La depressione è una malattia

 Non faccio il critico cinematografico; non ho visto il film di Moretti per Cannes; non ho nessuna intenzione di vederlo nemmeno in seguito: però ho qualche idea dei precedenti, e capisco come e perché la commissione non se lo sia filato nemmeno. E siccome è sicuramente un prodotto tecnicamente ben fatto, il problema sarà il solito contenuto depresso e deprimente. Se l’Italia continua a mandare ai concorsi roba del genere, se ne torna sempre a tasche vuote.

 Colgo l’occasione per far riflettere sulla culturella piccolo borghese che in Italia non solo dilaga, ma è quasi obbligatoria e ufficiale, con particolare riguardo alla scuola. E mi viene a mente un fatto di quarant’anni fa, quando, il primo giorno in una classe nuova, annunziai ai ragazzi che non avrei mai assegnato tracce sulla fame nel mondo, sulla pace e sugli emarginati e clandestini: e scoppiò un applauso corale! E anche a loro ne assegnai sempre di adulte e provocatorie.

 E invece, pigliate un libro di storia, e vedete che idea danno del passato, e, implicitamente, del presente: tutte disgrazie, con qualche sciagura! I cattivi vincenti, e i buoni regolarmente tartassati: il che è palesemente diseducativo.

 E non parliamo della letteratura. Esempio, hanno abolito l’Iliade perché parla di guerra, invece l’Odissea… poi c’è la strage dei Proci, ma pare brutto, e i professori la celano con la scusa che non c’è tempo. E spacciano don Rodrigo per uno che voleva sposare Lucia: ahahahahah!

 Eccetera. Di chi è la colpa? Non dei “comunisti”, come dicono i depressi di centro(destra): era comunista, o diceva di esserlo, Visconti, eppure girò il Gattopardo. È di una cultura di radice illuministica, borghese, che si è insinuata nei film, nelle canzoni, nei romanzetti, in tv, a scuola, e nelle prediche di preti in vena di sociologia della domenica… già, della domenica. E tutti convinti che la causa della storia generale, e della storia di ogni singola persona, sia l’economia; e che i poveri siano infelici e i ricchi contenti; a scuola, i ricchi prendano voti alti e i poveri li boccino, alla don Milani. Milioni di fatti smentiscono quotidianamente tali infondate elucubrazioni (volete l’elenco dei ricchi poi defunti suicidi?), ma non c’è niente da fare; e la cultura ufficiale e ufficiosa capisce solo soldi. Se Giulio Cesare ha conquistato la Gallia… ovvio, aveva più soldi di Vercingetorige. E invece era indebitato, l’eroe discendente di Venere, ma che volete, mica tutti conoscono i pettegolezzi della storia romana, anzi la storia romana in genere. Provate a obiettare che Colombo, soldi per soldi, si poteva impiegare al Comune di Genova, assessorato alla navigazione; o Alessandro Magno era già re di qualcosa, senza bisogno di finire in India. Macché: ormai sono tutti depressi e speranzosi che, con un aumento di stipendio, diventeranno improvvisamente felici. Felici, ovviamente, di una felicità piccolissimo borghese, tutta fatta esclusivamente di oggetti materiali pagati in comode rate.

 A proposito: dell’intera Divina Commedia conoscono solo Paolo e Francesca perché si parla di sesso; e nominano Ulisse, ma giusto perché muore affogato. Il Paradiso? Mai sentito nominare.

 Basta con questo piagnisteo promosso a cultura, mentre è solo piagnisteo. È ora di romanzi e film e musica e poesia che siano esattamente il contrario di quella roba che circola: che non “parlino della realtà”, ma la trascendano e la sublimano e ne creino una nobile e tragica, e forniscano modelli di umanità alta e forte.

 Di conseguenza, una umanità angosciata. Attenti: l’angoscia è proprio il contrario della depressione; è quel senso del sublime vuoto esistenziale che spinge a creare, ad amare, ad odiare… a gesta eroiche, che possono essere, per esempio, andare ad affondare due corazzate inglesi ad Alessandria invece di darsi malati; oppure morire in mare come san Francesco Saverio, il quale, parente del re, se restava in Navarra, un posto di cappellano non glielo levava nessuno; e invece andò a vivere e morire pericolosamente in  nome di Dio, invece di morire di noia predicando al re che faceva finta di sentirlo.

 Basta depressi, ragazzi. Lo dico per voi, ovvio…

Ulderico Nisticò