La destra di sempre e la sinistra che non c’è

Seguo, ormai da molto tempo, le vicende politiche sui social e sui giornali. Non c’è giorno che non si parli o si scriva di scandali, di malaffare, dì collusione tra mafia e politica, di arresti. Un quadro davvero scoraggiante e desolante che induce i cittadini ad allontanarsi sempre più   dalla politica attiva .

Un distacco abissale che lambisce anche le Istituzioni, nonostante gli sforzi instancabili del Presidente della Repubblica a difenderle, sentite sempre più lontane dai bisogni dei cittadini perché destabilizzate da chi a parole le osanna come beni sacri ed intoccabili, ma nei fatti ne fa strame. I politici e la razza padrona   che   frantumano sistematicamente i pilastri su cui si regge una società (sanità, giustizia, istruzione, ricerca, ecc..) compromettono irrimediabilmente l’avvenire di un popolo e della democrazia.

Il male è ormai diffuso ed esteso e riguarda tutte le Regioni, senza distinzione alcuna ; anche quelle che si ammantano di una diversità ormai scomparsa. Le vicende politiche di questi giorni nell’approssimarsi delle elezioni regionali nella nostra Regione sono un esempio pregnante ed indicativo.

La classe politica di una Regione che sconta mali endemici dovuti a mille circostanze e situazioni diverse dovrebbe finalmente trovare la forza di reagire , di dire basta, di voltare pagina, di reclamare una svolta radicale e profonda, non che rottami ma mandi in pensione i responsabili di questo stato di cose e di recidere quelle connessioni   a volte cercate , a volte subìte. Invece si assiste alla solita musica, al già visto e sentito.

La destra propone un team, o meglio un duo tutto dire: un ginepraio di   idee giustapposte e programmi raccogliticci,  di interessi poco adamantini e di forze   che amano lo status quo. La sinistra    divisa, frantumata, restìa a prendere atto dei suoi errori, a capire che una cosa sono gli imprenditori, anche avveduti, altra la cultura, i bisogni dei più poveri, dei derelitti, dei disoccupati, degli abbandonati al loro destino continua imperterrita a proporre vecchi schemi, stenta ad elaborare un progetto reale di sviluppo, si lascia sopraffare o alimenta   campanilismi, richieste contrastanti quando la crisi economica necessita di decisioni concrete e di scelte altrettanto chiare.

In questo quadro desolante   mi chiedo e chiedo per quale coalizione o partito, o meglio di quel che resta dei partiti, l’elettore dovrebbe votare? C’è un tempo per tutto, ma non per perseverare negli errori.

Nicola Iozzo