La denuncia di Giuseppe Mungo di Squillace sulle emigrazioni forzate

Caro Tito, tempo fa ti ho già detto del nostro corregionale jonico Giuseppe Mungo, nato a Squillace il 17 gennaio 1947 e residente giusto da 60 anni in Francia dove è emigrato nel 1957, dopo essere stato in Sardegna dove era giunto con la famiglia nel 1950 all’età di tre anni (per il lavoro del padre nelle miniere). A lui, infatti, ho dedicato due mie corrispondenze (la “Lettera n. 49” del 02 settembre 2013 e l’articolo di giovedì 10 ottobre 2013) con cui ti descrivevo la grande e significativa valenza del suo libro “HANNO FATTO DI NOI DEI MIGRANTI” edito in Parigi nel 2009 da L’Harmattan in lingua francese e in lingua italiana. Entrambi i volumi possono essere consultati direttamente in sede o chiesti da ogni parte d’Italia (con il prestito interbibliotecario) alla Biblioteca Calabrese di Soriano (Vibo Valentia).

copertina-libro-giuseppe-mungo-franceseCon tale libro, il Giuseppe Mungo scrittore, narrando la sua vita di migrante fin dall’età di tre anni, intende denunciare pubblicamente e storicamente l’ingiustizia del mancato sviluppo socio-economico del Meridione italiano (specialmente della Calabria), connesso all’incuria dei dirigenti locali e nazionali, che non hanno saputo offrire sufficienti opportunità di crescita a tale importante parte del Paese. Afferma, tra tanto altro, Mungo: “E’ la loro indifferenza che ha costretto, e ancora obbliga, migliaia di cittadini all’esodo dalla terra natìa. Sono consapevole che le parole, talvolta aspre, con cui esprimo la mia denuncia, potrebbero urtare certi lettori, ma sono la conseguenza delle sofferenze patite e delle dure esperienze vissute personalmente”.

Che la costrizione ad emigrare sia da sempre uno dei più dolorosi drammi umani è sotto gli occhi di tutti, pure per le attuali bibliche migrazioni le quali (indirizzate – spontaneamente o per una studiata strategia – verso l’Europa, gli Stati Uniti, l’Australia e altri Paesi benestanti) costringono milioni di persone e persino interi popoli a scappare da guerre, povertà, persecuzioni (politiche e religiose) e da tante altre sofferenze ed iniquità. Mungo solidarizza molto accoratamente con questi migranti di ieri, di oggi e di domani; e intende, con questo suo libro, dare una più diretta testimonianza della propria migrazione. E rende tale sua lucida e ancora troppo dolorosa testimonianza anche girando per il mondo per incontrare altri emigrati, nonché studenti e persone sensibili a tale tema universale.

leon-bloum-27-janvier-2014Finora dalla sua città francese di residenza (Chalon-sur-Saone in Borgogna, famosa regione di ottimi vini e gustosa gastronomia, poco distante dal confine svizzero di Ginevra) ha portato (a proprie spese, cosa non da poco) le sue riflessioni personali e la sua esperienza storica in varie nazioni europee (Italia compresa) e negli Stati Uniti. Sente come una missione tale pellegrinaggio socio-culturale per sensibilizzare persone e istituzioni verso l’ingiusto e doloroso sradicamento delle genti, costrette ad abbandonare la terra di nascita o di vocazione. Con tutto questo suo attivismo quasi che Mungo voglia fare arrestare o almeno arginare fortemente questi imponenti flussi (che forse sarebbe meglio chiamare “nuove schiavitù” imposte da un nuovo tipo di “schiavismo” internazionale o globale). Emigrare, lasciare il proprio luogo natìo dovrebbe essere una libera scelta non più una imposizione, una urgenza, una necessità senza alternative!

tunisia-rifugiatiSedi privilegiate di questo suo peregrinare, di queste sue testimonianze sono, appunto, le scuole, dove, spesso, incontra figli, nipoti e pronipoti di emigrati provenienti da ogni parte del mondo. Mungo parla a scolari e studenti del grande esodo italiano, mediterraneo ed europeo avutosi da 150 anni a questa parte verso terre più accoglienti ma anche problematiche. E dialoga con loro pure delle migrazioni attuali che stanno “travasando” popoli e nazioni, rappresentando verosimilmente la più vera, imponente e lungimirante rivoluzione del 21° secolo (che non sappiamo ancora quanto utile e pacifica e a quale progetto risponda, già destabilizzante per taluni paesi, culture e continenti).

valigia-di-cartone“Purtroppo, pur nella loro spiccata sensibilità ed intelligenza, le nuove generazioni – ci dice lo scrittore – sanno poco o niente dei grandi flussi migratori di cui sono più o meno diretti eredi. Infatti, a scuola non si parla quasi mai delle piccole e grandi migrazioni del 19° e 20° secolo e c’è (forse volutamente) troppo poca memoria persino dentro le stesse famiglie (che hanno avuto bisnonni o nonni o padri emigrati) … quasi che si voglia rimuovere quell’inguaribile trauma individuale e sociale (che segna le esistenze delle persone e delle comunità) oppure esorcizzare quel dramma che si mantiene ancora doloroso, quel passaggio da un Paese all’altro, poiché ricordare può pure voler riscoprire origini di povertà e miseria, di cui forse vergognarsi anche involontariamente. L’emigrazione è una ferita che non cicatrizza mai, almeno nelle generazioni che l’hanno affrontata!

Ma, a parte ciò, Mungo è soddisfatto delle sue conferenze nelle scuole o in altri luoghi (librerie, caffè letterari, delegazioni diplomatiche, consolati, istituti di cultura italiana all’estero, ecc.) dove ha modo di presentare il suo libro pure con letture teatralizzate dall’attore francese Michel Damiers. Numerose persone lo aiutano nel contattare scuole ed associazioni. In particolare, sente il dovere di ringraziare la linguista Concetta Sinopoli, docenti come Sylvie Gautheron e Monica Vampa le quali gli sono assai vicine nel realizzare il sogno di parlare alle giovani generazioni su tema delle emigrazioni passate, presenti e future.

SONY DSCUn più intimo sentimento di riconoscenza e di gratitudine Giuseppe Mungo sente di voler e dover rivolgere alla moglie Cristina (figlia di emigrati polacchi, conosciuta fin da ragazzo in Francia), all’unica loro figlia Sabina (sposata ad un portoghese) e alle nipotine Sophie e Cassandra. Dice, tutto orgoglioso: “In casa mia convivono bene varie culture, lingue e nazionalità e insieme rappresentiamo la vera Europa Unita, quella della base dei suoi cittadini e dei suoi popoli!”

Coloro che volessero mettersi in contatto con questo nostro grande scrittore (pure per invitarlo a tenere conferenze nelle scuole, nelle librerie o nelle associazioni, ma anche per richiedere copia del libro in edizione francese o italiana) possono scrivergli al seguente indirizzo mail mungo.giuseppe@wanadoo.fr essendo sicuri di un sollecito riscontro.

L’invito potrebbe venire a Mungo specialmente dalle scuole e dalla università calabresi, in particolare da quelle classi o da quei corsi che ancora studiano la lingua francese e, quindi, il suo libro potrebbe fungere da testo di studio anche linguistico oltre che socio-culturale sul tema dell’emigrazione calabrese del 20° secolo. Buona emigrazione e buon mondo a tutti! Cordialità,

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)

 

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