La destra, la sinistra


 Sul caso Lavitola e Ranucci mi sono espresso ieri, e aspetto l’esito delle indagini. Io, come i miei lettori sapranno, non vado a “sarebbe”, come Ranucci, ma il mio parlare è “sì, sì; no, no: il resto viene dal demonio”.

M’incuriosisce perché il presunto bombarolo Lavitola voleva lanciare Ranucci in politica, evidentemente come capo della sinistra. Infatti, se la sinistra ha bisogno di un capo, e ogni tanto se ne inventa qualcuno/a, occorre una riflessione di politologia.

La sinistra, detto in generale, nasce alla metà del Settecento per rappresentare, sempre detto in generale, i lavoratori subordinati. Da allora oscilla tra utopie alla Rousseau (alla fine, presenti persino in Marx) e realismo sociologico.

Oggi, nel XXI secolo, gli operai classici non ci sono più, anzi non ci sono più le fabbriche; e comunque operai e subordinati votano dove pare a loro, e hanno le tasche piene di scioperi politici pagati da loro.

In mancanza di operai, la sinistra, evidentemente non avendo letto Marx, si è spostata sugli emarginati e sui diritti. Solo che i diritti sono individuali e non sociologici; e, quel che è peggio per la sinistra, ai diritti non c’è mai fine, e tantissimi “diritti” appaiono banalissimi capricci tipo DIRITTO ALLA FELICITÀ che non c’è manco nelle favole dei bambini.

Tra gli emarginati cui promettere felicità e diritti, gli extracomunitari, i quali però sono ben lontani dalla tipologia sociologica del proletario ottocentesco, e appaiono molto più simili al piccolo borghese televisivo del Terzo millennio.

E la destra? La destra, se continuiamo con le analogie, mi appare come quelli che, giocandosi un euro, hanno vinto un milione, e ne sono rimasti frastornati, e non sanno come utilizzarlo.

La destra (detto in generale, molto in generale) è vincente non solo con i numeri, ma con l’affermazione di alcuni temi, se la socialdemocratica Danimarca la pensa come Giorgia Meloni, e la vagamente centrista Germania cerca di scavalcarla a destra. Non parlo solo di clandestini, ma di un tono, di un linguaggio…

Dite voi, e tu sei contento? Molto poco, occasionali voti a parte. E sono scontenti in tanti di destra, come mostra il crescente consenso a Vannacci. Mentre la sinistra, dal succitato Settecento, pullula di intellettuali e pensatori e giornalisti e poeti (in cattiva prosa andando ogni tanto a capo per caso!) e cantanti e più o meno sedicenti filosofi, la destra ha i suoi cervelli pensanti, però ognuno pensa per conto suo e non si parla con gli altri: vedi Cabina di regia cultura della Calabria, e roba del genere. Mancano perciò le analisi dei profondi mutamenti demografici e sociologici e produttivi del mondo moderno, i quali sono radicalmente diversi da quando nacquero la sinistra e la destra.

Cioè tre secoli fa.

Ulderico Nisticò