La disoccupazione al minimo dal 1977

Premessa: i numeri sono numeri. Se sono falsi, qualcuno lo dimostri. Se invece qualcun altro non legge giornali e non vede tv, peggio per lui. L’ISTAT, che è l’Ente deputato alle statistiche ufficiali, dichiara che il numero dei disoccupati sta nettamente diminuendo, anzi è al minimo dopo il lontanissimo 1977. Per farla breve, è sotto il 10%, mentre eravamo abituati a cifre molto più alte, ai bei tempi di Prodi e Monti e Juncker.

All’interno del sistema degli occupati ci sono differenze: i giovani non trovano ancora tutti il lavoro; il Meridione… beh, lo sappiamo. Bisogna dunque migliorare; ma siamo sulla buona strada.
Tutti quelli che si aspettavano fame e disperazione, sono pregati di rinviare le geremiadi. Quelli che sognavano la procedura europea di infrazione, si rassegnino: non ce n’è manco l’ombra.

Ma, alla fine, cosa è successo all’economia, perché diminuisse la disoccupazione? Niente di più ovvio: è che si è messa in moto l’economia.
Per molti, per troppi anni l’economia è stata sacrificata alla finanza, in base a un concetto ideologico e libresco, secondo cui i soldi esistono davvero, e se ci sono soldi c’è tutto; e invece non è così: i soldi sono solo la rappresentazione delle cose, una modalità comoda dell’antico baratto. La sola giustizia sociale possibile è produrre le cose, e distribuire dei beni esistenti, anzi lasciare che si distribuiscano, ovviamente non in parti uguali, che sarebbe ingiusto e vizioso, ma si distribuiscano.

Parlando, per brevità, di soldi, ebbene quando i soldi girano, girano per tutti; quando i conti tornano e i soldi non girano, si muore di fame in mezzo all’oro come il re Mida.
Quota 100 non solo ha consentito a chi voleva di riposare, ma se uno voleva riposare, meglio se se ne va a casa; e magari migliorano i due elefanti morenti dell’Italia: la burocrazia e la scuola.

Il reddito di cittadinanza è vero che sta creando paradossali difficoltà, ma, per i più sono soldi che prima non c’erano, e possono essere spesi.
Lo sblocco dei cantieri, quella è la soluzione radicale; e urge ampliare la politica dei lavori pubblici, che, da sempre, è la madre di tutte le economie. Le strade, i ponti, le ferrovie, i porti sono cose utili in sé; ma sono anche una grandissima occasione di occupazione. E se una persona trova lavoro, compra le scarpe, eccetera…

Il lavoro genera lavoro. Ciò sta pian piano avvenendo, e ci aspettiamo una benefica accelerazione. Il principio della sana economia è il virgiliano “fervet opus”: lavoro fervente, intelligente, costruttivo; e unica realistica (e non sognante e utopica!) possibilità di umana giustizia.

Ulderico Nisticò