché, per ragioni di età, oggi stanno sparendo anche i non condivisibili ma almeno rispettabili marxiani tipo Villari: e qui andiamo incontro, a grandi passi, a un’Italia senza alcuna cultura se non quella piccolissimo borghese della tv.

Ulderico Nisticò

 

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